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"C
r i s t o M a e s t r o"... i l S i t o |
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Proemio
Prima
di parlare dei sacramenti è necessario chiarire il concetto di sacramento.
La definizione più generale della parola “sacramento” ha a che vedere
con una realtà invisibile
resa visibile e presente
da qualcosa. Questo “qualcosa” è il sacramento.
Il termine “sacramento” deve perciò in primo luogo applicarsi
a Cristo. Secondo il detto di Gv 14,9: “Chi ha visto Me ha visto il
Padre”, si deve intendere che nell’Incarnazione il Dio invisibile ha
assunto un volto umano. Cristo è dunque il sacramento del Padre. In
Lui il Padre stesso è divenuto Visibile e Presente. I sette sacramenti
nascono da questo Unico Sacramento.
Definizione tradizionale: il
sacramento è un segno efficace
della Grazia.
Significato: si tratta di due strati contemporanei, uno
materiale
e visibile (segno), l’altro invisibile ma
presente ed operante
(efficace). Il sacramento non è dunque solo un segno ma è anche una
Presenza operante.
L’iniziazione
cristiana
Il
cristianesimo è una religione iniziatica.
Fin dalla prima generazione è chiaro che alla fede non si arriva senza
un accompagnamento e senza un itinerario di apprendimento. Si vede già
negli Atti degli Apostoli in 8,30-31, dove un funzionario etiope chiede
di essere istruito per poi ricevere il battesimo. Si tratta insomma
di un abbozzo di catecumenato. La parola “iniziazione” allude a un percorso
costituito da diverse tappe e presuppone qualcuno che, avendo già attraversato
le tappe dell’iniziazione, è in grado di introdurre gli altri in questo
cammino iniziatico. Il cristianesimo dunque non è scontato, non è intuitivo,
ossia bisogna apprenderlo;
in definitiva, più che di un “essere” cristiani, occorre parlare di
un “divenire” cristiani.
La
prassi della Chiesa antica
Nella
Chiesa dei primi secoli, al cristianesimo si veniva introdotti mediante
delle tappe che duravano tre anni per la preparazione al battesimo.
Questo cammino prebattesimale veniva chiamato “catecumenato”; durante
questi tre anni svolgevano un ruolo cardine i catechisti insieme ai
presbiteri. A un certo momento del cammino catecumenale – cioè quando
iniziava la catechesi sui sacramenti - si veniva ammessi alla celebrazione
eucaristica, ma solo fino alla Liturgia della Parola. In prossimità
del battesimo si raccomandava ai catecumeni la preghiera e il digiuno,
praticato nei giorni di Mercoledì e Venerdì. Ciò avveniva solitamente
durante la Quaresima e nella Veglia pasquale, infine, veniva amministrato
il battesimo insieme alla cresima e alla Eucaristia. Dopo il battesimo,
continuava il processo di introduzione alla vita cristiana sotto il
nome di “mistagogia”. Di questa ultima tappa, che conduceva i cristiani
alla maturità sia pratica che dottrinale, era responsabile direttamente
il Vescovo, che preparava le catechesi mistagogiche e le teneva ai battezzati
come un’istruzione particolareggiata sul pensiero cristiano.
La
prassi attuale
Attualmente
ci troviamo dinanzi a una situazione parecchio mutata rispetto all’ordinamento
della Chiesa antica. Il battesimo dei bambini ha eliminato il catecumenato;
i genitori infatti si impegnano ad accompagnare il bambino nella sua
scoperta della fede fino ai sacramenti dell’iniziazione. La Parrocchia,
dal canto suo, offre gli itinerari di catechesi per la Comunione e per
la Cresima. Non ci soffermiamo su certi problemi cruciali e diffusi
circa i criteri della scelta dei catechisti. Osserviamo solamente che
l’ordine dei sacramenti appare notevolmente variato rispetto alla Tradizione.
Laddove si aveva la sequenza Battesimo-Cresima-Eucarestia, oggi si ha
la sequenza Battesimo-(prima Confessione)-Eucarestia-Cresima. Quello
che è sempre stato il Sacramento per eccellenza, la tappa finale del
venire alla fede, cioè l’Eucarestia, oggi è come una tappa di passaggio
per chi, fra le altre cose, non è ancora stato confermato nella maturità
della fede. Il problema non mi sembra piccolo. Tuttavia, non cade sotto
la nostra responsabilità e noi ci limitiamo a sottolineare la differenza
della prassi attuale con la Tradizione della Chiesa antica.
Le cose cambiano, avvicinandosi alla prassi dei primi secoli,
nel rito per l’iniziazione cristiana degli adulti (RICA). Esso prevede,
ricalcando l’iniziazione antica, tre grandi tappe:
Primo
Grado:
Dopo un periodo di precatecumenato, in cui l’adulto che chiede di ricevere
il battesimo viene esaminato, per una durata non precisabile, circa
la rettidudine delle sue intenzioni. Si tratta insomma di vedere le
la persona chiede il battesimo perché intende davvero diventare cristiana
o perché mossa da ragioni di carattere sociale. Dopo questo c’è l’ammissione
ufficiale al catecumenato, mediante un rito in cui il catecumeno è presentato
e accettato come tale in seno alla comunità cristiana. Durante la Messa
il catecumeno assiste alla Liturgia della Parola; dopo l’Omelia gli
viene consegnata la Bibbia e a quel punto deve uscire, perché la Messa
continua con la Celebrazione Eucaristica, alla quale il catecumeno non
può assistere.
Durante il catecumenato, insieme all’istruzione catechetica sulla
dottrina della fede, i catecumeni vengono introdotti all’ascolto e alla
preghiera mediante Liturgie della Parola. I catecumeni vengono sostenuti
dalla comunità cristiana nelle difficoltà del cammino e in determinati
momenti vengono più volte esorcizzati (di solito al termine della catechesi)
con “benedizioni” e “esorcismi minori”.
Secondo
Grado:
Abbraccia un periodo abbastanza breve, in quanto coincide con Tempo
di Quaresima. Durante questo secondo grado hanno luogo anche le Traditiones,
cioè le consegne dei Vangeli, del Padre Nostro e del Credo (che hanno
luogo nelle Domeniche successive alla terza). All’inizio della Quaresima
– cioè nella prima Domenica - il catecumeno sceglie il “nuovo nome”
con cui sarà chiamato da quel momento in poi. Dopo l’Omelia il nome
nuovo viene detto ufficialmente all’assemblea. Il celebrante prega su
di lui e lo congeda. Uscito il catecumeno, la Messa continua con la
Celebrazione Eucaristica. Dalla terza Domenica in poi hanno luogo gli
scrutini: ossia la preparazione immediata ai sacramenti mediante la
Liturgia della Parola Domenicale. La consegna del Credo avviene il Sabato
Santo, durante la mattinata, insieme al rito dell’ “effatà”.
Terzo
Grado:
Inizia con la Notte di Pasqua; ricevuti i sacramenti dell’iniziazione,
la terza fase consiste in un periodo chiamato “mistagogia”, sarebbe
un approfondimento più accurato della dottrina della fede.
Il
Battesimo
Gli
effetti spirituali del Battesimo li abbiamo trattati nelle catechesi
precedenti, sotto la voce “vita nuova: virtù e carismi”. In questa sede,
non torneremo sul già detto (che rappresenta peraltro la parte più importante
e consistente) e aggiungeremo dei particolari non detti.Il termine italiano “battesimo”, viene dal verbo greco “baptizo”,
che significa “immergere”. In greco non si usava nel senso di “lavarsi”,
ma era connesso all’idea di annegamento e di morte. Il NT utilizza il
verbo “baptizo” sempre nel senso cultuale, sia che si tratti di un battesimo
di semplice penitenza, come quello amministrato da Giovanni Battista,
sia che si tratti del Battesimo cristiano, di cui si parla negli Atti
e nelle lettere apostoliche.
Il
battesimo ricevuto da Gesù
Tutti
e quattro gli evangelisti fanno riferimento a un episodio che si colloca
all’alba della vita pubblica di Gesù, un episodio apparentemente inspiegabile:
Gesù che si sottopone al battesimo di Giovanni. Questo battesimo, amministrato
nel Giordano, supponeva uno stato di peccato e rappresentava un gesto
penitenziale che comunque non era in grado di purificare realmente la
coscienza. Lo stesso Giovanni non capisce che senso abbia battezzare
Cristo (cfr. Mt 3,15). Questo battesimo per Cristo ha avuto invece diversi
significati: si tratta intanto della prima rivelazione pubblica della
sua identità di Messia. Lo Spirito si posa su di Lui, come aveva predetto
Isaia (11,2), e la voce del Padre risuona accreditandolo come Maestro
autentico. Alla luce dei detti di Gesù sul Pane e sul Calice durante
l’ultima cena, bisogna poi aggiungere che nel suo battesimo Cristo si
presenta per la prima volta con il peso del peccato del mondo, di cui
chiede perdono a Dio in nome di tutta l’umanità. In nome di tutti Egli
compie un atto di conversione che apre la strada al nostro, perché dà
inizio al cammino di ritorno a Dio, così come nel deserto vince la suggestione
dello spirito del male, aprendo la strada alla nostra vittoria.
Il
battesimo negli Atti e nelle Lettere
La
finale dei Vangeli riporta il comando di Gesù ai discepoli di amministrare
il battesimo che ottiene il perdono dei peccati e il dono dello Spirito.
Va notato che il battesimo è menzionato in questi testi insieme alla
fede, lasciando intendere che il battesimo produce la salvezza individuale
a condizione che ci sia anche
l’accoglienza della fede (cfr. Mc 16,16). Matteo riporta le parole
del Risorto prima dell’ascensione, facendo notare come Egli, nell’inviare
gli Apostoli, dica loro innanzitutto
di evangelizzare, e poi di battezzare (28,19). Il battesimo deve
quindi essere necessariamente preceduto dalla
conoscenza della dottrina di Cristo
e dalla
disponibilità a sottomettersi alla sua Parola.
Negli Atti il battesimo è amministrato o dagli Apostoli stessi o dai
Diaconi, e sempre dopo una catechesi prebattesimale (cfr. At 8,36-39
e 10,37-43). Alla amministrazione del battesimo si connette l’effusione
dello Spirito, anche se c’è un secondo momento in cui lo Spirito si
riceve per l’imposizione delle mani dell’Apostolo (cfr. At 8,18). Il
rito del battesimo cristiano è inteso come un morire e un risorgere
con Lui (cfr. Rm 6,4). L’immersione corrisponde alla morte e l’emersione
corrisponde all’uscita dal sepolcro nella luce della resurrezione. Il
battezzato è in sostanza uno che è già morto sulla croce, e perciò non
può più morire. Più precisamente, egli
vive della vita stessa del Cristo risorto, e per questo l’insieme
dei battezzati forma il Corpo Mistico di Cristo, è Cristo, come già
abbiamo detto. La terminologia paolina indica con l’espressione “uomo
nuovo” colui che, essendo stato battezzato, cammina secondo lo Spirito.
A ciò si oppone la condizione dell’ “uomo vecchio”, schiavo delle antiche
passioni.
Il
battesimo negli scritti giovannei
Per
l’Apostolo Giovanni è centrale questa idea della vita eterna che circola
già nell’interiorità del battezzato. L’inizio di questa vita nuova è
sempre collegato da Giovanni al binomio acqua-Spirito. Egli vede l’origine
della grazia battesimale nella morte di croce, quando dal costato di
Cristo, colpito dalla lancia, escono sangue e acqua (cfr. 7,37-39 e
19,34; 1 Gv 5,6-8). Così, dal sacramento originario, scaturisce la grazia
che fluisce nel settenario dei sacramenti della Chiesa. Il testo giovanneo
più esplicito è certamente il dialogo notturno con Nicodemo (Gv 3,1-21),
in cui Gesù dice esplicitamente che se non si rinasce da
acqua e Spirito non si può entrare nel Regno, anzi non è possibile
neppure vederlo (vv. 3.5).
Il
battesimo e la liberazione dell’uomo
Il
battesimo è l’esperienza più radicale di liberazione, perché è la
liberazione dalla morte. Non vi è liberazione maggiore di questa.
All’interno di questa grande liberazione ci sono una serie di catene
che si spezzano. La prima e più grande catena che si spezza è la
Legge. Per capire il senso di questa liberazione occorre seguire
l’insegnamento dell’Apostolo Paolo. Non possiamo farlo per esteso, ma
citeremo qui i brani cardine del suo pensiero. Inutile ripetere quanto
detto a proposito della vita nuova, ossia dell’organismo soprannaturale
che, appunto, inizia a esistere col Battesimo. Ci soffermeremo qui solo
sull’aspetto della grazia come libertà. La
libertà dalla Legge Certamente occorre iniziare dalla lettera ai Galati. Per Paolo, la Legge di Mosè ha svolto una funzione simile a quella di un pedagogo. Ci ha custoditi nella fase infantile della nostra vita spirituale. Si ha bisogno infatti del riferimento della Legge, finché non si giunge a quella fase che l’Apostolo definisce con l’espressione “vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3,27). Essere rivestiti di Cristo significa vivere uno stile di vita interamente conformato allo stile di Cristo. E’ naturale che chi giunge allo stadio di questa maturazione vive come Cristo e non ha perciò alcun bisogno di una Legge che gli imponga alcune cose e gliene proibisca altre. In sostanza, solo chi non è maturo nell’amore, ha bisogno di una legge, allo stesso modo di una coppia che, essendo immatura nell’amore, ha bisogno della legge della reciproca fedeltà; ma se una coppia vive in pienezza l’amore, non ha certo bisogno di una legge che imponga la coabitazione, o l’assistenza del coniuge, o la fedeltà, o la cura dei figli. Tutte queste cose sono dettate dall’amore; ma qualora l’amore non ci fosse, devono essere dettate dalla legge. Ecco perché chi è immaturo nell’amore ha bisogno della Legge. Il battesimo ci libera dunque da questa forma di immaturità e ci permette di vivere una vita che è libera appunto perché ispirata dell’amore. A questo punto, la Legge diventa inutile? No. La Legge rimane sempre un punto di riferimento esterno che agisce come un sostegno o un aiuto della coscienza cristiana |
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