"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Liturgia della parola

COMPRENDE: LETTURE – OMELIA – PROFESSIONE DI FEDE – PREGHIERA DEI FEDELI .

Quando due persone si amano, si parlano e si pongono in affettuoso ascolto reciproco. Ma anche il rapporto interpersonale con Dio ha inizio con la Parola  e l’ascolto. Ovviamente l’iniziativa è sempre di Dio che si rivela all’uomo.Per questo al centro della celebrazione eucaristica c’è la proclamazione della Parola di Dio, fondamento di quell’Alleanza che è sancita dal Corpo e dal Sangue di Cristo.

Gesù, infatti, durante l’ultima Cena disse : “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore” ( Gv 15,10 ). Quindi se non si realizzano l’ascolto e l’accoglienza sincera della Parola di Dio, viene vanificato il sacrificio di Cristo.E’ opportuno sottolineare che la proclamazione della Parola di Dio non è una semplice introduzione alla liturgia eucaristica; la proclamazione della Parola di Dio e il sacrificio di Cristo costituiscono un unico e inseparabile atto di culto. Parola ed Eucaristia sono due momenti dell’unica Mensa. Perciò non si può dire, come qualcuno pensa, che la Messa sia valida dalla presentazione delle offerte alla comunione. Questa teologia serve solo a giustificare i ritardatari cronici.La Liturgia della Parola si fonda sul principio teologico secondo cui Dio prende l’iniziativa e rivolge la sua Parola al suo popolo; la comunità cristiana l’accoglie e si dispone  a rispondere.

Infatti ha una composizione dialogica : PAROLA  DIVINA e  RISPOSTA UMANA

Ci sono infatti diversi interventi alternati:

1     Lettura: Dio parla all’assemblea, il Salmo è la risposta dell’assemblea ;

2     Lettura: Dio parla tramite l’Apostolo, il popolo risponde con il canto allelujatico ;

Vangelo e Omelia: Dio pronuncia il suo insegnamento definitivo mediante il Figlio e l’assemblea torna a rispondere proclamando il Credo.

Perché due letture? La Chiesa è nata dal Giudaismo, anche se ben presto ne ha preso le distanze (Gesù andava nella Sinagoga a pregare di Sabato).

Nella Sinagoga dopo la lettura dello “SHEMA’” (Deut 6) venivano lette due letture :

una lettura tratta dal Pentatetuco (TORAH ) e una dai Profeti.

La struttura delle letture ha una sua logica :

La prima lettura è quasi sempre tratta dall’AT, mentre la seconda dal NT.

L’AT viene letto prima, perché è una preparazione al NT, che ne è il compimento. Non si può avere una chiara chiave di lettura del NT, se non alla luce dell’Antico.

La Parola viene letta da un posto specifico chiamato “AMBONE”, dal greco anabàinein, che significa “SALIRE”.

L’Ambone è il simbolo della tomba vuota: chi proclama il Vangelo rappresenta i due Angeli che annunciano alle donne, ossia alle discepole che si erano recate al sepolcro, la Risurrezione di Cristo: “Perché cercate tra i morti colui che è Vivo?” (Lc 24,5).

La proclamazione della Parola ha grande importanza, perché prelude al grande annunzio della Risurrezione, e perciò “VA PREPARATA”.

Piccola guida per il lettore

1 - Il lettore dev’essere consapevole dell’importanza del servizio liturgico a cui è chiamato. Deve svolgerlo con fede e attenzione, ricordando che non si è veri proclamatori della Parola di Dio se prima non si è suoi attenti uditori.

2 - I testi liturgici vanno letti in anticipo, cercando di capirne bene il significato, altrimenti chi ascolta non comprenderà quanto viene proclamato.

3 - Si devono pronunciare con senso e chiarezza tutte le parole, rispettando i ritmi e i tempi del testo. E’ necessario infatti lasciare spazio a chi ascolta di accogliere quanto si sta proclamando.

4 - La punteggiatura indica le pause per la lettura e per la comprensione del testo. Si legge con calma, senza precipitare, in modo che i concetti arrivino chiari all’assemblea.

5 - Non vanno lette tutte le indicazioni rubricali: “Prima lettura”, “Salmo responsoriale”, etc.

6 - Se è necessario, conviene fare delle prove con il microfono, in presenza del sacerdote o altri, in modo che la voce risulti chiara e comprensibile, e non rimbombi.

7 - Ci si accosta al leggio senza fretta, facendo prima riverenza all’altare con un inchino; così pure nel ritornare al proprio posto. Si inizia la lettura quando tutti sono seduti e in silenzio. La paura e l’ansia si vincono con l’esperienza.Mentre le due letture che precedono il Vangelo si ascoltano stando seduti (ha un grande significato qui la posizione del corpo: lo stare seduti, rappresenta il tipico atteggiamento di ascolto), il Vangelo si ascolta invece in piedi perché in questo gesto si intende esprimere la propria prontezza a vivere secondo le piste esistenziali indicate dalla Parola.Il Vangelo deve essere proclamato da un ministro ordinato, e anche se nella esperienza ordinaria della celebrazione lo stesso sacerdote prima legge il Vangelo e poi tiene l’omelia, a rigore di termini chi tiene l’omelia (che in ogni caso è il presidente) deve prima ascoltare il Vangelo letto da qualcun altro, a rigore di termini un diacono. La sua introduzione è diversa da quella della prime e seconda lettura. Il Vangelo inizia infatti con il saluto del celebrante che intende affermare ancora una volta la reale presenza del Cristo Risorto:

“Il Signore sia con voi”.

Anche la risposta immediata dell’assemblea al Vangelo è diversa da quella che si dà alle prime due letture: “Gloria a Te Signore”. Ciò ricorda le espressioni di meraviglia riportate dal Vangelo dinanzi all’insegnamento di Cristo: “Tutti glorificavano il Signore” (Lc 4,15).Il segnarsi con  la Croce ha come senso il dimorare del Vangelo nella mente, sulle labbra e nel cuore.Il Credo giunge al termine  della prima parte in cui l’assemblea viene chiamata  a prendere parte attiva della Parola proclamata. Non si è semplici ascoltatori o spettatori, ma si è chiamati ad aderire alla Parola annunciata, che non è parola umana ma Parola di Dio.Parola che è viva ed efficace che non manifesta la sua potenza se non alla luce della fede.Ora non si è più nella posizione di ascolto, cioè seduti, ma ci si mette in piedi .

Il testo, che è chiamato niceno-costantinopolitano a causa dei due concili di Nicea e di Costantinopoli che hanno contribuito alla sua definitiva formulazione, proviene dalle chiese d’Oriente ed è stato fatto proprio da tutta la Chiesa universale. Si dice nelle domeniche e nelle solennità. E’ la sintesi condensata di tutto ciò che la Chiesa crede.

La disposizione del “Credo” segue uno schema quadripartito: Dio, Cristo, Spirito, Chiesa.

- CREDO in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili ed invisibili.

- CREDO in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della sostanza del Padre: per mezzo di Lui tutte le cose sono state create.

Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, ( tutti si inchinano ) e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto Uomo.

Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.

- CREDO nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.

- CREDO la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

La preghiera dei fedeli esprime l’espressione visibile ed efficace della mediazione sacerdotale a favore del mondo. La successione delle intenzioni è ordinariamente questa: per le necessità della Chiesa; per i governanti e per la salvezza di tutto il mondo; per quelli che si trovano in difficoltà; per la comunità locale; per alcune intenzioni adatte alla circostanza particolare. E’ bene educare l’assemblea a presentare in maniera spontanea delle preghiere che rispecchino le varie necessità e bisogni della comunità.

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