Nella lettera apostolica Porta Fidei, il Sommo Pontefice Benedetto
XVI richiama tutta la Chiesa a focalizzare sia i contenuti
della fede, sia la modalità della sua professione,
fino all’ultima testimonianza, quella del martirio.
Ci sembra quanto mai attuale questo invito; in un’epoca
in cui i risultati visibili sembrano contare di più
e la logica della produzione rischia di penetrare anche nei
piani pastorali, risuona con grande forza la risposta di Gesù
ai giudei, citata dal Santo Padre: «L’interrogativo
posto da quanti lo ascoltavano è lo stesso anche per
noi oggi: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere
di Dio?” (Gv 6,28). Conosciamo la risposta di Gesù:
“Questa è l’opera di Dio: che crediate
in colui che egli ha mandato” (Gv 6,29)» (PF 3).
Non si tratta, dunque, in primo luogo, di compiere delle opere,
sia pure di particolare eroismo, bensì di “credere
in Cristo”, cioè di compiere un atto di adesione
permanente nei confronti del Cristo Maestro e Salvatore. Senza
questa opera originante, che è l’assenso della
fede, nessuna altra opera può avere valore agli occhi
del Dio vivente. E se è vero che la fede senza le opere
è morta (cfr. Gc 2,14-18), è pure vero che le
opere sono altrettanto morte senza la fede, perché
non possono portare alcun frutto soprannaturale, senza la
grazia (cfr. 13,1-3).
In questo tempo di particolare riflessione sulla fede con
la quale si crede e sulla fede delle cose credute, speriamo
che il nostro sito possa contribuire a offrire materiali di
approfondimento a quanti avessero la pazienza di scandagliarne
il contenuto. A questo proposito, segnaliamo, in particolare,
la sezione dedicata alle virtù teologali, dove trattiamo
ampiamente l’insegnamento biblico sulla fede.
don Enzo Cuffaro
*Il
brano musicale di sottofondo è stato composto ed eseguito
alla chitarra classica dallo stesso don Enzo Cuffaro |