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Liturgia Eucaristica

Il celebrante, alla fine della prima parte della Messa, dove il Signore Risorto è stato riconosciuto dall’assemblea come parlante, si reca all’Altare e comincia una seconda parte, che è il prolungamento del medesimo atto di culto: Colui che prima si è donato nella Parola, adesso si dona nei segni sacramentali del pane e del vino.

DALLA  PRIMA MENSA    ALLA  SECONDA MENSA

Amos 8,11: “Ecco, verranno giorni, - dice il Signore Dio – in cui manderò nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma d’ascoltare la Parola del Signore” .Non si tratta di un’altra Parola, ma è la stessa Parola, prima udita con l’intelletto della fede, adesso ricevuta anche fisicamente. Prima è arrivata alle coscienze della comunità, adesso arriverà alla persona, assumerà la veste di un cibo.A differenza del cibo materiale, l’Eucarestia non è assimilata a noi, ma ci assimila a Sé. Ci riempie così di una divina energia che ci mette in grado di vivere il Vangelo nella sua esigenza più radicale: essere perfetti come Dio (cfr. Mt 5,48).La celebrazione della S. Messa, in questo passaggio dalla Parola al Pane, assume per la comunità il significato del più alto rendimento di grazie (“Eucaristia” è appunto una parola greca che significa  “rendimento di grazie”), della più alta glorificazione del Padre, perché è un culto gradito a Dio, essendo offerto da Gesù Cristo.La Chiesa si rivolge sempre al Padre per mezzo di Gesù e nello Spirito Santo. In questo il nuovo culto differisce dal culto dell’AT:L’incontro fra Gesù e la Samaritana parla del nuovo culto da rendere a Dio: “E’ venuto il momento in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito (ossia lo Spirito Santo) e Verità (ossia Cristo)” (cfr Gv 4,23).Questo culto non comporta solo l’interiorità dell’uomo (è anche questo), ma Gesù intende dire che il salto qualitativo del culto dall’Antico al NT consiste nel fatto di essere celebrato nello Spirito Santo e in Cristo.

La Liturgia Eucaristica nella sua globalità non fa che riprendere i 4 gesti che Gesù fece nell’ultima cena :

1 – PRESE IL PANE… 2 – RESE GRAZIE… 3 – LO SPEZZO’…- 4 – LO DIEDE...

A questi quattro gesti di Gesù corrispondono i quattro momenti costitutivi della Liturgia Eucaristica:

1 – Presentazione dei doni, che corrisponde all’offertorio;

2 – Preghiera eucaristica, che comprende:

-         Il prefazio, che evidenzia un particolare motivo di rendimento di grazie ;

-         Il Santo: il prefazio raggiunge il suo apice nel canto del Santo, dove l’assemblea si unisce alla lode degli Angeli e dei Santi ;

-         L’Epiclesi: solenne invocazione dello Spirito Santo sui doni per la Transustanziazione ;

-         Il Memoriale delle parole e dei gesti di Gesù nell’ultima cena.

3- Frazione del Pane:  è un segno della morte cruenta, attraverso la quale Cristo manifesta e  realizza la totale comunione d’amore tra Dio e l’umanità.

Come ad Emmaus (Luca 24,13-35) e come in riva al lago quando Gesù compì la moltiplicazione dei pani (Marco 6,30-44), è  anche un segno di condivisione. Nel libro degli Atti la comunità cristiana unisce intimamente la frazione del pane con la comunione fraterna. Atti 2,42: “Erano assidui nell’ascolto dell’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”.

4 Comunione: Si tratta della ricezione effettiva del Sacramento.

Offertorio e Consacrazione:
Ha inizio col portare all’altare dei doni; il riferimento biblico è ricavato dal Vangelo di Matteo 14,13-21 (a noi interessano i versetti 16-17). “Ma Gesù rispose: Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare.Gli risposero: non abbiamo che cinque pani e due pesci! Portatemeli qua”.In questo brano, come nei passi paralleli, si è voluto intravedere una figura della celebrazione eucaristica: “la folla offre qualcosa al Signore, e questo ‘qualcosa’ poi ritorna alla folla sotto un diverso titolo, ossia una moltiplicazione compiuta da un rendimento di grazie e da una benedizione pronunciata da Gesù”.L’Offertorio vorrebbe replicare l’idea di un gesto che coinvolge l’assemblea in un rendimento di grazie che è compiuto da Cristo e non dall’uomo.
L’assemblea porta qualcosa di sé all’altare, sono i fedeli che portano i doni (consuetudine testimoniata fina dal II secolo). Prima di dire la formula di consacrazione, il celebrante fa cadere nel calice alcune gocce d’acqua, che indicano la natura umana unita a quella divina: simbolo dell’incarnazione, ma anche della partecipazione umana al mistero della redenzione. Ciò significa in sostanza che la comunità offre il materiale per il Sacrificio, come la natura umana ha offerto al Verbo lo strumento del sacrificio del Golgota (la sua carne umana e il suo sangue) e in questo senso di rende partecipe al Sacrificio. Essa stessa, nel pane e nel vino, viene transustanziata, ed è proprio questo il senso più profondo della Celebrazione Eucaristica:

La Trasformazione della comunità in Eucarestia”. 

La celebrazione eucaristica non intende trasformare solamente il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo, ma intende, come suo proprio obiettivo, far sì che la comunità stessa diventi Cristo.

Si ha allora una triplice fase:

1.Prima la comunità è simboleggiata nel pane e nel vino che essa stessa ha offerto: 2. poi, il pane e il vino ti vengono transustanziati, diventando il Corpo e il Sangue; 3. in seguito ritornano alla comunità che viene trasformata, transignificata, attraverso l’incontro con il Corpo di Cristo, che trasmuta l’assemblea nel suo stesso Corpo, Corpo Mistico, o Corpo della Chiesa, realizzandone l’unità.Mentre per l’offertorio il punto di riferimento Mt 14,16-17, dove si vuole manifestare questa partecipazione della comunità, che viene essa stessa trasformata in “eucaristia”, l’altro passo biblico di riferimento per la celebrazione eucaristica lo troviamo in Lc 22,19 .

“Poi prese il pane…  Fate questo in memoria di me…”. Cristo vuole che questo gesto venga ripetuto dai suoi discepoli per tutti i secoli, fino al suo ritorno. Questo gesto fatto “in memoria” di Lui ha la forza di trasformare l’assemblea nel Corpo di Cristo, e perciò non è un “semplice ricordo”, bensì una “memoria efficace”: una memoria capace di produrre qui e ora ciò che dice.

Riti di Comunione: vengono iniziati con una formula a scelta del celebrante, che in tal modo introduce l’assemblea alla preghiera del “Padre Nostro”.Il Padre Nostro viene posto in questo punto perché prepara alla comunione sacramentale. Infatti, se la comunione è ciò che genera l’unità del Corpo di Cristo nella Chiesa, questa unità occorre volerla esplicitamente, occorre chiederla come dono, dal momento che le nostre risorse naturali non possono arrivare a tanto. Il punto di partenza dell’unità è il riconoscimento dell’Unica Paternità di Dio.

Il Padre Nostro esprime insomma in anticipo quello che l’assemblea compie nell’atto di accostarsi all’Eucaristia. Tutta questa parte che va dal Padre Nostro fino alla comunione non è altro che uno sviluppo dei temi contenuti nella preghiera insegnataci da Cristo: “LIBERACI DA TUTTI I MALI”  che il sacerdote pronuncia subito dopo la recita del “Padre Nostro” riprende infatti la petizione finale: “Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”;

LA COMUNIONE sviluppa l’espressione “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”; IL SEGNO DELLA PACE sviluppa l’espressione “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”; nella recita del “Padre Nostro” la riconciliazione era solo verbale, ora viene resa concreta e visibile da questo segno.Prima di distribuire la comunione eucaristica il celebrante compie un altro gesto altamente simbolico: fa cedere nel calice del vino consacrato un piccolo frammento dell’Ostia grande. Ciò indica che il Corpo e il Sangue di Cristo, separati dalla morte cruenta sulla croce, si riunificano mediante la risurrezione dai morti. Infatti, il Corpo di Cristo ricevuto dall’assemblea è il Cristo Vivo, cioè il Risorto che viene a realizzare in noi tutte le sue promesse.In questa fase della celebrazione si incontrano altre espressioni prese dalla Bibbia:Ap 19,9 “Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello…”; così anche la risposta è presa da Mt 8,8:  Il centurione che chiede a Gesù la guarigione per il suo servo ammalato.Il canto, o l’antifona alla comunione, ha lo scopo di esprimere l’unione spirituale di coloro che si comunicano, dimostrare la gioia del cuore e rendere più fraterna la processione di coloro che si accostano a ricevere il Corpo di Cristo.La Comunione può essere sotto le 2 specie. Dopo avere ricevuto l’Eucaristia si torna al proprio posto ma non ci si inginocchia, perché in quel momento Cristo è in me, e non davanti a me.Dopo la comunione il celebrante fa un breve momento di silenzio, prima dell’orazione finale.Questo silenzio dopo la comunione serve a favorire la preghiera personale. Le pause di silenzio da osservare per la preghiera personale, quindi, le troviamo prima dell’atto penitenziale, dopo l’invito del celebrante prima della colletta, dopo l’omelia e dopo la comunione.

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