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"C
r i s t o M a e s t r o"... i l S i t o |
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Le
principali figure bibliche della Chiesa
Il
popolo del NT è legato spiritualmente alla stirpe di Abramo e sono destinatari
delle promesse ricevute dal Patriarca, tutti coloro, di ogni popolo
e nazione, che vivono di fede (cfr Gal 3,7). Allo stesso modo, la salvezza
ottenuta dai credenti in Cristo è prefigurata dall’esodo dall’Egitto.
Le
basi della sua struttura: gli Apostoli e i loro successori
“Così
dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini
dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli Apostoli”
(Ef 2,19-20).
La
successione apostolica
Da
questa comunicazione nasce il ministero dei vescovi, dei presbiteri
e dei diaconi (cfr At 6,3-6). Ma su questo torneremo più avanti a proposito
del sacramento dell’ordine. Per il momento è sufficiente dire che
la Chiesa è legittimata da un ministero carismatico che dal collegio
dei Dodici si è perpetuato a ogni generazione,
ininterrottamente, mediante l’imposizione delle mani.
Da questa eredità apostolica nasce la gerarchia della Chiesa che, nella
realtà attuale, è anche una istituzione giuridicamente configurata.
Analogamente
al collegio dei Dodici, anche i vescovi formano tutti insieme un unico
collegio che ha nel romano Pontefice, successore di Pietro, il suo centro
di unità. In questa stessa maniera, i presbiteri e i diaconi formano
un unico collegio intorno al vescovo diocesano. La gerarchia della Chiesa
condivide tre compiti (tria munera):
annunciare la Parola, amministrare i sacramenti, dirigere la comunità
cristiana.
Il
primato di Pietro e l’infallibilità
Su
Pietro e sulla sua posizione all’interno del collegio apostolico occorre
fare un discorso a parte. Il suo ministero infatti differisce da quello
degli altri Apostoli, in quanto include la
cura pastorale non solo della Chiesa nel suo insieme ma anche della
stessa comunità dei Dodici.
La
testimonianza del NT
Nei
giorni del suo ministero pubblico Gesù era “il Maestro” fra i Dodici
e perciò anche il punto di riferimento di tutti gli Apostoli. Tuttavia,
si vede dai Vangeli come gradualmente Egli andasse preparando “un altro”
punto di riferimento, in previsione della sua partenza da questo mondo.
Più precisamente bisognerebbe dire che Gesù preparava nella persona
di Pietro un punto di riferimento visibile come “segno” del Cristo
Risorto, il Quale sarebbe rimasto coi suoi discepoli fino alla fine
del mondo, ma d’ora in poi invisibilmente (o meglio, visibile solo nei
“suoi” segni). Pietro acquista così valore di “segno” per tutta la
Chiesa, pastori e fedeli.
Gli Apostoli ebbero una chiara cognizione della volontà di Cristo
a riguardo di Pietro, tanto che le liste riportate dai tre Sinottici
(Mt 10,2ss; Mc 3,14ss; Lc 6,12,ss) lo mettono sempre in cima alla serie.
Matteo in modo particolare aggiunge un appellativo: “I nomi dei dodici
Apostoli sono: primo,
Simone…”. Questo primato di Pietro è frutto di una decisione libera
e imperscrutabile del Signore, dal momento che non ci sono motivi
umani apparenti: Pietro non è il più fedele né il meno peccatore tra
i Dodici; anzi, se si toglie Giuda è quello che ha mancato di più verso
il Maestro.
La
testimonianza del NT "Ti chiamerai Cefa” (Gv 1,41).
Gesù
cambia il nome a Simone, intendendo alludere al carattere apostolico
della Chiesa, appunto fondata su un basamento visibile, “segno” di Quello
invisibile. Nella Bibbia e nella mentalità ebraica il nome rappresenta
il destino o la missione di una persona. Per questo l’evangelista sente
il bisogno di rendere chiaro il senso di questo nome: “… che vuol dire
pietra”. Nell’AT la stessa
cosa era accaduta ad Abramo (Gen 17,5) e a Giacobbe (Gen 32,29). Se
uno ritrova se stesso nel piano di Dio, scopre anche di avere una nuova
identità (cfr Ap 2,17). |
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