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Nel linguaggio comune parliamo di "conversione".
Questo non è corretto dal punto di vista teologico perché
il cammino cristiano ha bisogno di una seconda conversione (dopo la prima),
che ha delle caratteristiche diverse. La prima conversione ha inizio con
la decisione di impostare la propria vita alla luce della fede; tutto
quel bagaglio che io ho immagazzinato nel passato lo faccio mio, e lo
metto alla base di tutta una ridefinizione del mio essere uomo. Avendo
reimpostato la vita alla luce della fede, comincia un processo di purificazione
volontaria e si elimina il peccato grave, ossia i gesti peccaminosi legati
alla gravità di materia, ma rimangono i peccati lievi (veniali)
e le imperfezioni. La pratica religiosa, in seguito alla prima conversione,
comincia a essere sentita non più come un obbligo ma come un'esigenza
interiore da cui il soggetto ricava gusto e consolazione, cose che lo
confermano sempre di più nella sua scelta di Cristo. Anche la preghiera
inizia a cambiare: alla preghiera vocale si aggiunge la capacità
della meditazione, nel senso che la Parola di Dio comincia a dire qualcosa
alla vita della persona. Questa fase viene anche definita "via purgativa".
Ma ancora non basta, è necessario che l'anima entri in una fase
ulteriore. |