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"C
r i s t o M a e s t r o"... i l S i t o |
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Il
profetismo: “Mi ricordo dell’amore del fidanzamento” (Ger 2,2)
L’AT
parla molto spesso della vita di coppia, ma lo fa quasi sempre dentro
il contesto delle usanze delle varie epoche. L’unico testo che presenta
la coppia nei suoi lineamenti perennemente validi è quello che abbiamo
appena letto, lungo i primi tre capitoli di Genesi. Un salto di qualità
verso una riflessione “sacramentale” si ha con l’annuncio profetico.
Qui Dio, per la prima volta, si presenta a Israele sotto l’aspetto di
uno Sposo. Il periodo dell’esodo e del cammino nel deserto in questa
prospettiva è il tempo della loro prima conoscenza e del fidanzamento
(cfr. Ger 2,2). Lo stanziamento nella Palestina e la nascita dell’organizzazione
statale rappresentano invece il tempo del matrimonio, in cui vengono
fuori delle problematiche che durante il fidanzamento non erano evidenti.
Dio/Sposo si presenta a Israele/sposa come un
partner paziente, disposto a perdonare senza misura tutte le volte
che la sua sposa si sforzi di recuperare il loro rapporto incrinato.
Nello stesso tempo, si comincia a comprendere che Dio vuole assumere
il modello dell’amore umano per rivelare il proprio e, di conseguenza,
ogni coppia che vive consapevolmente nella sua Alleanza è
chiamata a vivere il proprio amore sul modello del Suo, fedele e
fecondo. E siamo già al cuore del matrimonio come sacramento.
La
testimonianza del NT
Il
matrimonio è uno dei temi dell’insegnamento del Gesù storico, insieme
a quello relativo alla verginità e al celibato. Di solito, i temi della
verginità e del matrimonio vengono trattati da Gesù negli stessi contesti.
Si tratta infatti di due vocazioni di rivelazione, a cui Dio ha annesso
un particolare dono dello Spirito.
L’insegnamento di Gesù prosegue poi con l’annuncio di un altro
modo di vivere per il Regno, che è la verginità. Ma non tutti possono
capirlo (cfr. v. 12). Si tratta infatti di una vocazione specifica.
Il
matrimonio e la risurrezione (Mc 12,18ss)
Un
altro insegnamento che associa nello stesso contesto matrimonio e verginità
è originato da una disputa coi sadducei, che lo mettono alla prova con
un’altra domanda insidiosa. Il problema vero, il cuore della disputa,
qui non è il matrimonio, ma la risurrezione. Il matrimonio è però implicato
in modo indiretto, perciò Gesù deve pronunciarsi sia sulla risurrezione
sia sul matrimonio. I sadducei erano una setta materialista; non credevano
all’esistenza di spiriti e di anime, perciò negavano anche la possibilità
della risurrezione. Non erano però atei. La domanda che pongono a Gesù
è un tranello: se esiste la risurrezione, cosa avviene a una persona
che si è sposata più volte durante questa vita? Quale degli antichi
partners sarà quello legittimo?
Chi
è lo Sposo? I Vangeli fanno intendere che la nascita umana di Dio, ossia l’Incarnazione, va interpretata come un matrimonio: il Signore ha sposato l’umanità. E’ significativo che Gesù stesso si presenti come uno Sposo nella parabola di Mt 22,1ss: “Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio...”. Questo matrimonio del Figlio ha qualcosa a che vedere col matrimonio della coppia cristiana. Certo, nel senso che l’amore di Lui è il modello dell’amore dei due, ma soprattutto nel senso che i due hanno bisogno di ricevere l’amore di Lui per potersi amare come coppia cristiana. Questa verità è chiaramente espressa, sebbene in figura, nell’episodio delle nozze di Cana (Gv 2,1ss). Dopo che Gesù ha cambiato l’acqua in vino, il maestro di tavola chiama lo sposo per complimentarsi con lui. Ha intuito giusto, ma ha sbagliato persona. Lo Sposo a cui fare i complimenti per la qualità ottima del vino era un altro. Il vero Sposo. Lo Sposo che rende possibile l’amore vero nella coppia. Infatti, per l’AT, il vino è simbolo della gioia dell’intimità sponsale che somiglia all’ubriacatura del vino (cfr. Ct 4,10; 7,10); la coppia cristiana si sposa, ma l’Amore glielo procura lo Sposo. In questa prospettiva, Cristo intende essere il terzo tra i due, per mettere i due in grado di amarsi come ama Lui. Ossia: per sollevare l’amore umano alla dignità di sacramento
Questo mistero è grande (Ef 5,21ss)
Una
riflessione teologica in senso stretto sul matrimonio come sacramento
la troviamo nell’epistolario paolino. Al cap. 5 di Efesini, Paolo presenta
lo stile di vita che contraddistingue il matrimonio cristiano. Il punto
di partenza è il v. 21: “Siate sottomessi
gli uni gli altri nel timore di Cristo”. Alla luce di questo versetto
va compreso quello successivo: “Le mogli siano sottomesse ai mariti
come al Signore”. Si tratta di
una sottomissione reciproca, e non a senso unico. Per questo l’Apostolo
aggiunge: “Voi, mariti, amate le vostre mogli come Cristo ha amato la
Chiesa” (v. 25). E Cristo ha amato senza spadroneggiare; anzi, si è
consegnato perché la sua sposa ricavasse dal suo sacrificio tutti i
benefici possibili. In sostanza, l’Apostolo vuole dire che dalla vita
della coppia cristiana vanno eliminati i rapporti di forza, in ogni
loro manifestazione. Essi impediscono infatti all’amore umano di divenire
“segno”. Inoltre, Cristo ha amato la Chiesa “per renderla santa” (v.
26); ciò significa che il matrimonio come sacramento partecipa della
santità stessa della Chiesa e perciò non è affatto una realizzazione
cristiana di second’ordine.
Matrimonio
e verginità secondo S. Paolo (1 Cor 7,1-40)
La
dottrina che Paolo enuncia su questi due temi è molto chiara: intanto
viene affermata l’indissolubilità del matrimonio, tanto che, nell’eventualità
di una separazione, nessuno dei due può contrarre un nuovo matrimonio
(7,10-11). Nel caso, però, di un matrimonio tra un credente e un non
credente, vi è un’eccezione: se la parte non credente vuole separarsi,
si separi (7,15). Ma se non vuole separarsi, non deve essere ripudiata.
Il matrimonio vale solo per questa vita (7,39).
Alcuni
aspetti del Magistero recente sulla famiglia
Sulla
morale familiare c’è stato un intervento notevole di Paolo VI con una
enciclica del 1968: Humanae Vitae.
Il Papa comincia col dire che l’amore coniugale non è un’invenzione
umana e che, di conseguenza, possiede delle proprietà radicate nella
natura. Ora, per quanto il potere della scienza e della tecnica possa
essere divenuto grande nell’epoca moderna, non sarà mai lecito violare
le leggi che il Creatore ha posto nella natura. Paolo VI si riferisce
principalmente alla questione della procreazione. 1.In rapporto ai processi biologici: gli sposi devono conoscere e rispettare le leggi biologiche che presiedono alla generazione, perché ne sono i ministri. 2. In rapporto alle energie della propria sessualità: paternità responsabile significa il necessario dominio che la ragione e la volontà devono esercitare sull’istinto. 3. In rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e sociali della coppia: la paternità responsabile si esercita decidendo quale della essere la realtà della propria famiglia, il numero dei propri figli, e perfino, quando le motivazioni sono valide, evitando temporaneamente, o a tempo indeterminato, una nuova nascita.
In
ordine alla trasmissione della vita la “paternità responsabile” è inscindibile
dalla conoscenza dei processi biologici, dal momento che “Dio ha sapientemente
disposto leggi e ritmi naturali di fecondità”. L’atto coniugale per
un cristiano non può contraddire
l’ordine della natura. |
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