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Nella
seconda conversione si rivela una divina pedagogia che consiste nell'impedire
alla persona di fermarsi alle consolazioni di Dio, col rischio di non
arrivare a Dio. Il Signore non gioisce delle nostre sofferenze e meno
ancora gioisce nel procurarcele, ma ad un certo punto del cammino è
costretto a toglierci le consolazioni dello spirito, perché se
non lo facesse, rischieremmo di non arrivare mai a Lui, impantanandoci
nell'amor proprio. Questa divina pedagogia è così importante
che anche l'AT ne dà alcune allusioni. Il Cantico dei Cantici,
al capitolo 3, dice: "Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l'amato del mio cuore; l'ho cercato, ma non l'ho trovato" (Ct 3,1).
Dio, nella fase della seconda conversione, dà alla persona l'impressione
di non averlo trovato. Mentre la prima conversione, risponde a una diversa
logica, che è descritta dal profeta Geremia: "Mi hai sedotto,
Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso"
(Ger 20,7). Il profeta Geremia, con queste parole, si riferisce all'inizio
della prima conversione che è sempre caratterizzata da una dolce
attrazione esercitata da Dio sul nostro cuore, con una dolcezza tale
che non è possibile resistere. Ma dopo questa seduzione, potrebbe
accadere che la persona si concentri così tanto sulla gioia interiore
che riceve da Dio, da correre il rischio di continuare a seguire il
Signore per risentire questa dolcezza; a quel punto Dio è costretto
a "spegnere l'interruttore" e a fare sparire ogni dolcezza
spirituale, per lanciare alla persona un messaggio di importanza cruciale,
che si può tradurre così: "Sappi che devi cercare
Me e non le dolcezze che Io posso darti". Inizia così una
fase più difficile dal punto di vista della scelta cristiana,
che Giovanni della Croce definisce "La notte oscura". Durante
questa "notte", la persona non è più attratta
dalla dolcezza di Cristo, e ha anzi l'impressione che Dio si sia allontanato
da lei. A quel punto la propria vita spirituale è mossa solo
dalla forza di volontà e dalla scelta deliberata di appartenere
a Dio. Esattamente come accade alla Cananea che continua a gridare la
sua invocazione anche dopo che Cristo le ha mostrato la più completa
indifferenza. Eppure, solo così la fede della Cananea supera
tutti i limiti e giunge a un vertice di eroismo che nel vangelo è
attribuito a pochi. Anche a Caterina da Siena, il Signore, rispondendo
ad alcune sue domande, spiega il perché della sua pedagogia e
le dice: "Vi sono alcuni che mi servono con amore; tuttavia, questo
amore è imperfetto, serve per propria utilità o diletto,
o per il piacere stesso che deriva dal servirmi". Dicendo questo,
Dio si riferisce alla condizione dei due comandamenti che Cristo indica
allo scriba in Mc 12: si tratta di un amore imperfetto, perché
impostato su una base che ruota intorno al piacere stesso che deriva
dal servire Dio. Indirettamente, significa che servono Dio con amore
perfetto coloro i quali, in questo servizio, non ricavano un gruzzolo
di consolazione da mettersi in tasca, non si concentrano sul piacere
stesso che deriva dal servirlo, ma che lo servono con cuore libero da
questa aspettativa, come da tutte le altre. Per liberare la persona
da questa imperfezione, e introdurla sul piano di un amore superiore,
Dio sottrae il gusto sensibile che si trova nel servirlo e nel pregarlo.
Questa notte oscura è una tappa obbligatoria verso la santità. |