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La duplice rivelazione di Cesarea di Filippo

Il brano suddetto di Mt 16,13-20 è uno dei più importanti per la comprensione del ministero petrino. Alla domanda di Gesù, Pietro risponde: Tu sei il Cristo. Risposta confermata da Gesù e arricchita di una nuova rivelazione: la Chiesa. Si tratta allora di due rivelazioni inseparabili: la vera identità di Cristo e la vera identità della Chiesa. La rivelazione della Chiesa è concomitante alla rivelazione del ministero dell’Apostolo: “E tu sei Pietro… su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Le parole di Gesù rivelano così il rapporto strettissimo tra il ministero di Pietro e la nascita (e la legittimazione) della Chiesa:

Su questa pietra edificherò la mia Chiesa

L’idea della pietra angolare richiama il senso di un riferimento unificante nell’edificio della Chiesa. Questo significa che Cristo ha inteso fondare una istituzione concreta e visibile, quindi non soltanto carismatica e spirituale, che può essere ovunque e in nessun luogo. In questa istituzione concreta e visibile, Pietro è costituito come centro di unità e pastore universale. Lui stesso, però, ci ricorda che ciascun battezzato, secondo la sua specifica vocazione, è una pietra viva nel Tempio di Dio (cfr 1 Pt 2,4-5).

Le porte degli inferi non prevarranno

Il ministero petrino è anche garanzia di perenne stabilità. Le forze del male possono minacciare la Chiesa, la possono perseguitare e tormentare, ma non possono mai abbatterla, perché Cristo l’ha edificata sulla Roccia, cioè sull’infallibilità del carisma apostolico proprio della Chiesa (di cui diremo più avanti), distribuito a molti pastori, ma vissuto da tutti in piena comunione col pastore dei pastori. Questa comunione è appunto la Roccia che terrà la Chiesa stabile e ferma fino al momento dell’ultimo scontro con le forze delle tenebre.

A te darò le Chiavi…

Si tratta qui del cosiddetto potere delle chiavi che qualifica la Chiesa apostolica. In primo luogo qui va compreso il linguaggio usato, un linguaggio mutuato dal mondo rabbinico. Per i rabbini, “legare” e “sciogliere” indicavano l’autorità di dichiarare “lecito” o “illecito” in base all’interpretazione delle Scritture. Gesù lo costituisce in tal modo Dottore della Parola, autenticando il suo magistero mediante un dono di sapienza proveniente dal Padre: “Beato te, Simone di Giona…”. Da qui la sicurezza del popolo di Dio di poter riposare su un insegnamento esatto. Da questo presupposto nasce poi il carisma dell’infallibilità pontificia.

Il ruolo di Pietro dopo Pentecoste

Dopo l’Ascensione di Gesù, la comunità cristiana riconosce in Pietro un personaggio cardine per il suo successivo cammino. Infatti,  dopo l’evento impressionante della Pentecoste è Pietro che prende la parola mentre gli altri Apostoli tacciono (At 2); è ancora Pietro che avvia il processo di apertura della Chiesa ai pagani (At 10), processo che sarà portato a compimento da Paolo. Inoltre, quando il Sommo Sacerdote vuole colpire la comunità cristiana, fa imprigionare Pietro (At 12), segno che anche il sinedrio ha inteso il primato di Pietro come un ruolo di coordinamento centrale di tutto il movimento cristiano.La tradizione cristiana più antica indica Roma come il luogo del martirio di Pietro; scrittori ecclesiastici come Clemente, Ireneo e Caio (risalgono tutti al I-II sec.) parlano della predicazione di Pietro a Roma. Fin dall’inizio, il Vescovo di Roma è stato perciò considerato come successore di Pietro. In questi termini si esprimono vari Concili, tra cui il Vat. II.

1.5  L’infallibilità

Il ruolo di Pietro, che il Gesù storico gli aveva ufficialmente annunciato in Mt 16,13-20, viene riconfermato dal Risorto in Gv 21,15ss. Nell’affidargli il compito pastorale il Cristo risorto utilizza due formule diverse: “Pasci i miei agnelli” (v. 15) e “Pasci le mie pecorelle” (vv. 16-17). Agnelli e pecorelle sono due termini che indicano la totalità del gregge, e quindi l’allusione è alla totalità della comunità cristiana. Il mandato è insomma quello di pastore universale. A questa responsabilità planetaria si aggiunge naturalmente un dono dello Spirito che abilita Pietro (e i suoi successori) a un compito che supera la portata della capacità umane. In questo contesto si situa il dogma dell’infallibilità, proclamato nel Concilio Vat I.Occorre innanzitutto precisare che il carisma dell’infallibilità è stato dato da Cristo alla Chiesa, prima che a un singolo uomo. L’infallibilità del romano Pontefice, adombrata dal potere delle chiavi concesso all’Apostolo Pietro (cfr. Mt 16,19), è in sostanza una personificazione dell’infallibilità della Chiesa. E’ perciò la Chiesa intera che possiede un sensus fidei per il quale percepisce un disagio quando la dottrina annunciata è erronea. Questa verità si può affermare di ogni comunità cristiana matura.Sul piano biblico, l’infallibilità della Chiesa è legata alla promessa di Gesù, secondo cui lo Spirito guida la Chiesa alla verità tutta intera (cfr Gv 16,13). La Chiesa è dunque istruita continuamente dallo Spirito, quindi non può smarrirsi né andare fuori strada. Questa è l’essenza dell’infallibilità che Cristo ha donato alla sua Chiesa. In modo particolare, l’infallibilità della Chiesa si concretizza nell’insegnamento del corpo episcopale unitamente al Papa (es.: il Concilio), e nella persona del Papa, quando intende insegnare ex cathedra. Vale a dire, quando proclama una verità relativa alla fede e ai costumi che va intesa come obbligante per la Chiesa universale. In questi casi (come accade ad es. nelle canonizzazioni o nelle definizioni dei dogmi), il Papa dice esplicitamente di parlare come pastore universale e non semplicemente come vescovo di Roma.

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