"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Il primissimo inizio del cammino di santità è frutto di un'iniziativa divina e non di una decisione autonoma della persona. Piuttosto, bisogna affermare che la decisione di impostare la propria vita alla luce della fede deriva quasi da un atto di seduzione con cui Dio attira a sé la persona, facendole gustare la propria dolcezza e riempiendola di consolazioni spirituali. Se questa situazione dovesse durare a lungo, il battezzato si ritroverebbe in una specie di pantano; gli succederebbe come chi affonda nelle sabbie mobili, perché, a poco a poco, comincerebbe a vivere cercando di trarre dall'esperienza cristiana tutta la dolcezza e la consolazione possibile. Finirebbe, in sostanza, per cercare le consolazioni di Dio e non il Dio delle consolazioni. Il Signore invece vuole essere cercato per Se Stesso, ossia perché Lui è il Sommo Bene, e per nessun altro motivo. Per evitare questo terribile naufragio, il Signore è "costretto", nella sua divina pedagogia, a sottrarre le consolazioni spirituali, mettendo la persona in una condizione di maggiore equilibrio e facendosi cercare non più per attrazione di zuccherini, ma in forza di una opzione fondamentale che l'uomo deve compiere in favore di Dio, anche in assenza di dolcezze, o addirittura anche se ciò dovesse comportare persecuzioni e dolori. Infatti, a noi potrebbe sembrare normale accogliere da Dio la consolazione, e cercarlo in forza della dolcezza che si prova accanto a Lui, ma questa disposizione d'animo è una delle sopravvivenze del peccato. Per impedire che la persona sprofondi nelle sabbie mobili della dolcezza e della consolazione, Dio gliele toglie: questa è la caratteristica della seconda conversione. La pedagogia divina si serve di un'opera in parte esterna e in parte interna: L'opera esterna consiste nel disporre le circostanze in maniera contraria alla sensibilità e alle aspettative della persona. E' questo il primo banco di prova: coloro che nutrono scarso amore nei confronti di Dio, quando Egli sottrae le consolazioni e le dolcezze interrompono il cammino di fede. A livello interiore, invece, Dio agisce sottraendo la consolazione sensibile dell'esperienza spirituale; avviene così che la persona medita la Parola di Dio, ma non ne trae alcun nutrimento sensibile; fa un'ora di adorazione e si sente freddo e vuoto; partecipa a un ritiro e gli sembra che il suo cuore rimanga insensibile: questa è la condizione in cui Dio sta cominciando a lavorare seriamente nell'anima del battezzato. La persona nella sua incomprensione del disegno e della pedagogia divina, pensa che Dio si stia allontanando da lei per qualche soggettiva colpevolezza, e si arrovella la mente per cercare in che cosa consista il peccato che ha disgustato il Signore; in realtà è proprio questo il momento in cui Dio comincia la sua più autentica opera di vasaio e di vignaiolo che pota la sua pianta, perché porti più frutto. Vi sono alcuni che in queste fasi si irrigidiscono, non offrendo a Dio una vera e propria docilità; altri ancora si lasciano afferrare dalla sfiducia: "Dio non mi ama e mi colpisce capricciosamente". Altri ancora possono giungere perfino alla ribellione. Se la crisi della seconda conversione viene attraversata male, l'opera che Dio compie nell'interiorità per gettare le basi delle virtù eroiche, viene inesorabilmente rallentata. Quindi, in queste fasi, è molto importante non irrigidirsi, non cadere nella sfiducia, ma riaffermare a Dio il sacrificio della propria fede: "Quello che Tu disponi è meraviglioso. Ti ringrazio che le cose vanno come dici Tu e non come dico io. Quello che piace a te, piace anche a me, perché Tu solo sei intelligente e io non capisco nulla". Chi non sovrappone il proprio giudizio al disegno di Dio, si dispone nella maniera giusta e progredisce rapidamente. Invece, affrontare la crisi della seconda conversione con un animo indurito, rigido, indocile o ribelle, può produrre un ritardo nella maturazione del cammino di santità.

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