"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Un altro testo a cui dobbiamo fare riferimento è Lc 22,31-34. Cristo in questo brano parla esplicitamente della seconda conversione come una tappa necessaria affinché i suoi discepoli raggiungano una maggiore stabilità nell'esperienza cristiana. Ciò avviene nel contesto di un dialogo con l'apostolo Pietro, dove la predizione del suo rinnegamento segna anche il passaggio che deve avvenire, nel cammino personale dell'apostolo Pietro, dalla prima alla seconda conversione: "Simone, Simone, ecco Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli. E Pietro gli disse: Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e anche alla morte. Gli rispose: Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi". Questi versetti, nelle loro battute succinte, contengono una teologia estremamente densa: innanzitutto l'allusione a una fase nuova e diversa che l'apostolo deve attraversare, per essere in grado di assumere una responsabilità pastorale nei confronti degli altri, i quali verranno corroborati dal suo ministero: "Tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (v. 32). L'azione ministeriale e l'assunzione di una responsabilità pastorale nella Chiesa, sono opere che presuppongono l'attraversamento della seconda conversione; il Maestro parla esplicitamente del passaggio di Pietro a un "secondo ravvedimento". Che l'Apostolo si trovi nella fase della prima conversione, lo dimostrano con chiarezza i versetti successivi, dove Pietro assume gli atteggiamenti comuni a tutti coloro che si trovano nella prima conversione: un'eccessiva sicurezza sui risultati raggiunti nel proprio cammino e la non conoscenza di sé. La seconda conversione conduce invece la persona alla conoscenza di sé in Dio e del proprio bisogno del sostegno continuativo della grazia, comprendendo che la grazia di Dio non va intesa come un pieno di benzina, che una volta fatto mi permette di camminare autonomamente per molti chilometri. Questa illusione crolla quando si passa attraverso la notte oscura indicata da Cristo con le parole: "Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano" (v. 31). La prima conversione è una fase in cui la persona, in forza di una volontà realmente indirizzata verso il bene, purifica se stessa compiendo un generale riordino della propria vita alla luce del vangelo. La conseguenza è che la persona, per i disordini derivanti dal peccato originale, entra in una forma di compiacimento, avendo l'impressione di avere raggiunto dei risultati apprezzabili nel suo cammino di fede. Allora il Signore, per tirare fuori la persona da quell'inganno in cui è caduta, permette grandi tentazioni, grandi oscuramenti, toglie la consolazione dello spirito, getta la persona in una prolungata aridità di spirito, fino a quando si radica nel suo intimo il bisogno di ricevere in ogni istante, nelle piccole e nelle grandi cose, l'aiuto della grazia. Nella seconda conversione, insomma, il concetto di autonomia tende a scomparire nella mente del battezzato; Pietro dimostra di avere conservato l'illusione dell'autonomia fino all'ultima cena. La convinzione di Pietro di avere raggiunto dei risultati nel discepolato dovrà essere frantumata dalla presa di coscienza, nella notte del Venerdì Santo, che gli aiuti della grazia sono necessari ad ogni istante, e che non esiste alcuna acquisizione, nel cammino del discepolato, che possa essere considerata definitiva, se non è continuamente alimentata da Dio. L'essere vagliati come il grano rappresenta perciò la fase di ingresso nella seconda conversione ed ha la caratteristica, come dice S. Giovanni della Croce, di essere simile a una "Notte oscura". Ma se Cristo da un lato indica a Pietro la necessità di essere vagliati come il grano, dall'altro gli assicura il sostegno della sua preghiera d'intercessione: "Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede" (v. 32). Per condurre il discepolo a una fase di ulteriore maturazione, Dio deve gettarlo nell'oscurità e nell'aridità profonda, ma questa aridità non intacca la stabilità della fede e delle altre virtù teologali, perché Dio sa dosare tutto con assoluta perfezione. Infatti, non avviene mai che siamo tentati in un modo o in una misura che possa farci del male o addirittura distruggerci (cfr. 1 Cor 10,13).In 2 Cor 12,9, l'Apostolo Paolo chiede di essere liberato da un inviato di Satana che lo schiaffeggia. Dinanzi alla preghiera dell'apostolo, Dio decreta di agire in senso contrario: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza"; come a dire: "Tieniti i colpi dello schiaffeggiatore, perché in forza della mia grazia questi colpi ti miglioreranno". Questo testo si riferisce indirettamente al mistero della divina pedagogia, la quale somiglia all'azione dello scultore che deve compiere un'apparente violenza sulla statua quando vuole renderla più armonica e più bella.

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