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L'intelletto
viene purificato dalla virtù teologale della fede. Nell'enciclica
Veritatis Splendor, il Papa esprime la dottrina della Chiesa circa la
realtà dell'intelletto umano che è stato creato da Dio
per conoscere la verità ma che, ferito dal peccato originale,
cade sovente in molti inganni. La volontà è invece una
facoltà cieca, perché di suo non sa in quale direzione
muoversi: è l'intelletto ad indicarle qual è il bene a
cui aderire. Nell'introduzione dell'enciclica Giovanni Paolo II dice:
"La verità illumina l'intelligenza e informa la libertà
dell'uomo". La volontà aderisce al bene, a quel bene che
l'intelletto ha conosciuto come tale, così che nel momento in
cui l'intelletto si inganna sul discernimento del bene, la volontà
e quindi tutto l'uomo viene portato fuori strada. Ciò significa
che nel momento in cui l'intelligenza coglie la verità, la volontà
obbedisce alla verità trovata, muovendo tutta la persona in quella
direzione. Ancora nell'introduzione il Papa dice: "Questa obbedienza
non è sempre facile in seguito a quel misterioso peccato d'origine
commesso per istigazione di Satana che è menzognero e padre della
menzogna. L'uomo è permanentemente tentato di distogliere il
suo sguardo dal Dio vivo e vero per volgerlo agli idoli, (cfr. 1 Ts
1,9), cambiando la verità di Dio con la menzogna (cfr Rm 1,25)".Quali
sono allora gli ostacoli che nella debolezza dell'intelletto ferito
rendono più difficile il discernimento della verità e
del bene? Gli ostacoli alla conoscenza della verità sono innanzitutto
i pensieri inutili. Nella fase della prima conversione occorre applicare
un'ascesi e una vigilanza sui propri stessi pensieri, perché
i pensieri inutili causano una notevole perdita di energie mentali e
di tempo, e soprattutto deviano la nostra concentrazione distogliendola
da ciò che è essenziale. Ne risulta che la preghiera viene
fortemente indebolita.La via ascetica di vigilanza sui pensieri consiste
in due atteggiamenti fondamentali: l'autodominio (col quale si controllano
volontariamente i contenuti del pensiero) e la prudenza (con la quale
si bada a non esporsi a tutte quelle fonti esterne che possono bombardarci
di stupidate). Si tratta insomma di non lasciarsi condurre da linee
di riflessione che finiscono per dominarci, e di compiere scelte ben
precise circa situazioni e ambienti che aiutino una purificazione della
mente dai pensieri inutili, dalle meschinità e dalle piccinerie.
Infatti, non basta una vigilanza su se stessi se non c'è anche
un'intelligente scelta di ambienti e situazioni da cui noi assorbiamo
inevitabilmente la positività o la negatività. L'Apostolo
Paolo dice: "La Parola di Dio abiti tra voi abbondantemente"
(Col 3,16), intendendo dire che il pensiero umano non è destinato
ad essere abitato da cianfrusaglie ma dalla luce della Parola di Dio.
La seconda via di guarigione riguarda quindi l'applicazione della mente
alla conoscenza della divina Rivelazione. L'ignoranza della verità
di Dio, rivelata nelle Sacre Scritture, è una delle più
grandi malattie dell'intelletto: Os 4,6: "Va in rovina il mio popolo
per mancanza di conoscenza". Osea intende dire che l'ignoranza
di Dio non è solamente una lacuna nel patrimonio del credente,
ma è molto di più, è causa di rovina spirituale.
Il testo continua dicendo che i responsabili di questo stato di cose
sono soprattutto i sacerdoti: "Poiché tu hai rigettato la
Sapienza, io ti rigetterò dal mio sacerdozio".Fil 1,9: "E
perciò prego che il vostro amore cresca sempre più in
conoscenza". L'apostolo Paolo qui pone la conoscenza e l'amore
in un rapporto strettissimo, tale che la mancanza o l'indifferenza verso
la conoscenza della verità di Dio è il sintomo di un amore
piuttosto scarso. Nelle lettere pastorali si parla della formazione
dell'uomo di Dio, la cui completezza deriva dall' applicazione sui testi
sacri: "Fino al mio arrivo, dedicati alla lettura, all'esortazione
e all'insegnamento" (1 Tm 4,13). L'esortazione e la lettura sono
in seconda posizione rispetto alla conoscenza delle Scritture.2 Tm 3,14-17:
"Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui
sei convinto, sapendo da chi l'hai appreso e che fin dall'infanzia conosci
le sacre Scritture:queste possono servirti per la salvezza, che si ottiene
per mezzo della fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura infatti
è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere
e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e
ben preparato per ogni opera buona". La formazione dell'uomo di
Dio non può prescindere da questa forma di guarigione dell'intelletto
che è la inabitazione in esso della Parola. Inoltre, aggiungiamo
che la circolazione della Parola di Dio nella mente è un antidoto
contro le suggestioni del maligno, che è solito illuminare con
una luce falsa una cosa vera, ingannando gli sprovveduti. Ma se da un
lato siamo invitati a superare l'ignoranza delle Scritture, dall'altro
siamo messi in guardia da una scienza che gonfia: "La scienza gonfia,
mentre la carità edifica" (1Cor 8,1). L'amore rende la scienza
valida per la salvezza, diversamente è un laccio di Satana, che
potrebbe portare ad atteggiamenti di superiorità, come quello
di chi si atteggia a maestro dei suoi fratelli. Solo il sapere ispirato
dall'amore è valido per la salvezza.La seconda forma di malattia
dell'intelletto, dopo l'ignoranza delle Scritture, è la curiosità
verso la conoscenza di cose inutili che occupano lo spirito e lo distolgono
dall'essenziale, o addirittura cose dannose. Anche questi contenuti
vanno banditi dall'orizzonte mentale, se si vuole gustare la consolazione
dello Spirito. |