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Con la prima conversione vengono eliminati i peccati
gravi, i gesti e le decisioni gravemente disordinate, però evitare
il gesto peccaminoso non è lo stesso che sradicare la sua origine
interna. Le radici del peccato, infatti, restano tutte dentro e si manifestano
in molti modi. I padri del deserto dicono che queste radici interiori
del peccato si manifestano ordinariamente nel sogno fin quando la purificazione
più profonda non abbia avuto luogo. Lo sradicamento del peccato
nei suoi addentellati interiori è frutto di un processo che comincia
solo con la seconda conversione, e in questo processo vengono eliminati
anche i peccati veniali e le imperfezioni. Tuttavia rimane ancora un aspetto
di imperfezione che sarà eliminato solo nell'ultima fase che abbiamo
chiamato "Perfezione della carità" o anche "Via
unitiva". La seconda conversione è dunque una fase di purificazione
interiore che, a differenza della prima, è compiuta da Dio e non
dall'uomo: mentre l'uomo ha la possibilità di evitare il peccato
come gesto, non ha la possibilità di sradicare la sua origine interiore.
La seconda conversione è necessaria perché Dio farà
quello che io non posso fare. Ad esempio, io posso impedire a me stesso
uno scatto d'ira, se riesco a controllarmi, ma non riesco a eliminare
l'ira come fatto interno, perché su questa radice interiore non
ho potere; sarà Dio che compirà questa purificazione interna
delle radici del peccato in un arco indefinitamente lungo, che comincia
con la seconda conversione. Questa fase è caratterizzata da tempi
particolari che S. Giovanni della croce, nella sua ispirazione poetica,
definisce "Notte oscura". Prima che l'anima raggiunga la liberazione
dal peccato nelle sue radici interiori deve attraversare una notte oscura
che coincide con l'ingresso nella seconda conversione, ed è anche
il mezzo attraverso il quale Dio toglie le radici del peccato nell'interiorità
umana. Questa "notte oscura" si realizza mediante la scomparsa
della consolazione interiore e nell'esperienza dell'aridità, che
dà l'impressione alla persona di essere stata abbandonata da Dio,
al punto tale che il soggetto spesso attribuisce a se stesso la causa
della perdita della consolazione interiore, colpevolizzandosi senza ragione.
In tali situazioni domande del tipo: " Prima Dio mi dava tante consolazioni
nella preghiera ora non più, chissà che cosa ho fatto?"
sono pericolosissime; facendo leva su di esse, il maligno non tarderà
a tentare in tutti i modi di distruggere il cammino della persona. Per
questo è molto importante conoscere le regole che Dio applica all'anima
nel suo cammino verso la santità. Mentre nella prima conversione
il soggetto si sentiva avvolto totalmente dall'amore di Dio; il momento
della meditazione era nutritivo, gustoso, con un qualche senso di illuminazione;
nei tempi di preghiera la persona aveva la percezione che Dio fosse lì
a prenderla in braccio; tutto questo scompare nella seconda conversione
e la persona si sente come un bambino che, dopo essere stato portato in
braccio, viene deposto brutalmente sulla terra e deve imparare a camminare.
Quando una persona affronta male questo passaggio della "notte oscura",
e si irrigidisce davanti alla divina pedagogia, rischia di ritardare il
suo cammino di purificazione. In questa fase il massimo grado di docilità
è l'unica sapienza, perché in questi momenti Dio ci sta
lavorando con grande forza. Se uno scappa mentre Dio lo sta lavorando,
Dio stesso sarà costretto ad arrestare la realizzazione del suo
capolavoro. La fase della seconda conversione si chiama anche "Via
illuminativa", perché dopo aver attraversato la notte oscura
(che può essere alternata a momenti di luce, o continua per un
tempo indefinitamente lungo) l'anima esce come da un tunnel e si trova
immersa in una luce nuova, sconosciuta prima. |