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Le
vie di guarigione dell'affettività sono tre. La prima riguarda
il distacco dalle cose e dalle persone. Un esempio molto esplicito in
questo senso, lo troviamo nel racconto del giovane ricco riportato da
Lc 18,18: "Una sola cosa ti manca: vendi tutto quello che hai,
distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi".
Il giovane ricco fin dall'infanzia ha vissuto profondamente il discepolato
di Mosè; per lui, infatti, non è in gioco la vita eterna,
perché il giovane è già dentro l'ordine della grazia.
Ciò che è in gioco, come meta ulteriore indicata da Cristo,
ha a che vedere con il raggiungimento della perfezione. Il giovane ricco,
dinanzi alle esigenze del discepolato cristiano, se ne va via triste,
perché la sua affettività è occupata da molte ricchezze.
La sequela di Cristo quindi non è compatibile con altri amori:
l'unico tesoro è Lui. Un altro testo significativo in questa
panoramica è Lc 9,61-62: "Un altro disse: Ti seguirò,
Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa. Ma Gesù
gli rispose: Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro,
è adatto per il Regno di Dio". Quest'insegnamento molto
drastico, fu ben compreso da Benedetto da Norcia che, nella sua Regola,
dice che a un giovane che bussa in monastero e chiede di entrare, per
prima cosa bisogna negarglielo. Il Regno di Dio è per grandi
personalità, per gente forte che sa combattere e superare gli
ostacoli. Citiamo ancora 1 Cor 7,31: "Quelli che usano del mondo,
come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo
mondo!". Cristo chiede ai suoi discepoli questo tipo di approccio,
che potrebbe essere definito dal criterio del "come se non";
nei confronti delle cose e delle persone il discepolo è invitato
ad accogliere sia il dono dei beni materiali, sia il dono delle ricchezze
affettive e intellettuali, "come se non". Questo atteggiamento
consiste nel godere di tutte queste cose con animo grato a Dio, ma solo
nell'atto della fruizione ma senza possesso.Si può fruire di
un bene materiale e godere della sua utilità, senza restarne
però prigionieri, e mantenendo quindi la disponibilità
a rendere partecipi i bisognosi dei propri beni. Si può fruire
della ricchezza di un'amicizia, senza divenire "dipendenti"
da questa persona o renderla "dipendente" da me. Insomma,
si può amare rimanendo liberi e lasciando liberi. Si può
amare senza tuttavia ritenere che chi amiamo sia "indispensabile"
per essere felici. Questo è il criterio paolino del vivere "come
se non".La seconda via di guarigione è il rinnegamento di
sé: "Allora Gesù disse ai suoi discepoli: Se qualcuno
vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi
segua" (Mt 16,24). Un uomo che ha rinunciato a se stesso è
veramente libero. Cristo dimostra questa libertà in un momento
di alta drammaticità, quale è la tentazione del deserto
(cfr. Mt 4,1ss). Nonostante la sua potenza suggestionante, Satana non
ha alcuna presa su di Lui, per il semplice fatto che Cristo è
un uomo che ha rinunciato a Se Stesso; questo ha tolto ogni appiglio
a Satana che è solito afferrarci in quei punti della nostra personalità
dove cerchiamo noi stessi. Infatti, la tentazione, ad esempio, di ottenere
il potere e la gloria della terra, che presa poteva avere su un uomo
che ha rinunciato radicalmente a se stesso? E ciò vale per tutto
il resto: l'amor proprio, i successi personali, la ricchezza, il sesso
Che presa possono avere queste tentazioni su chi ha rinunciato a se
stesso?La terza via di guarigione è il superamento dell'esclusivismo:
"Accoglietevi perciò gli uni gli altri come Cristo accolse
voi, per la gloria di Dio" (Rm 15,7). Noi siamo stati accolti da
Cristo in modo incondizionato, così come siamo, e da questo momento
in poi non è più possibile stabilire alcuna forma di esclusivismo
o di amore a sistema chiuso, perché anche questo porterebbe il
marchio del peccato. Se la purificazione dell'affettività nei
confronti di Cristo indica il suo primato, nei confronti degli altri
indica la capacità di amare tutti incondizionatamente e intensamente
ma senza dipendere da nessuno. La speranza del proprio destino non può
essere posta in nessuna creatura. Dall'altro lato, ogni persona, in
quanto tale, va rispettata e accolta incondizionatamente, anche se non
si cala nei miei canoni o nelle mie aspettative. Chi seleziona gli altri
secondo i suoi cliché, dimentica di essere stato accolto proprio
da Cristo senza condizioni. Il superamento dell'esclusivismo apre il
cuore e lo allarga sulle dimensioni di quello di Cristo, che non ha
ritenuto di dovere escludere nessuno dal suo amore. Ed è certo
che ai suoi occhi siamo tutti molto brutti.
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