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sacramento della
Il
sacramento della riconciliazione è uno dei due sacramenti della guarigione.
Da questo sacramento dipende la guarigione interiore del credente, ossia
il perdono dei peccati commessi
dopo il Battesimo. La Riconciliazione sacramentale va inquadrata
fra due poli: da un lato la volontà
di Dio di salvare l’uomo a tutti i costi (cfr. 1 Tm 2,4), dall’altro
l’eventualità del peccato,
da cui siamo minacciati durante tutta la vita. Di fatto, il Battesimo
ci introduce nella paternità di Dio, ma rimane
nella nostra personalità un margine di squilibrio e di tendenza
verso il male, che l’Apostolo Giacomo definisce come una personale “concupiscenza”
(cfr. Gc 1,13-14). Questo dato di fatto antropologico esige la possibilità
di una riconciliazione postbattesimale con Dio.
La
testimonianza del NT
I
testi che ci offrono la chiave di lettura per la comprensione del sacramento
del perdono non sono tantissimi. Come siamo soliti fare, ci riferiamo
ai più importanti. Il primo riferimento è senz’altro la sequenza dell’annuncio
che dal Battista va a Cristo: “Preparate la via al Signore” (Mc 1,3)
e “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15). Entrambi gli annunci
descrivono l’inizio di una nuova epoca in cui Dio offre definitivamente
la sua Amicizia e attende soltanto che l’uomo se ne appropri. Il NT
afferma a chiare lettere che sulla terra solo il Figlio dell’uomo ha
l’autorità di rimettere i peccati (cfr. Mt 9,6 e 2 Cor 5,19), anche
se questa medesima autorità è esercitata, nel nome di Cristo e per suo
mandato, dagli Apostoli dopo la Risurrezione (cfr. Gv 20,22-23).
Le
tappe della tradizione
Nell’arco
della storia, la comunità cristiana ha conosciuto diverse maniere di
amministrare la grazia del perdono di Dio. Gli storici sono unanimi
nel dire che il sacramento della riconciliazione ha conosciuto tre fasi,
di cui la terza è quella attuale.
1.
La prima fase riguarda i secc. III-VI: il sacramento era amministrato
una sola volta nella vita
e solo nei casi di peccato grave. Presupponeva un periodo di penitenza
alla fine del quale il penitente veniva riconciliato con Dio e con la
Chiesa attraverso il ministero del Vescovo.
2.
La seconda fase include i secc. VII-XI: in questo periodo la
riconciliazione sacramentale comincia a essere concessa più volte a
una medesima persona, a cui veniva richiesto, prima di essere assolta
dal sacerdote, un gesto riparatorio secondo il genere di peccato che
aveva commesso.
3.
La terza fase (ossia quella attuale) ha inizio nel sec. XII:
la confessione sacramentale assume quella forma in cui oggi la conosciamo.
La
riconciliazione cristiana
Il
primo fraintendimento che va chiarito fin dall’inizio, e che purtroppo
è molto diffuso, consiste nel pensare che la riconciliazione cristiana
sia un affare privato, tra il peccatore e Dio. Diciamo subito una volta
per tutte: la riconciliazione cristiana è una reintegrazione della persona
nelle sue relazioni di amicizia con Dio e
con la Chiesa. L’elemento comunitario non è mai assente nella penitenza
sacramentale, come si vede dal fatto che Gesù non si limita a perdonare
il peccato dell’uomo, ma ammette
i peccatori alla sua mensa e accoglie nella cerchia dei discepoli
Matteo il pubblicano e Maria Maddalena. Il peccato infatti non produce
solo la perdita dell’Amicizia divina, ma anche l’esclusione dall’amore
fraterno e dalla comunione dei santi. Di conseguenza, il recupero della
divina Amicizia comporta inscindibilmente anche la riammissione nella
Famiglia di Dio. Ecco perché è erroneo il pensiero di chi dice: “Mi
confesso con Dio”. Il peccato non è una questione che riguarda solo
te e Lui, ma riguarda, notevolmente, anche la Chiesa. Per questa ragione
esiste il ministero della riconciliazione esercitato dal sacerdote,
che personifica a un tempo Cristo
e la Chiesa.Vi sono delle disposizioni soggettive che si richiedono alla
persona che viene a confessarsi, e sono principalmente tre: la
contrizione, la confessione e la soddisfazione (a cui si aggiunge
un quarto elemento non soggettivo: la
penitenza).Quanto alla contrizione,
essa corrisponde a ciò che comunemente chiamiamo “pentimento”. Questo
sentimento non va confuso col “senso di colpa”, che è solitamente prodotto
nell’animo umano dallo spirito del male, ma è la disposizione pacificante
della conversione, ossia: il
bisogno della comunione con Dio e il dispiacere di non averlo amato
abbastanza. Esiste anche un pentimento suscitato dal timore del
castigo, e non dall’amore per Dio; anche questa disposizione d’animo
aiuta la persona ad avvicinarsi a Dio, ma in maniera molto imperfetta
e approssimativa. Occorre perciò passare dal timore (tipico dello schiavo)
all’amore (tipico del figlio).Il secondo elemento è la
confessione, cioè l’esposizione
dei propri peccati al ministro di Dio. Qui si richiede, perché la confessione
sia integra, che il penitente precisi il numero e il genere dei peccati
mortali commessi dopo il battesimo. La confessione dei peccati lievi
o veniali non è strettamente necessaria, anche se è raccomandata come
medicina preventiva, cioè per evitare che l’abitudine al peccato veniale
non conduca la persona a uno stato di pigrizia spirituale che a poco
a poco addormenterebbe la sua coscienza.
Infine, la cosiddetta
soddisfazione consiste
nel riparare i danni materiali o morali arrecati a terzi dal proprio
peccato. L’assoluzione sacramentale che si riceve dal sacerdote toglie
il debito con Dio, ma non ristabilisce meccanicamente gli squilibri
causati dal peccato; sarà infatti il penitente stesso a rimettere ordine
nella propria vita nel corso del suo cammino di conversione. Il confessore
può suggerire qualche atto specifico di riparazione, secondo il tipo
di peccato confessato, che prende il nome di “penitenza”, e può consistere
nella preghiera, in gesti di misericordia... In questo senso si parla
di solito di “colpa” e di “pena temporale”. Questo secondo elemento
si riferisce alla purificazione ultraterrena (Purgatorio): le conseguenze
del peccato, insomma, (ossia i danni spirituali arrecati al Corpo Mistico
e a se stessi) vanno riparate.
Questa riparazione può essere materiale, se il danno era materiale (es.:
la restituzione di una somma rubata), o spirituale, se il danno era
spirituale (es.: uno che ha sempre trattato gli altri con durezza, comincia
a servirli; uno che ha agito solo per il proprio tornaconto, comincia
a dare spazio alle necessità degli altri). Se questo lavoro di riparazione
non si compie in questa vita, occorre una sosta temporanea, dopo la
morte, prima di entrare al cospetto della Trinità. La celebrazione dell’Anno
Giubilare ottiene, a chi riceve l’indulgenza, la totale remissione della
colpa e della pena; si ritorna in sostanza allo stato di Grazia come
dopo il battesimo.
La
celebrazione del sacramento della riconciliazione
Va
innanzitutto ricordato che la confessione, come ogni sacramento, è un’azione
liturgica. Si può celebrare comunitariamente, oltre che singolarmente.
La celebrazione comunitaria ha la medesima forma di una Liturgia della
Parola, a cui segue, dopo l’omelia del presidente, la confessione individuale.
L’assoluzione deve essere sempre individuale, tranne nei casi gravi,
oppure di pericolo di morte, in cui si può dare un’assoluzione comunitaria
(per es. in terra di missione dove non ci sono sacerdoti sufficienti
o su un aereo che sta cadendo...)
L’esame
di coscienza
Alla
confessione sacramentale va di regola premesso l’esame di coscienza.
Anche su questo punto vi sono dei fraintendimenti che vanno corretti.
Intanto l’esame di coscienza non si fa in base alla propria sensibilità,
ma in base alla Parola di Dio.
Da qui si comprende come sia davvero difficile per coloro che sconoscono
la Bibbia fare una buona confessione: rischiano di confessare quello
che a loro sembra essere peccato. Si ha l’impressione che la gran
maggioranza di persone si confessino scambiando il peccato col disagio
psicologico di certe situazioni quotidiane. In quasi tutti
manca il tentativo di leggere
la propria vita alla luce della Parola di Dio. Un corretto esame
di coscienza ha allora bisogno di un confronto abituale con la Parola.
Inoltre, questo confronto deve
essere dinamico; vale a dire: deve portare la persona a evolversi
nella linea giusta.
Se poi si vuole formulare uno schema di esame di coscienza, esso
va impiantato su tre piste (cfr. lo schema di esame di coscienza accluso):
1.
Il rapporto con Dio: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore”;
2.
Il rapporto con gli altri: “Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato
voi”;
3.
Il rapporto con se stessi: “Siate perfetti come è perfetto il Padre”.
Osservazioni
pastorali
Nella
nostra esperienza attuale possiamo dire che al sacramento della riconciliazione
si accostano quattro grandi categorie di persone: i
peccatori penitenti, gli abitudinari, gli occasionali e i cristiani
che camminano nella fede.
La
guarigione interiore
Il
sacramento cancella la colpa verso
Dio e verso la Chiesa, ma il peccato lascia dietro di sé delle ferite
interiori che la persona può a volte portarsi dietro a lungo. La guarigione
di queste ferite è lenta e va attesa senza impazienze e senza ribellioni.
Soprattutto, occorre una capacità
incondizionata di accettare se stessi, cosa che sta alla base di ogni
guarigione interiore. Le ferite interiori non derivano soltanto
dalle conseguenze del nostro peccato personale, ma anche dalle conseguenze
del peccato altrui che, nostro malgrado, abbiamo dovuto subire. |
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