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Il
primissimo inizio del cammino di santità è frutto di un'iniziativa
divina e non di una decisione autonoma della persona. Piuttosto, bisogna
affermare che la decisione di impostare la propria vita alla luce della
fede deriva quasi da un atto di seduzione con cui Dio attira a sé
la persona, facendole gustare la propria dolcezza e riempiendola di
consolazioni spirituali. Se questa situazione dovesse durare a lungo,
il battezzato si ritroverebbe in una specie di pantano; gli succederebbe
come chi affonda nelle sabbie mobili, perché, a poco a poco,
comincerebbe a vivere cercando di trarre dall'esperienza cristiana tutta
la dolcezza e la consolazione possibile. Finirebbe, in sostanza, per
cercare le consolazioni di Dio e non il Dio delle consolazioni. Il Signore
invece vuole essere cercato per Se Stesso, ossia perché Lui è
il Sommo Bene, e per nessun altro motivo. Per evitare questo terribile
naufragio, il Signore è "costretto", nella sua divina
pedagogia, a sottrarre le consolazioni spirituali, mettendo la persona
in una condizione di maggiore equilibrio e facendosi cercare non più
per attrazione di zuccherini, ma in forza di una opzione fondamentale
che l'uomo deve compiere in favore di Dio, anche in assenza di dolcezze,
o addirittura anche se ciò dovesse comportare persecuzioni e
dolori. Infatti, a noi potrebbe sembrare normale accogliere da Dio la
consolazione, e cercarlo in forza della dolcezza che si prova accanto
a Lui, ma questa disposizione d'animo è una delle sopravvivenze
del peccato. Per impedire che la persona sprofondi nelle sabbie mobili
della dolcezza e della consolazione, Dio gliele toglie: questa è
la caratteristica della seconda conversione. La pedagogia divina si
serve di un'opera in parte esterna e in parte interna: L'opera esterna
consiste nel disporre le circostanze in maniera contraria alla sensibilità
e alle aspettative della persona. E' questo il primo banco di prova:
coloro che nutrono scarso amore nei confronti di Dio, quando Egli sottrae
le consolazioni e le dolcezze interrompono il cammino di fede. A livello
interiore, invece, Dio agisce sottraendo la consolazione sensibile dell'esperienza
spirituale; avviene così che la persona medita la Parola di Dio,
ma non ne trae alcun nutrimento sensibile; fa un'ora di adorazione e
si sente freddo e vuoto; partecipa a un ritiro e gli sembra che il suo
cuore rimanga insensibile: questa è la condizione in cui Dio
sta cominciando a lavorare seriamente nell'anima del battezzato. La
persona nella sua incomprensione del disegno e della pedagogia divina,
pensa che Dio si stia allontanando da lei per qualche soggettiva colpevolezza,
e si arrovella la mente per cercare in che cosa consista il peccato
che ha disgustato il Signore; in realtà è proprio questo
il momento in cui Dio comincia la sua più autentica opera di
vasaio e di vignaiolo che pota la sua pianta, perché porti più
frutto. Vi sono alcuni che in queste fasi si irrigidiscono, non offrendo
a Dio una vera e propria docilità; altri ancora si lasciano afferrare
dalla sfiducia: "Dio non mi ama e mi colpisce capricciosamente".
Altri ancora possono giungere perfino alla ribellione. Se la crisi della
seconda conversione viene attraversata male, l'opera che Dio compie
nell'interiorità per gettare le basi delle virtù eroiche,
viene inesorabilmente rallentata. Quindi, in queste fasi, è molto
importante non irrigidirsi, non cadere nella sfiducia, ma riaffermare
a Dio il sacrificio della propria fede: "Quello che Tu disponi
è meraviglioso. Ti ringrazio che le cose vanno come dici Tu e
non come dico io. Quello che piace a te, piace anche a me, perché
Tu solo sei intelligente e io non capisco nulla". Chi non sovrappone
il proprio giudizio al disegno di Dio, si dispone nella maniera giusta
e progredisce rapidamente. Invece, affrontare la crisi della seconda
conversione con un animo indurito, rigido, indocile o ribelle, può
produrre un ritardo nella maturazione del cammino di santità. |