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Analogamente
alla seconda conversione, anche questa fase ultima e definitiva, che
introduce il battezzato nella perfezione della carità, è
preceduta da una "notte oscura" che è diversa da quella
sperimentata nella seconda conversione. Nella seconda conversione, la
"notte oscura" consiste nella scomparsa delle consolazioni,
mentre la seconda "notte oscura", quella che introduce nella
perfezione della carità, consiste nell'offuscamento delle virtù
teologali per un tempo indefinitamente lungo, secondo quello che Dio
stabilisce per il tipo di capolavoro che deve realizzare. Per averne
un'idea basta leggere gli scritti di Teresa di Lisieux, in cui, secondo
il suo stesso racconto, gli oggetti propri della virtù della
fede teologale sono scomparsi dalla sua mente fino alla sua morte, e
avendo, al tempo stesso, l'impressione di sperimentare in quale buio
siano immersi e cosa provano quelli che hanno rifiutato Dio in modo
radicale e lo hanno cancellato dalla loro vita. In questa fase la preghiera
diventa contemplazione infusa, non è più frutto di un
impegno personale ma di un rapimento. Quando la persona esce da questa
"notte oscura", si ritrova in una fase in cui la carità
ha raggiunto la perfezione, e quindi simultaneamente tutte le altre
virtù sono giunte anch'esse alla perfezione. |