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"C
r i s t o M a e s t r o"... i l S i t o |
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Alla
luce degli ulteriori approfondimenti delle scienze umane, questo quadro,
anche se descrive i tratti reali dell’esperienza matrimoniale, è sembrato
tuttavia bisognoso di completamento. Tale completamento consiste nel
focalizzare non soltanto ciò che il matrimonio garantisce all’individuo,
avendo trascurato di dirci
cosa diviene una coppia che vive
la grazia sacramentale del matrimonio. Allora, oltre a dire
a cosa serve il matrimonio, dobbiamo anche precisare quale sia l’identità
della coppia nel pensiero di Dio. Dopo ci chiederemo anche quali
sono le sue finalità e le sue relazioni col ministero della vita.
Alle
sorgenti dell’amore umano
La
ricerca dell’identità della coppia, passa attraverso il recupero dell’intenzione
di Dio. Ci volgiamo per prima cosa a interrogare le Scritture, seguendo
l’indicazione che Gesù ha dato ai farisei: “Non avete letto che da
principio il Creatore li
creò maschio e femmina...” (Mt 19,4). Per comprendere nel giusto modo
l’amore e il matrimonio bisogna allora ripartire dal principio.
La
testimonianza dell’AT
Leggiamo
allora che cosa Dio ha fatto da
principio. Nella Bibbia abbiamo due racconti della creazione dell’uomo,
entrambi nella Genesi, il primo si trova in 1,27-31 e il secondo in
2,7-8.15-25. In questi pochi versetti è condensata una profonda antropologia.
“a
immagine di Dio
li
creò
maschio e femmina
li
creò
Si
vede subito come l’espressione “maschio e femmina” sia in perfetto parallelismo
con “immagine di Dio”. Ciò significa che l’uomo è immagine di Dio in
virtù della sua natura sessuata, nella duplicità complementare della
mascolinità e della femminilità. Volendo seguire l’intenzione di Dio,
l’immagine di Dio sulla terra va dunque cercata in
primo luogo nella coppia. Il matrimonio come sacramento nascerà
infatti sulla base di questo principio. La corporeità sessuata è “sacramento”
dello spirito umano e dice la sua destinazione a integrarsi con un “tu”
personale mediante il dono di sé.
In
che senso la natura sessuata esprime l’immagine di Dio?
Non
si può sfuggire a questa domanda. Il corpo sessuato indica innanzitutto
un “essere per”. La sessualità umana esiste infatti come “un dono per
l’altro”. Nella creazione del corpo sessuato Dio ha in sostanza rivelato
visibilmente il fatto che se una persona non è capace di donarsi rimane
sola e sterile. La persona umana trova la sua più alta realizzazione
nella propria autoconsegna per amore, e questo vale in tutti gli ambiti
della vita. Il corpo umano è insomma un segno di una verità che riguarda
l’interiorità personale: l’io
della persona ha un bisogno costitutivo di realizzarsi nel dono di sé.
La persona stessa si umanizza solo quando entra in relazione di dialogo
con l’altro. Il corpo è insomma il sacramento dello spirito.
Dio si manifesta pienamente allora nell’esperienza della donazione
personale che avviene nella coppia, una donazione che è insieme sorgente
di unità e di fecondità. Sappiamo dal NT che Dio vive una beatitudine
increata proprio nell’esistere
come Amore, cioè in uno slancio di eterna autodonazione. Questa
sua immagine Dio ha voluto replicare nella realtà umana.
L’albero
della conoscenza
Il
secondo racconto della creazione (2,7-8.15-25) aggiunge nuovi particolari.
Qui la prospettiva è un po' diversa: l’uomo viene creato per primo e
la donna in un secondo momento (vv. 7 e 18). A questo duplice atto creativo
si collegano nuove verità della coppia.
La
creazione della donna
A
differenza del primo racconto, qui la coppia nasce in un secondo momento,
in concomitanza con la creazione della donna. Qui troviamo anche gli
spunti di una teologia “al femminile”. La decisione di creare la donna
è sottolineata da un pensiero di Dio, pieno di sollecitudine per Adam:
“Non è bene che l’uomo sia solo, voglio fargli un aiuto che
gli sia simile” (v. 18). La donna viene all’esistenza sulla scia
di un pensiero di amore che Dio rivolge all’uomo. Più precisamente è
la personificazione di questo pensiero di Dio, preoccupato per la
solitudine di Adam. D’ora in poi, se Adam vorrà avere un’idea di come
lo ama Dio, dovrà guardare come lo ama lei. Qui entriamo in uno degli
aspetti più profondi del sacramento del matrimonio: la “personificazione”
dell’amore di Dio per l’altro; ciascuno dei due è
una rivelazione di questo amore, e insieme lo sono per i figli.
L’unità
della coppia umana
La
donna tratta dal corpo dell’uomo ha anche altri significati. E’ forse
la spiegazione più profonda del fatto che i due sessi sono perfettamente
ordinati l’uno all’altro. Adam non è testimone della creazione della
donna: cade in un sonno profondo, e quando si sveglia scopre di essersi
sdoppiato (v. 21-23). I due esseri che risultano da questo sdoppiamento
tendono continuamente a ritrovare l’unità originaria. Alla donna impone
un nome che in lingua ebraica indica in fondo un altro se stesso: ‘ishah,
perché tratta da ‘ish (v.
23). In italiano potremmo tradurre: si chiamerà uoma,
perché tratta da uomo. Questa
imposizione del nome è parte integrante del primo canto d’amore registrato
dalla Bibbia, un canto di stupore e di ammirazione: tu
sì che sei una parte di me! (cfr. v. 23). Notiamo ancora che in
questo primo incontro tra l’uomo e la donna è Dio che la conduce ad
Adam (v. 22), e non è Adam che se la prende come un bene di sua proprietà.
La accoglie cioè con la delicatezza e l’umiltà con cui si accoglie un
dono.
Il secondo rilievo mette in evidenza il rapporto perfettamente
armonico, tanto che la loro reciproca nudità non produce alcuna forma
di turbamento. Il tema della nudità ritornerà al cap. 3, a proposito
delle conseguenze del peccato originale.
L’infermità
del peccato
Fin
qui il progetto originario è intatto nel suo splendore. La coppia però
ha subito un forte contraccolpo, come Genesi ci narra al capitolo 3.
La coppia è stata colpita in alcuni settori che è necessario riequilibrare
con la grazia battesimale e con la vigilanza del cammino.
Le
tre radici colpite sono messe in evidenza dalla prima parte del versetto
6: “L’albero era buono da mangiare,
gradito agli occhi e
desiderabile per acquistare
saggezza”. Si tratta di tre indicazioni inclusive: il gusto è
inclusivo di tutta la sfera corporea da cui è possibile trarre delle
sensazioni piacevoli; gli occhi sono rappresentativi della sensibilità
più elevata, appunto la dimensione emozionale; la saggezza è indicativa
dello spirito umano ed è inclusiva, al tempo stesso, di tutti gli aspetti
del rapporto col creato e con Dio, rapporto in cui l’uomo decide se
accettare l’ordine del mondo o se cambiarlo secondo il proprio punto
di vista (è l’ambito privilegiato della superbia). Da questa triplice
radice, che Dante nel canto XI dell’Inferno
definisce “le tre disposizion che il ciel non vuole”, nascono tutte
le sciagure della storia.
E
la coppia?
Anche
la vita di coppia risulta minacciata da queste tre “disposizion che
il ciel non vuole”. Il capitolo 3 di Genesi ci descrive quasi subito
le conseguenze interne alla prima coppia: “Si aprirono gli occhi di
tutti e due e si accorsero di essere nudi”. L’autore sacro allude evidentemente
alla scoperta della sessualità avvenuta in maniera autonoma e non nella
luce di Dio. Si tratta di una sessualità che non rispetta le finalità
stabilite da Dio e perciò distrugge l’unità della coppia, invece di
favorirla. Il senso della vergogna indica che essi non sopportano più
la vista della verità del loro corpo: in sostanza, la sessualità vissuta
male ha incrinato la loro armonia coniugale. Il turbamento di questa
armonia interpersonale tocca il vertice nell’interrogatorio di Dio,
quando Adam getta tutta la responsabilità su sua moglie. E’ andata perduta
ogni consapevolezza di solidarietà. In più, da quel momento all’interno
delle dinamiche della coppia subentrano i rapporti di forza, in cui
diventa difficile dialogare e in cui sovente il coniuge più debole,
o più prudente, si trova a subire la prepotenza dell’altro per evitare
mali maggiori (v. 16). |
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dei sacramenti (parte XI)
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