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Dal
momento del Battesimo fino alla santità piena e realizzata la
persona attraversa delle tappe, dei momenti particolari, ed è
soggetta ad una divina pedagogia che ha le sue regole e la sua logica.
Dio, infatti, nel condurre la persona applica delle regole che sono
uguali per tutti nelle linee generali, anche se la loro applicazione
individuale risulta continuamente nuova e originale. Il nostro tentativo
in questo ciclo di insegnamenti sarà quello di descrivere il
cammino cristiano dai primi passi fino al vertice della santità.
Comprendere le regole che Dio applica alla pedagogia della santità
è estremamente importante per non smarrirci in certe fasi di
questo cammino durante le quali sembra che Dio ci abbia abbandonati
a noi stessi; in realtà, ci sta lavorando più profondamente.
Da come ci disponiamo dinanzi a questa divina pedagogia dipende la rapidità
o il rallentamento dello sviluppo di tutte le energie battesimali di
santità. La Chiesa, nel suo insegnamento ufficiale, ritiene che
la perfezione cristiana, ossia la santità, sia raggiungibile
dalla persona prima ancora della sua morte. L'esortazione del Maestro
in Mt 5,48: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro
celeste", non è una meta allegorica ma ben reale e concreta.
Riteniamo che Dio non comandi nulla di impossibile; anzi, per essere
più precisi, diciamo che tutto quello che Dio comanda è
umanamente impossibile, ma nel momento stesso in cui Dio lo comanda
comunica anche una potenza soprannaturale per realizzare quello che
Lui chiede: la grazia santificante (definita da Tommaso d'Aquino come
gratia gratum faciens). Questa "grazia santificante" mette
il cristiano in grado di realizzare le cose impossibili che Dio ci chiede,
così che dinanzi a esse non è lecito dire "Non ce
la farò mai. E' impossibile e superiore alle mie forze",
perché Dio ce le chiede in forza delle sue risorse e non in forza
delle nostre. In cosa consiste la santità? Nell'insegnamento
ufficiale della Chiesa, desunto dalle Scritture e soprattutto dalla
dottrina paolina, il Magistero afferma che la santità consiste
nell'eroicità delle virtù. Si ritiene che l'eroicità
delle virtù dipenda dal grado della carità teologale,
ossia quando una persona raggiunge lo sviluppo pieno della carità
teologale, simultaneamente tutte le sue virtù sono di conseguenza
eroiche, perché la carità è l'anima di tutte la
virtù cristiane. Se la carità raggiunge la perfezione,
in quello stesso istante tutte le virtù della persona diventano
perfette. Infatti se esaminiamo il nostro esercizio delle virtù
cristiane e le analizziamo nel punto in cui esse falliscono, ci rendiamo
conto che questo fallimento è determinato da un grado scarso
d'amore. Se uno non riesce a compiere un atto di umiltà, o lo
compie imperfettamente, è perché non ha amore; ma se l'amore
cresce, anche l'atteggiamento dell'umiltà diviene più
intenso e più profondo; così la mancanza di ubbidienza
non è compatibile con un alto grado di carità, ma la carità
giunta alla sua perfezione conduce l'uomo ad una perfetta ubbidienza.
Questo vale per tutte le virtù, anche per le più piccole.
L'insegnamento ufficiale della Chiesa è questo, soprattutto in
forza di testi paolini e in particolare alla luce di 1 Cor 13,13: "Queste
dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità;
ma di tutte più grande è la carità!". Perché
Paolo attribuisce questo primato alla carità? Perché la
vita cristiana in tutte le sue componenti è determinata dal grado
raggiunto dalla carità teologale. Lo schema generale che seguiremo
nell'illustrare il pellegrinaggio dell'anima verso Dio è ispirato
a S. Giovanni della croce che in "La salita del monte Carmelo",
ha compiuto una descrizione completa e sistematica del cammino di santità.
Ci ispiriamo a questo testo perché il Magistero della Chiesa
ha assunto questa visuale di Giovanni della croce unitamente a quella
di Teresa d'Avila, che dal canto suo descrive lo stesso itinerario,
anche se dal punto di vista della preghiera. Teresa d'Avila intende
dire che ad ogni fase del cammino di santità vi corrisponde un
certo tipo di preghiera. La preghiera diventa sempre più perfetta
man mano che la persona procede nei gradi superiori della carità,
fin quando l'orazione diventa infusa, vale a dire non più frutto
della fatica di chi si pone a pregare ma come un rapimento dell'anima
compiuto dallo Spirito di Dio.
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