"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Riti di conclusione: Comprendono il saluto e la benedizione del celebrante, e il congedo dell’assemblea. Prima di sciogliere l’assemblea, si invoca Dio perché la grazia ricevuta continui durante le occupazioni della giornata e della settimana

Gli effetti della Comunione sacramentale

- La Comunione consolida la nostra appartenenza a Cristo. Questo fatto risulta con molta evidenza dall’insegnamento del Gesù storico sull’Eucaristia, e in modo particolare dal suo discorso nella sinagoga di Cafarnao, riportato da Gv 6:

“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in Me e Io in lui” (v. 56).

“Come il Padre, che ha la vita, ha mandato Me e Io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di Me vivrà per Me” (v. 57).

- La Comunione nutre e sostiene la vitalità dello spirito umano. La similitudine del pane e del vino, come pure la scelta di queste materie da parte di Cristo, rimanda all’idea del nutrimento e del sostentamento della vita. Cristo ha voluto transustanzarsi in elementi che già sul piano umano sono essenziali per vivere. In altre parole: quel che il pane e il vino producono nel corpo umano, l’eucarestia lo produce nello spirito. La nostra vita spirituale viene così corroborata da questo Pane, che viene ad alimentare la grazia battesimale.

- La Comunione ci preserva dal peccato. Dai detti di Gesù durante l’Ultima Cena si vede come l’eucaristia abbia un rapporto profondo con la liberazione dal peccato: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati” (Mt 26,27-28). La Comunione sacramentale ha dunque un valore assolutorio (per i peccati non gravi), ma anche di custodia dai peccati futuri. Questo aspetto è comunque la diretta conseguenza del precedente: chi viene fortificato dal cibo è sempre più resistente alle malattie, rispetto a chi è denutrito.

- La Comunione compagina la Chiesa. “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il Sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il Corpo di Cristo? Poiché c’è un solo Pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico Pane” (1 Cor 10,16-17). Tutti coloro che si accostano alla Comunione sacramentale, come nutrimento della loro vita, vengono radunati in una esperienza fraterna che supera di molto i legami della semplice amicizia umana e della parentela. Si può dire infatti che essi diventano parte di un solo Corpo, che è appunto il Corpo Mistico.

- La Comunione ci rende “eucaristie” viventi. Nel momento in cui celebriamo l’Eucaristia, intendiamo inserire la nostra vita in quella di Cristo. Questo comporta che il logorìo e la fatica della nostra settimana lavorativa acquistino un significato umano-divino di lode continua. Nel Vangelo di Giovanni è già abbastanza chiara l’intenzione di Gesù di associare i suoi discepoli alla propria sofferenza redentiva: “Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra e del pane. Disse loro Gesù: Portate un po' del pesce che avete preso or ora” (21,9-10). Il pesce sulla brace lo aveva già posto il Risorto (si tratta del suo sacrificio personale); a questo pesce Gesù chiede che si aggiunga quello pescato dai suoi discepoli. Il medesimo concetto è espresso dall’Apostolo Paolo nella lettera ai Romani: “Vi esorto fratelli... a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente... è questo il vostro culto spirituale” (12,1). In sostanza è quello che avviene nell’Offertorio della Messa: il lavoro umano ha preparato il pane e il vino per la consacrazione.A questo punto la nostra vita quotidiana cambia aspetto totalmente: la celebrazione eucaristica ci permette di scoprire che non va perduta neppure una goccia del nostro sudore, perché tutto è assunto da Cristo nella sua lode che sale al Padre perennemente.

L’unzione degli infermi

E’ uno dei due sacramenti della guarigione (l’altro è la confessione). Secondo le intenzioni della Chiesa è destinato alle persone in stato di grave indebolimento fisico, per età avanzata o per malattia, o a coloro che si trovano per qualsiasi ragione in pericolo di morte. Prima di parlare del sacramento, però, occorre chiarire il concetto biblico di malattia e di salute.La malattia e la salute secondo la Rivelazione cristiana Il concetto comune di “malattia” è debitore della meccanica: il corpo umano che si ammala è insomma equiparato a una macchina che si guasta. Ci si chiede quale organo non funzioni e quale terapia adottare. Talvolta è necessario anche “sostituire il pezzo”, e subentra allora la chirurgia.La concezione biblica della salute e della malattia ha invece un carattere più totalizzante. La Bibbia non dice mai che è malato “un organo” del corpo, ma che è malata la persona (cfr. 1 Cor 12,26). Inoltre, la medicina moderna cerca “negli organi” la causa delle disfunzioni, per la Bibbia invece, accanto alle malattie di origine organica, esistono malattie fisiche la cui causa va cercata nello spirito, e la cui terapia è spirituale (cfr. Lc 13,10-17).

Le testimonianze bibliche

Si può dire in generale che la Scrittura tiene in grande considerazione la salute del corpo; basti pensare a Sir 30,14: “Meglio un povero sano e forte che un ricco malato nel suo corpo”. La salute vale quindi più del denaro. La Scrittura indica anche la radice ultima della salute: la persona gode di salute piena, quando il suo cuore è in pace con Dio: “Temi il Signore e sta lontano dal male; salute sarà per il tuo corpo e un refrigerio per le tue ossa” (Pr 3,7-8). Il Deuteronomio mette in evidenza l’ottima salute di Mosè, di cui si dice che fino a tarda età “gli occhi non gli si erano spenti e il vigore non gli era venuto meno” (34,7).Il NT aggiunge poi un altro aspetto della salute, ossia la salvezza dell’uomo interiore intesa come recupero della perfezione piena, che si compirà alla fine dei tempi con la resurrezione. Gesù è presentato dal Vangelo come l’origine della salute: da Lui usciva una forza che sanava tutti (cfr. Mc 5,30 e Lc 6,19), tanto che non gli era possibile entrare nelle città, perché quelli che soffrivano di qualche male, appena Lo vedevano, gli si gettavano addosso (cfr. Mc 3,10). Il Corpo di Cristo è il luogo in cui si conserva tutta la salute.Non occorre moltiplicare gli esempi per dire che in Cristo si manifesta tutta la pietà di Dio sul mondo della sofferenza. Tuttavia, Gesù non guarisce la totalità degli ammalati che incontra; alcuni li lascia con le loro malattie: tra gli infermi della piscina ne guarisce solo uno (cfr. Gv 5,1ss), l’amico Lazzaro lo lascia morire. Questo significa che per Gesù la salute fisica non è un assoluto. I miracoli di guarigione sono allora un “segno” della presenza del Regno, mentre la presenza del Regno non esige che tutti gli ammalati guariscano.Cristo guarisce dunque chi vuole, e questa guarigione è il segno della sua vittoria sulla morte; altra cosa è invece la guarigione interiore che Cristo non nega a nessuno.

L’uomo di fronte alla malattia

La perdita della salute è un’esperienza che tocca la persona in profondità. Chi lavora nella pastorale degli ammalati sa che la malattia grave produce nella persona tre tipi di reazioni: la ribellione, il cedimento, oppure l’accettazione.Nel primo caso si ha una frantumazione di tutte le relazioni con Dio e col prossimo. Dio viene accusato di arbitrarietà e di cinismo, mentre egli, l’ammalato, non meritava tutto questo. Gli altri diventano una visione insopportabile nella loro serenità e buona salute. Il secondo tipo di reazione, il cedimento, si trova sul versante opposto e consiste nella totale incapacità di reagire. Qui si ha il fenomeno del rifiuto di medici e medicine; la persona si lascia andare subendo con totale passività la sua sorte. Le terapie, dinanzi a questa situazione psicologica, ottengono effetti benefici molto minori. Anche il possibile sostegno dei sacramenti e della preghiera viene quasi del tutto neutralizzato. Il terzo caso, l’accettazione, si ha nelle persone dal carattere particolarmente forte, anche in assenza della fede. Per le persone che hanno fede e camminano secondo la fede, invece, il rapporto con la propria malattia è totalmente diverso: va dalla serena accettazione al desiderio esplicito di poter soffrire per il Signore.

L’uomo di fede di fronte alla malattia

Dicevamo che la fede vissuta bene crea delle disposizioni nuove che rendono la persona vittoriosa sulla propria malattia, anche se Cristo decide di non guarirla. Il cristiano è in grado di leggere la realtà della malattia in una prospettiva molto ampia. Da un lato egli sa che vi sono malattie che Dio permette per la propria gloria e non per la distruzione della persona (cfr. Gv 9,3 e 11,4); dall’altro lato sa pure che la malattia è uno degli ambiti in cui si svolge la lotta contro le potenze delle tenebre (cfr. Gb 2,7) e perciò fa parte integrante della partecipazione umana all’opera della redenzione, secondo il detto del Signore: “Il calice che io bevo, anche voi lo berrete” (Mc 10,39). La malattia e la sofferenza vissute in questa prospettiva, sono accompagnate da una strana e indicibile consolazione, come dice l’Apostolo parlando di se stesso: “Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni tribolazione” (2 Cor 7,4)

Il ministero di guarigione della Chiesa

Il ministero di guarigione fa parte integrante della missione di Gesù, e perciò anche di quella della Chiesa. Si vede già nel NT come il Signore abbia trasmesso agli Apostoli il carisma delle guarigioni, insieme al mandato di evangelizzazione e all’autorità sugli spiriti immondi (cfr. Mt 10,1). Marco dice che gli Apostoli ungevano di olio molti infermi e li guarivano (cfr. Mc 6,13). Anche i settantadue ricevono il medesimo carisma (cfr. Lc 10,1-9). Dopo gli eventi di Pasqua, il Risorto rinnova il suo invito: “Nel mio Nome imporranno le mani ai malati e questi guariranno” (Mc 16,17-18). Gli Atti degli Apostoli, poi, quasi a ogni pagina mettono in evidenza il ministero di guarigione di Pietro e di Paolo, che si realizza talvolta senza la loro esplicita intenzione: a Gerusalemme bastava a guarire gli infermi l’ombra di Pietro che passava (cfr. At 5,12-16) e a Efeso toccavano i malati con un fazzoletto appartenuto a Paolo, e questi guarivano (cfr. At 19,11-12).Questo ministero di guarigione nella Chiesa non si è mai estinto e ha assunto anzi l’aspetto di un sacramento, appunto l’unzione degli infermi. In merito all’unzione come sacramento, il testo di riferimento è quello di Gc 5,14-15, da cui si fa derivare il duplice effetto del sacramento sul malato: la remissione dei peccati e il sollievo dalla malattia. Talvolta si ha anche la guarigione fisica. Per i moribondi si tratta di una particolare forza nell’ultima lotta dell’agonia.In definitiva, il sacramento dell’unzione può essere dato a coloro che si trovano in serio pericolo di morte, inclusi gli anziani debilitati per l’età avanzata, anche senza specifiche malattie che possano preoccupare.

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