"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Nella prima conversione non avviene una purificazione completa ma parziale. Le sette radici del peccato, una volta scomparse a livello esterno, si ripresentano di nuovo ma sotto forme irriconoscibili. Ad esempio, non c'è più la manifestazione esterna dell'intemperanza collegata ai cibi o alla sessualità, ma c'è l'intemperanza spirituale, che consiste nel ricercare mediante l'esperienza di Dio solo quelle cose che gratificano, oppure nell'accogliere le indicazioni della Parola di Dio, o della direzione spirituale, solo nella misura in cui sono conformi alle mie aspettative. Questa fase, in cui la persona non è ancora purificata nelle radici interiori del peccato, è anche il tempo delle falsificazioni della virtù. La persona, infatti, non avendo ancora sufficientemente faticato per raggiungere la virtù, sovente si inganna su se stessa, e presenta alla propria coscienza come virtù quelle disposizioni peccaminose che non ha ancora smascherato come tali. Così, la rigidezza del carattere viene presentata dalla persona come una manifestazione di giustizia; la debolezza come misericordia; la pusillanimità come se fosse umiltà; l'atteggiamento giudicante verso gli altri come correzione fraterna ecc. Il confronto nella direzione spirituale, l'ascolto profondo della Parola e un corretto esame di coscienza, sono necessari per smascherare tutte queste falsificazioni. Infatti, lì dove manca un ascolto profondo della Parola, o un adeguato ministero della Parola, queste falsificazioni possono permanere anche per molti anni, non solo nell'animo del singolo battezzato, ma perfino nell'ambito delle relazioni interne alla comunità cristiana; la persona inganna se stessa pensando di avere raggiunto l'anzianità nella fede, solo perché da molti anni frequenta una determinata comunità, mentre invece si trova invischiata in una serie di falsificazioni e di vizi che appaiono ai suoi occhi come fossero virtù. Questi atteggiamenti peccaminosi che si presentano con la veste della virtù, sono fortemente deleteri per la comunità cristiana. Il suo antidoto comunitario è costituito dal ministero della Parola. Quando la Parola di Dio risuona con potenza nella comunità, le falsificazioni vengono totalmente smascherate. Il problema si pone piuttosto quando in ministero della Parola è inadeguato, lacunoso o per qualche ragione insufficiente.L'esame di coscienza è uno di quei luoghi in cui noi facciamo verità. Bisogna evitare il disordine di una eccessiva concentrazione su se stessi, che comunemente si manifesta nel tentativo di precisare "a quale punto" del cammino di perfezione si è arrivati. Oggetto dell'esame di coscienza non è la valutazione generale del proprio cammino ma i singoli atti che nelle singole circostanze io ho compiuto e su cui devo pronunciare un giudizio, confrontandoli con il vangelo. Dobbiamo tenere per certo che il giudizio che noi pronunciamo sull'esito generale del nostro cammino di fede è necessariamente falso. Il vangelo lo insegna con estrema chiarezza: l'Apostolo Pietro era sincera quando diceva a Cristo: "Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò" (Mc 14,29). Sappiamo fin troppo bene cosa Cristo gli abbia risposto. E nonostante questo, "egli, con grande insistenza diceva: Se anche dovessi morire con Te, non ti rinnegherò" (Mc 14,31). Nessuno dubita della sincerità di Pietro. La verità è che noi non conosciamo noi stessi. Occorre piuttosto apprendere la lezione come Pietro, il quale, presso il lago di Tiberiade, dopo l'esperienza del rinnegamento, alla domanda del Maestro "mi ami tu?", non risponde "sì, ti amo", bensì "Signore, Tu sai tutto; tu lo sai che ti amo" (Gv 21,17). Si affida cioè al giudizio di Cristo e rinuncia al proprio.Tutte le volte che la persona vuole precisare a se stessa "a quale punto" si trova, incontra due terribili impostori: o viene ingannata per difetto, e quindi incontra lo scoraggiamento oppure viene ingannata per eccesso, ossia incontra un altro impostore che si chiama vanagloria, e che si esprime nell'enunciato: "Finalmente ce l'ho fatta a superare me stesso". Satana, invece, ha molta difficoltà a entrare nella mente quando il pensiero è concreto, contestualizzato e radicato nella realtà; tutto quello che è generale, ampio, impreciso, è pericolosissimo. L'esame di coscienza ha tre nuclei: la propria relazione verso Dio, verso il prossimo e verso se stessi ( vedi file Esaco).

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