|
Un
altro aspetto da valutare nell'ambito della prima conversione è
la presa di coscienza del proprio temperamento, che si specifica nell'individuazione
del difetto dominante, ossia della radice peccaminosa che, tra i sette
vizi capitali, ha proporzioni particolarmente vistose. Anche questo
va fatto con un animo fondamentalmente semplice e abbandonato alla divina
pedagogia. Spesso l'ansia con cui si guarda a determinati aspetti del
proprio peccato o dei propri limiti personali, rivela una mancanza di
umiltà. Ogni forma di non accettazione di se stessi è
una mancanza di umiltà e non solo, è anche un atto di
ribellione contro Dio, il quale mi accoglie e mi accetta istante per
istante così come sono. Se vogliamo camminare con Lui dobbiamo
bandire dal nostro cuore qualunque desiderio di vedere risultati in
tempi brevi. La pazienza con se stessi è uno dei segnali della
virtù dell'umiltà.In questa fase della prima conversione
la persona è invitata a lavorare sul proprio temperamento senza
mai subire le inclinazioni del proprio carattere come se fossero immutabili.
Avviene, invece, che alcuni per evitare questa fatica di mutare se stessi
o si rifugiano nel fatalismo dicendo "Sono fatto così",
o nella falsificazione, presentando a se stessi e agli altri i propri
limiti come se fossero virtù, come già si è detto.
Il proprio carattere va considerato come una materia da plasmare con
un intervento personale, a cui Dio aggiungerà il suo ultimo tocco.
In Lc 19,1-10 Zaccheo, prima di arrivare a Cristo, deve superare la
propria statura bassa e la folla; dopo Cristo gli dice: "Zaccheo,
scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua"; Cristo
aspetta che Zaccheo faccia tutto il possibile per superare la folla
e per ovviare al problema della sua statura. Questa è l'immagine
della prima conversione dove la persona è chiamata a compiere
tutto ciò che è in suo potere per cambiare se stesso;
Dio interverrà mentre la persona sta lavorando su di sé.
Infatti, un tale lavorio su se stessi non porterebbe a nulla senza il
sostegno della grazia di Dio. Gli ambiti più interessati dalla
suggestione del maligno, e i lati del nostro carattere che più
frequentemente subiscono la tentazione, sono anche il segnale dei punti
deboli della nostra personalità, ossia quei punti su cui dobbiamo
lavorare per consolidare le strutture interiori del nostro essere. In
realtà noi siamo il risultato di un'evoluzione generazionale,
ci portiamo dentro la storia familiare con le sue inclinazioni, i suoi
peccati e le sue virtù. Alla nascita non siamo un foglio bianco
su cui si può scrivere tutto: siamo un foglio scritto in forma
di bozza. L'azione della grazia, alleata con la nostra intelligente
operazione su noi stessi, compirà la stesura definitiva della
nostra storia con Dio. In noi ci sono sempre tutte e sette le radici
della concupiscenza, ma non nella stessa misura. Ciascuno di noi ha
sempre un difetto dominante che è opportuno scoprire. Così
vi sono taluni temperamenti portati all'indolenza, altri all'irascibilità,
altri all'orgoglio, altri alla sensualità ecc. Chi, ad esempio,
si scopre indolente deve lavorare su se stesso per inserire elementi
dinamici nella propria vita quotidiana; chi ha un temperamento iperattivo
deve imparare a essere riflessivo e capace di meditazione; chi è
irascibile deve acquistare l'autodominio, e chi è mite per natura
deve imparare una misurata fermezza. Contemporaneamente a un lavoro
sul proprio carattere, nei termini in cui lo abbiamo descritto, il battezzato
è chiamato a compiere su se stesso un'opera di purificazione
che riguarda alcuni settori della propria interiorità, che poi
saranno ulteriormente purificati da Dio nella seconda conversione. Infatti,
la grazia sanante di Cristo guarisce ma non senza un'opera concomitante
compiuta dalla persona. Nel vangelo infatti il cieco di Gerico guarisce
dopo aver urlato, la Cananea dopo avere superato l'apparente indifferenza
di Cristo con un'insistenza che mostra la sua grande fede. Questa opera
di purificazione riguarda le seguenti facoltà: l'immaginazione,
la memoria, l'intelletto, la volontà e l'affettività.
Questi ambiti riguardano le operazioni del nostro "io" superiore;
presi nella loro manifestazione spontanea, tali facoltà sono
contaminate dalle sette radici del peccato. Sarà necessario dedicare
a ciascuna una particolare attenzione. |