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"C
r i s t o M a e s t r o"... i l S i t o |
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Maria
e la Chiesa
Tra
Maria e la Chiesa vi è un rapporto molto stretto, che è stato messo
in evidenza dal Concilio Vat. II nel capitolo VIII della costituzione
sulla Chiesa (Lumen Gentium).
La dottrina che riguarda la Madre di Cristo è stata presentata dal Concilio
come un capitolo del più ampio discorso sulla Chiesa, dal momento che
Maria può personificare la realtà della Chiesa meglio di chiunque altro.
Come la Chiesa, Maria è eletta
e predestinata; come la Chiesa, Maria vive
la sua vita umana nella fede; come la Chiesa, Maria è Vergine
e Madre; come la Chiesa, Maria è in
costante ascolto della Parola di Dio; come la Chiesa, Maria dona
Cristo al mondo, costituendo lo spazio umano in cui Dio si fa vicino
agli uomini; come la Chiesa, Maria è impegnata in prima persona nella
lotta contro le potenze delle
tenebre; come la Chiesa, Maria è la
pienezza di Grazia che si effonde sul mondo; come la Chiesa, Maria
è innalzata nella gloria del
Cielo, dopo essere stata trasfigurata nel suo corpo umano. Tante
analogie – ne abbiamo detto solo alcune - permettono a Maria di personificare
la realtà della Chiesa come umanità aperta alla Grazia e come attesa
di glorificazione futura.
Punti
salienti della dottrina mariana del Vat. II
-
Maria (redenta dal Figlio in anticipo rispetto al momento storico
della Morte sul Golgota) accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio,
divenendo Madre di Dio. In virtù di questa vocazione ella supera di
gran lunga in dignità tutte le altre creature terrestri e celesti.
-
Ella è la Vergine profetizzata in Is 7,14, che partorisce l’Emmanuele;
è la prima di quei poveri che attendono con fiducia da Dio la salvezza
ed è, al tempo stesso, l’eccelsa Figlia di Sion con la quale si sono
compiuti i tempi della Nuova Alleanza.
“Tutte
le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,49)
In
queste parole, riportate dal Vangelo di Luca, si avverte il presentimento
di Maria che i secoli futuri le avrebbero riconosciuto i singolari doni
di cui è stata oggetto, ovviamente non per se stessa, ma per la salvezza
del genere umano. I dogmi che la Chiesa ha definito nel corso dei secoli
sono l’aspetto ecclesiale di questo riconoscimento che le generazioni
devono offrire a Maria.
La divina maternità
L’applicazione
a Maria del titolo di “Madre di Dio” è molto antica e risale all’anno
431, durante i lavori del Concilio di Efeso. Con questo dogma si afferma
in sostanza che Maria non è madre solamente del Cristo-uomo, perché
questo significherebbe considerare Maria Madre del “corpo fisico” di
Gesù. Ciò sarebbe inammissibile, dal momento che nessuna madre genera
“un corpo”, ma “una persona”. In questo caso, la persona che nasce da
lei non è una persona umana, perché il Figlio generato da lei è personalmente
Dio. Se il Figlio di lei è personalmente Dio, allora lei deve essere
chiamata a ragione “Madre di Dio”. A questo dogma si connette quello
della sua Verginità, dal momento che il Figlio di Dio non poteva nascere
“da un uomo”; questa Verginità è inoltre perpetua, nel senso che neppure
l’esperienza del parto, secondo il pensiero dei Padri, avrebbe danneggiato
in alcun modo il corpo di Maria.
L’Assunzione
La
questione di cosa si avvenuto alla fine della vita terrena di Maria
viene posta per la prima volta nell’anno 377 dal vescovo Epifanio, ottimo
conoscitore delle tradizioni palestinesi. Nelle sue ricerche sulle tradizioni
relative a Maria scopre una grande e apparentemente inspiegabile lacuna:
non si sa quando Maria sia morta, né dove; non si conosce alcun sepolcro
di lei a Gerusalemme né altrove. Epifanio si limita a questa constatazione
e non osa aggiungere altro, dal momento che le Scritture non dicono
niente: “… per parte mia non oso parlarne. Conservo tutto ciò nel mio
pensiero e taccio” (Panarion).
L’unico riferimento che egli si sente di fare è Ap 12,14, dove si potrebbe
intravedere il destino di Maria alla fine della sua vita terrena: l’Assunzione
in cielo. La riflessione teologica continuerà per tutto il Medioevo
fino all’epoca moderna sarà portata a compimento dalla decisione del
Magistero di definire solennemente questo dogma, cosa che ha avuto luogo
il 1° Novembre 1950, per opera di Pio XII, con la costituzione apostolica
Munificentissimus Deus. I
riferimenti biblici sono piuttosto indiretti ma non assenti: nel piano
della salvezza Maria rappresenta la nuova Eva, madre e capostipite dell’umanità
redenta, e svolge un ruolo strettamente congiunto a quello del Figlio,
sebbene a Lui subordinato. La vita di Maria si conclude perciò logicamente
con un destino simile a quello del Figlio: la glorificazione celeste,
anticipata rispetto alla Parusia. Inoltre, il Salmo 45 è applicato dai
Padri a Maria: “Alla tua destra la regina in ori di Ofìr… entrano insieme
nel palazzo regale” (Sal 45,10.14-16). Poi, in Ap 12, il grande segno
che appare nel cielo è appunto “una donna vestita di sole”. Vi è infine
un ulteriore collegamento dovuto alla sua immacolatezza. Se la morte
è conseguenza del peccato originale, ossia la morte come noi la conosciamo,
la morte fatta di angoscia e di spavento perché non sperimentata in
Dio (ossia fuori dall’Eden), colei che era esente dal peccato originale
doveva pure essere esentata da questo tipo di morte. Ne risulta, per
Maria, non una morte ma una dormizione, cioè una morte in Dio, come
quella che l’uomo avrebbe sperimentato se non avesse scelto un sistema
di vita senza Dio. L
’Immacolata Concezione
Il
problema della immacolatezza di Maria viene posto per la prima volta
da S. Agostino, affermando esplicitamente che Maria è stata preservata
dal peccato originale mediante la grazia proveniente da Cristo. Il titolo
di “immacolata concezione” comincia a circolare tra il popolo cristiano
dopo il 1830, anno dell’apparizione di Maria a Caterina Labouré con
la consegna dell’effigie della Vergine “concepita senza peccato”. Il
dogma però viene definito nel 1854 da Pio IX con la bolla Ineffabilis
Deus. Quattro anni dopo, avviene l’apparizione di Lourdes, dove
Maria si presenta proprio col nome di “Immacolata Concezione”. Dal punto
di vista biblico la fonte di riferimento è costituita dal Vangelo di
Luca, dove, nella salutazione angelica, Maria è chiamata con un nome
nuovo: “Piena di Grazia” (1,28). Vi sono altri riferimenti biblici integrativi
che comunque non vanno taciuti. Intanto Gen 3,15: l’inimicizia radicale
tra la discendenza della Donna e quella del Maligno. L’inimicizia radicale
può esistere solo in un essere veramente libero dalle suggestioni del
peccato, e perciò in stato di immacolatezza originale. L’immacolatezza
di Maria è inoltre prefigurata nell’immagine della Gerusalemme celeste
che, appunto, è nostra madre. Inoltre, nel Vangelo di Luca, oltre al
“nome nuovo” di Maria, già menzionato, va sottolineata una espressione
profetica di Elisabetta nel momento della visitazione: “Benedetto il
frutto del tuo grembo”, che allude giustamente a un processo generativo
libero dalla trasmissione del peccato originale, che appunto si contrae
nell’atto del concepimento.
Le apparizioni e i messaggi della Madonna
Nell’arco
di duemila anni di storia della Chiesa, Maria si è resa presente ai
travagli della Chiesa a ogni secolo, tranne il secondo, che è l’unico
secolo in cui non si sono registrate apparizioni di Maria. Noi ci soffermiamo
solo sulle maggiori apparizioni di questi ultimi duecento anni. |
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