"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Dal vangelo di Matteo possiamo cogliere un altro insegnamento esplicito del Maestro sul tema della seconda conversione, intesa come tappa necessaria per accedere a un'intimità più profonda con il mistero di Cristo. In Mt 19,16-22 è narrato un episodio che manifesta con molta chiarezza le due tappe del cammino spirituale, a cui l'uomo è chiamato da Dio. Si tratta dell'incontro tra Gesù e il giovane ricco: "Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna? Egli rispose: Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti. Ed egli chiese: Quali? Gesù rispose: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre,ama il prossimo tuo come te stesso: Il giovane gli disse: Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi manca ancora? Gli disse Gesù: Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi. Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze".Questo dialogo tra Gesù e il giovane, è in qualche modo parallelo a quello che abbiamo esaminato tra Gesù e lo scriba, a proposito del comandamento più grande. Nella prima parte del testo, Gesù ripropone la legge di Mosè come tappa necessaria e imprescindibile del cammino dell'uomo verso la vita. Soltanto al versetto 21 Cristo compie il passaggio dal discepolato mosaico al discepolato cristiano. Il giovane si muove ancora nell'orizzonte teologico del giudaismo. La domanda che pone a Cristo si fonda sul "Che cosa debbo fare di buono per acquistare la vita eterna". Al versetto 17 Gesù corregge questa prospettiva erronea: "Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono". Il Maestro con queste parole intende dire che nella vita eterna non si entra compiendo qualcosa, ma entrando in relazione di amore e di conoscenza con Colui che è buono (cfr. Gv 17,3). Questa prospettiva è comunque già presente nel libro dell'Esodo. La legge di Mosè, infatti, viene promulgata con una introduzione: "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù" (Es 20,2), solo dopo il Decalogo comincia a enumerare i vari precetti: "Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagina alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra…" (Es 20,4). Anche il Decalogo, che i testi biblici dell'Esodo e del Deuteronomio ci presentano, contiene come idea di fondo che il centro della vita spirituale del credente, non è l'applicazione dei comandamenti in quanto tali, bensì la conoscenza di Colui che ci ha liberati dall'Egitto. Ma osservare i comandamenti a prescindere da Colui che è buono, sarebbe come ridurre la vita spirituale a un manuale di istruzioni; una prospettiva evidentemente erronea, che Cristo corregge immediatamente: "Uno solo è buono". In questo modo, dalle labbra di Cristo riceviamo una seconda volta la Legge mosaica, ma con un accento marcato soprattutto sul primato di Colui che è buono, al di sopra di ogni altra cosa che possa considerarsi buona. Infatti, nulla può essere buono in assenza di Colui che è buono.Appare chiaro dalla lettura di questa pericope che entrambi i passaggi - della prima e della seconda conversione - sono il risultato di un invito della grazia. Le due fasi della prima e della seconda conversione, vengono introdotte da Cristo con la medesime parole al versetto 17: "Se vuoi entrare nella vita…", e al versetto 21: "Se vuoi essere perfetto…". L'espressione "Se vuoi" contiene il riferimento all'invito da parte di Dio, senza cui non è possibile né la prima, né la seconda conversione.Accanto al primato dell'invito della grazia, Cristo sottolinea anche l'aspetto propositivo delle due conversioni, che quindi non sono obbligatorie né imposte, poiché Dio non impone nulla all'uomo, neppure il suo maggior bene, attendendo piuttosto che esso risulti da una scelta libera e matura. Allora, da un lato cogliamo il primato del suo invito, dall'altro l'attesa da parte di Dio, dell'esercizio della libertà umana come risposta alla divina iniziativa. Nell'invito alla prima conversione Cristo dice: " Se vuoi entrare nella vita", ma nell'invito alla seconda conversione dice: "Se vuoi essere perfetto". Da ciò comprendiamo che ci sono diverse fasi di avvicinamento al Regno di Dio: una cosa è entrare nella vita, altra è essere perfetti nella vita; così come nel vangelo di Marco, allo scriba suo interlocutore, Cristo non dice che si trova fuori strada, ma neppure che è arrivato alla meta. Anche nel dialogo col giovane ricco ci troviamo dinanzi alla stessa prospettiva. Il giovane ricco entra nella vita attraverso il discepolato mosaico, ma non è ancora arrivato al cuore dell'evangelo. Gesù non vuole che il giovane ricco, figura di ogni uomo in cammino verso Dio, rimanga in prossimità del Regno; perciò lo invita, con una formula propositiva, a procedere oltre, e poi rimane in attesa della sua risposta libera. La seconda conversione è quindi l'ingresso nella perfezione che si raggiunge solo nel discepolato di Cristo, in quanto compie quello mosaico; ciò equivale anche al passaggio dai due comandamenti all'unico comandamento che li include e li supera nel modello divino di Cristo: "Che vi amiate gli uni gli altri, come Io vi ho amato" (Gv 15,12). Al giovane, infatti, viene richiesta una totale liberazione da se stesso, ma "Il giovane se ne andò triste" (Mt 19,22). La seconda conversione è una fase incentrata sul primato di Cristo e su un totale distacco da se stessi. Ai suoi discepoli Cristo dirà durante l'Ultima Cena - molto più precisamente che al giovane ricco - che la perfezione consiste nel dare la propria vita per gli altri e in questo atto i due amori di Dio e dell'uomo, sono osservati fino al limite massimo, oltre il quale non si può andare, perché questo limite è segnato dalla croce di Cristo, ossia un limite umano e divino che rappresenta l'ultima rivelazione dell'Amore. Dal versetto 23 in poi, Cristo risponde alle domande dei suoi discepoli, sbigottiti dinanzi alle esigenze così radicali del Maestro, ritenendo che sia impossibile vivere come Lui chiede. Difatti essi hanno colto nel segno. Al versetto 26 Gesù conferma che vivere come Lui chiede è veramente impossibile: "Questo è impossibile agli uomini"; ma subito dopo precisa: "a Dio tutto è possibile" (Mt 19,26). La seconda conversione è dunque impossibile, se misurata sulle forze del cuore umano; Cristo, infatti, ciò che chiede lo chiede misurandolo sulla propria forza. Da parte nostra Egli chiede solo poche cose: la disponibilità a lasciarsi amare; il superamento della sciocca illusione di sapere qual è il mio bene o di ritenere che il disegno di Dio sulla mia vita sia inferiore al mio; lasciare a Dio quello spazio necessario, perché Lui faccia della mia vita quello che vuole. Nella condizione di chi si lascia amare, tutto diventa possibile, in quanto si compie presso Dio.Cristo, come uomo, prima ancora di insegnare la necessità della seconda conversione, ha voluto rappresentare nella sua stessa vita umana due fasi o due qualità del rapporto con Dio, come una sorta di insegnamento non verbale. La prima fase che Cristo ha voluto personificare si trova in Mt 11,25-27: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli" (v.25). In questa preghiera di lode, Cristo fa leva su ciò che Egli può constatare e su ciò che si realizza sotto i suoi occhi, ossia una scelta di Dio che nasconde ai sapienti i misteri del Regno e li svela ai semplici. Ma c'è una seconda fase della lode di Cristo, una fase completamente diversa, che anticipa nella sua stessa esperienza di uomo quei caratteri della seconda conversione proposta ai suoi discepoli. Ciò è indicato dal vangelo di Matteo, al capitolo 27, e va accostato a Lc 23,46. Il testo di Matteo riporta il grido di Cristo che precede la sua morte: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27,46). Non c'è dubbio che Cristo in quel momento, a livello della sua umana sensibilità, ha sentito come un abbandono: il Padre lo ha consegnato nelle mani dei nemici, i quali gli hanno fatto quello che hanno voluto e hanno compiuto la loro opera fino alla fine. Ma il vangelo di Luca riporta anche un'altra espressione che Cristo pronuncia nello stesso momento: "Gesù, gridando a gran voce, disse: Padre nelle tue mani consegno il mio spirito" (Lc 23,46). Cosa significa questo secondo grido? Significa che Cristo si è abbandonato a Colui che lo abbandonava. E non è questo l'atteggiamento della Cananea che gli grida dietro, mentre Cristo non le dà retta? Dobbiamo concludere che l'atteggiamento più perfetto non è quello della lode che sgorga dal mio cuore, quando io vedo che Dio mi sta aiutando e sta facendo qualcosa di buono nella mia vita; molto più alta e più perfetta è quella lode che viene innalzata a Dio gratuitamente, abbandonandoci fiduciosamente a Colui che ci abbandona: questa è la perfezione della fede. Cristo ha voluto esprimere anche nella sua vita di uomo la perfezione della fede, che non consiste nel consegnarsi a Dio percependo sensibilmente la sua Paternità, bensì nell'abbandonarsi a Dio proprio nel momento in cui ci sembra che Lui ci abbia abbandonato.

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