"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
Avanti
Tu sei in: Home > Il Cammino di Perfezione > La seconda conversione > Il comandamento più importante (parte I)

Volgiamo adesso la nostra attenzione ai vangeli di Marco e di Giovanni e in particolare a quei testi in cui la necessità di una seconda conversione, si presenta ancora una volta nelle parole esplicite di Cristo. Per comprendere il senso dell'insegnamento che troviamo al capitolo 12 del vangelo di Marco, è necessario accostarlo a un altro insegnamento, che si trova al capitolo 13 del vangelo di Giovanni. Questo accostamento porterà alla luce un'esplicita descrizione di due fasi, entrambe vissute in Dio, ma qualitativamente differenti l'una dall'altra.
Il capitolo 12 di Marco riporta il dialogo di Gesù con uno scriba. Questo stesso dialogo è presente in tutti e tre i sinottici, con la differenza che nel vangelo di Matteo è molto più succinto che in Marco (Matteo è interamente contenuto in Marco), e nel testo di Luca si prolunga nell'insegnamento della parabola del buon samaritano. Il dialogo tra Gesù e lo scriba è estremamente denso ma, in questo momento, il nostro obiettivo è solo quello di coglierne l'aspetto che entra in merito alla riflessione sulla seconda conversione. Questo dialogo prende le mosse da una domanda che lo scriba rivolge a Gesù: "Qual è il primo di tutti i comandamenti? Gesù rispose: Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi. Allora lo scriba gli disse: Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v'è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici. Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse:Non sei lontano dal Regno di Dio. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo" (Mc 12,28-34).L'argomento riguarda fondamentalmente la questione dell'amore secondo aspettative precise che Dio ha verso se stesso e verso il prossimo. Questo stesso dialogo, nell'aggiunta di Marco che inizia al versetto 32, si sposta sulle fasi diverse che una persona attraversa, nel suo cammino di fede, per arrivare a Dio. Il versetto chiave che a noi interessa è il 34: "Non sei lontano dal Regno di Dio". Non essere lontano è cosa ben diversa che essere arrivato alla meta; la Legge mosaica non ha il potere di introdurre nel Regno; tuttavia, Cristo non dice che lo scriba è fuori strada semplicemente perché si muove ancora nell'ambito della Legge mosaica. Lo scriba non è contro il Regno di Dio, ma neppure vi è giunto. Questa prospettiva ritornerà nel dialogo tra Gesù e il giovane ricco che gli pone una domanda anch'essa relativa alla legge mosaica (cfr. Mt 19,16-22). Cristo confermerà la Legge di Mosè, ma solo come tappa preparatoria. Essa è perciò insufficiente, ma non invalida. Il dialogo con lo scriba, si muove interamente nella prospettiva dell'AT, diversamente da come avviene nel dialogo con il giovane ricco, dove Gesù pone in una relazione di continuità il discepolato mosaico e quello cristiano: di fatto, Egli chiama il giovane entrare nel Regno mediante il discepolato (cfr. Mt 19,21). La risposta di Gesù allo scriba è presa in parte dal Deuteronomio (cfr. Dt 6,4-5) e in parte dal Levitico (cfr. Lv 19,18). Tuttavia, di chi osserva questi due precetti veterotestamentari, non si deve dire che è arrivato al Regno, ma si deve dire che "non è lontano". Se le cose stanno così, comprendiamo come siano in errore coloro i quali conoscono due sole opzioni possibili: o in Dio o fuori da Dio, o nel Regno o fuori dal Regno. Cristo conosce infatti una terza possibilità: quella di coloro che non sono né contro il Regno né sono dentro di esso, ma presso. La condizione di chi non è lontano dal Regno di Dio è precisamente la prima conversione. Durante questa fase, non si può dire che la persona si trovi nel cuore dell'evangelo; è piuttosto necessario che dai pressi ci si inoltri sino al cuore della novità evangelica. Qual è la condizione per cui questo avvenga? Cristo dice così ai suoi discepoli: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Da questo insegnamento ultimo, enunciato da Cristo nel contesto dell'Ultima Cena, risulta che Egli ha unificato in un unico comandamento ciò che aveva enunciato allo scriba in due comandamenti separati. I due comandamenti separati sono: quello dell'amore a Dio al di sopra di tutto, e al prossimo secondo la misura dell'amore che si ha verso se stessi. Nel Regno questi due comandamenti si fondono in unico nuovo comandamento, che non è un terzo da aggiungersi ai due della Legge mosaica, ma un comandamento che li include entrambi e che nello stesso tempo li supera nel modello divino di Cristo. In modo particolare, l'amore verso il prossimo è concepito dal Levitico come un amore misurato sull'amore che si ha verso se stessi, e che si realizza quando si desidera per gli altri lo stesso bene che si desidera per sé. Il cuore dell'evangelo è invece quel modo di amare Dio e il prossimo unificato nel mistero della croce, dove l'amore verso il prossimo è un amore misurato su quello che Cristo ha avuto verso di noi. In poche parole, è nel cuore dell'evangelo colui che è disposto a dare la vita per gli altri. E' questo il livello massimo dell'amore che si può dare a Dio e al prossimo contemporaneamente. Cristo non può dare un comandamento che riguarda il prossimo e uno che riguarda Dio, perché "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13). E notiamo che Cristo non dice: "Non c'è amore più grande, verso gli altri, di chi dà la vita per gli amici" ma semplicemente "Non c'è amore più grande di chi…"; la genericità di questo enunciato allude contemporaneamente ai due amori di Dio e del prossimo, intendendo dire che non c'è amore più grande del suo, nel quale l'amore di Dio e l'amore del prossimo si fondono in unico amore. Nessuno può amare più di Lui.
Entrare nel comandamento nuovo equivale a incamminarsi verso la seconda conversione, che appare quindi come l'esperienza di un totale decentramento e dimenticanza di sé, lasciando che Dio agisca nella mia vita e faccia di me tutto quello che gli pare.

Tu sei in: Home > Il Cammino di Perfezione > La seconda conversione > Il comandamento più importante (parte I)
Commenti; suggerimenti; Pregasi contattare il Webmaster
Copyright © 2001-2007 "CristoMaestro" Tutti i diritti  riservati.