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La libertà dal non senso          

Un’altra catena che si spezza è la prigionia dell’aldiqua. Lo stesso Apostolo Paolo dice ai cristiani di Colosse: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù” (3,1). Una mente incapace di gustare la bellezza delle verità eterne, resta rinchiusa nelle insufficienze di questa vita, tormentandosi per tutto ciò che manca. E’ perciò una forma di libertà la capacità di nutrirsi della sapienza. Chi non giunge alla sapienza, non sappiamo in che troverà nutrimento. Certo è che dovrà trovarlo, perché nessuno può sopravvivere se non si nutre, anche nelle cose dello spirito.

La libertà dal peccato

Nella lettera ai Romani, Paolo parla ancora diffusamente dell’esperienza di liberazione che si ha in Cristo e fa riferimento al peccato, sotto una particolare angolatura. Ci sono infatti due maniere di interpretare la realtà del peccato: o come opzione contro Dio compiuta da un essere umano (o da un angelo), oppure come una forza tirannica che domina sulla persona umana fin dall’origine del mondo (Rm 6,12-17). Nelle nostre catechesi abbiamo finora parlato esclusivamente della prima interpretazione del peccato. Non è però l’unica. Il peccato, oltre a essere un’opzione contro Dio, è una forza attiva, capace di suggestionare e di sedurre la nostra interiorità. Il peccato esiste come una forza extraumana, esterna all’uomo. A differenza dello Spirito di Dio, essa non chiede nessun permesso prima di entrare e si comporta esattamente come un animale predatore. La prima lettera di Pietro non a caso mette in guardia i cristiani con questa parole: “Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente, va in giro, cercando chi divorare” (5,8). Quindi, prima che una decisione morale, il peccato è una forza tirannica e predatrice. Abbiamo perciò bisogno di esserne liberati come da un animale vorace in cerca di prede. Il battesimo opererà appunto questa liberazione, facendoci morire e risorgere con Cristo. Chi muore e torna alla vita è veramente libero da ciò che lo aveva prima oppresso e soffocato (cfr. Rm 6,1-11). Questo aspetto della libertà battesimale è definito anche dall’espressione paolina “figli della luce” (Ef 5,8). La liberazione dalla tirannide delle forze del male comporta anche un trasferimento dal regno delle tenebre al regno della luce (Col 1,13). Il battesimo si può concepire perciò come una illuminazione della personalità umana, ormai libera dalla logica della ricerca del buio, tipica di chi opera secondo l’ispirazione del maligno.

La sorte di chi muore senza il Battesimo

L’insegnamento di Cristo non lascia dubbi sul fatto che il battesimo è necessario per la salvezza (Gv 3,5). Circa la sorte dei bambini che muoiono senza avere ricevuto il battesimo non ci è stato rivelato nulla di preciso. Sappiamo che il Regno di Dio è per i bambini e che i bambini non hanno ostacoli nel loro avvicinarsi a Dio (Lc 18,15-16). Non possiamo fare altro che ipotizzare altre vie, a noi ignote, per le quali la grazia santificante viene offerta ai bambini morti prima del battesimo. Di più la Chiesa non si sente di affermare. Durante la Liturgia per la morte dei bambini non battezzati, la Chiesa li affida alla Misericordia di Dio, al pari degli altri defunti; questo significa che si lascia aperta la possibilità di un’offerta della grazia santificante per vie non sacramentali.Per gli adulti che muoiono senza il battesimo bisogna fare parecchie distinzioni: c’è chi non arriva alla conoscenza del Vangelo, c’è chi lo conosce e lo respinge, c’è chi chiede il battesimo e muore da catecumeno… Nel caso degli adulti non battezzati, ci sono due situazioni in cui si verifica una sorta di battesimo extrasacramentale. Si tratta del battesimo di sangue e del battesimo di desiderio. Il primo si verifica nel martirio di un catecumeno. Il suo morire per la fede è già un battesimo, anche se sacramentalmente egli non lo ha ricevuto. Il secondo si verifica nel caso in cui, una persona di qualunque nazione sulla terra, desideri il battesimo per entrare nella Paternità di Dio, e non ci arrivi per il sopraggiungere della sua morte naturale. Il desiderio del battesimo è già sufficiente perché gli effetti della grazia santificante possano illuminare il suo passaggio verso l’eternità.

La Confermazione

Nell’ordine tradizionale la Confermazione (o Cresima) è il secondo sacramento dell’iniziazione cristiana. Questo sacramento segna la tappa della maturazione individuale del cristiano, il quale ha ricevuto il Battesimo in seguito alla sua scelta irrevocabile di Cristo come suo Signore e Salvatore personale, ma ha avuto bisogno di approfondire ancora la sua fede prima di giungere a una pienezza di sapienza e di testimonianza. E’ insomma quello che accade al Cristo storico: Egli cresce in sapienza, età e grazia (cfr. Lc 2,52), ma, non appena giunge all’età matura, prima di iniziare la sua testimonianza pubblica, ha bisogno (come uomo) di una “confermazione”, ossia di una particolare unzione dello Spirito, che lo abiliti ad agire e a parlare in qualità di Messia di Israele (cfr. Mt 3,16).
Il NT e l’effusione dello Spirito

La prima generazione cristiana ha già chiare alcune cose: intanto la rinascita cristiana avviene nell’acqua e nello Spirito (cfr. Mc 1,8 e Gv 3,5). Il Battesimo, in sostanza, produce già la remissione dei peccati e l’effusione dello Spirito. Tuttavia, gli Apostoli erano soliti dedicare un secondo momento all’esperienza specifica dell’effusione dello Spirito, per coloro che già erano stati battezzati. Questo “secondo momento” includeva due elementi: la preghiera e l’imposizione delle mani. Questo si vede molto chiaramente da At 8,15-17. Perfino un non cristiano si accorge di questa prassi, il mago Simone, che chiede anche lui, ovviamente per i suoi scopi, la potenza dello Spirito. Questi due momenti, Battesimo ed effusione dello Spirito, sono distinti anche in senso inverso, come si vede da At 10,44-48, dove l’effusione dello Spirito precede il Battesimo.L’idea che sta alla base di questa prassi degli Apostoli è che una sola effusione dello Spirito non è sufficiente. La persona umana, sia per la sua debolezza che per la complessità delle esigenze della vita, ha bisogno di più interventi dello Spirito, oltre a quello originario. Lo stesso vale per la Chiesa, la quale, dopo avere ricevuto con potenza lo Spirito a Pentecoste, lo riceve di nuovo durante un periodo di persecuzione (cfr. At 4,23-31).

La Confermazione nella Chiesa dei primi secoli

La Chiesa primitiva ha sempre considerato il sacramento della Confermazione come parte integrante della iniziazione cristiana. Va notato, però, che se anche la celebrazione era unica (quella della notte di Pasqua), il rito della Confermazione era distinto, perché implicava l’imposizione delle mani del Vescovo e l’unzione con il crisma. Questo sia per la Chiesa di oriente che per quella di occidente.La separazione materiale del Battesimo dalla Cresima si ha a partire dal V secolo, quando cominciano a formarsi molte comunità cristiane nelle zone di campagna guidate da sacerdoti;  col moltiplicarsi delle comunità, al Vescovo non è più possibile seguire personalmente l’iniziazione di tutti. Così, i sacerdoti cominciano a celebrare essi stessi i Battesimi, mentre per la Confermazione i fedeli dovranno recarsi in cattedrale oppure attendere la visita del Vescovo, che rimane, fino a oggi, il ministro originario della Cresima. I sacerdoti possono farlo solo dietro delega esplicita di quest’ultimo. L’aumento sempre maggiore delle comunità cristiane porta con sé anche un’altra trasformazione: il Battesimo si comincia ad amministrare ai bambini, dietro garanzia dei genitori credenti, e l’iniziazione perde di conseguenza il suo carattere unitario, essendo ormai affidata a ciascuna famiglia e non alla comunità dei catecumeni, guidata da catechisti e presbiteri.Questa situazione si cristallizzerà nel Medioevo, con la redazione dei testi liturgici, che forgiano la prassi della Chiesa occidentale, grosso modo, nella forma che conosciamo oggi.

2.5 I segni della celebrazione

La Liturgia della Chiesa è fatta anche di segni ed è opportuno saperli tradurre in concetti, dal momento che l’universo dei simboli è un linguaggio particolare. Nella cresima il primo segno importante è l’olio. Nella simbolica biblica è un elemento estremamente ricco: l’unzione indica la purificazione (era una consuetudine antica quella di ungersi dopo il bagno), l’agilità per la lotta (venivano unti con olio i lottatori e gli atleti), la guarigione (l’olio era utilizzato per curare le piaghe). Inoltre, l’unzione possiede anche il senso di un sigillo. Anche questo richiama un’antica usanza per la quale sia i soldati che gli schiavi venivano contrassegnati da un sigillo di appartenenza. Dal sigillo si riconosceva chi era il loro signore o il loro condottiero. Gesù stesso parla di un sigillo che il Padre ha impresso su di Lui (cfr. Gv 6,27). I cristiani, insomma, esprimono la loro appartenenza a Cristo, ricevendo un “marchio” che li contraddistingue: essi vengono unti per significare che appartengono all’Unto.Vi sono poi altri segni esplicativi: l’imposizione delle mani, che nella prassi degli Apostoli accompagnava sempre l’effusione dello Spirito, e lo scambio della pace col celebrante, che indica la comunione ecclesiale.

2.6 Gli effetti della Confermazione

La Confermazione potrebbe definirsi come il sacramento della maturità individuale del cristiano. Definiremo invece l’Eucarestia come il sacramento della maturità della comunità cristiana, cioè la fonte e il culmine della vita della Chiesa. La Confermazione è dunque qualcosa che riguarda innanzitutto il singolo credente, segnando una tappa fondamentale della sua esperienza umana e cristiana. Al momento del Battesimo, anche quando questo si riceve in età adulta, non si può dire che uno sia già arrivato alla maturità della fede. Dopo il Battesimo, infatti, occorre una mistagogia, cioè un itinerario che conduca gradualmente il battezzato ad una esperienza sempre più profonda del mistero cristiano. La Confermazione segna la tappa in cui questo processo ha raggiunto una notevole profondità. Si può considerare la Confermazione come il sacramento della “seconda conversione”. La testimonianza degli Apostoli prevede infatti due conversioni e non una: la “prima conversione” ha luogo quando si accetta Cristo come Signore, iniziando il cammino del discepolato. La “seconda conversione” si ha invece quando si diventa capaci di dare la vita per Lui. Gli Apostoli hanno personalmente attraversato le soglie di queste due conversioni.

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