"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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In questa prova notevole della coppia a cui Dio affidava la custodia del suo Messia, si vede come nessuno dei due ritiene di poter gestire le problematiche della loro vita familiare a sistema chiuso, cioè in modo indipendente e senza consultare il Signore.Che il sacramento del matrimonio, amministrato nella Chiesa, possa risanare la vita di coppia e condurla in qualche modo al recupero delle armonie volute da Dio in principio per l’uomo e per la donna, si vede chiaramente dal v. 28: “chi ama la propria moglie, ama se stesso”. In forza del sacramento, la moglie diviene una parte del corpo del marito. Ma non è proprio questa la condizione di base che garantisce alla prima coppia un amore intatto? L’esclamazione di Adamo va proprio in questa direzione: “essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa” (Gen 2,23). Riconoscere la propria moglie come una parte di sé è come risentire nel proprio cuore lo stupore di Adamo, il compiacimento che l’uomo prova dinanzi alla manifestazione integrale della femminilità. In questa appartenenza reciproca e personale si inquadra un altro elemento della creazione originaria che deve essere recuperato dalla coppia unita nel sacramento: il rispetto del corpo dell’altro, poiché il corpo partecipa della dignità della persona. Tutto il Cantico dei Cantici è improntato a questa prospettiva del corpo che è partecipe della dignità della persona. Nella visione cristiana non è possibile separare la persona dal suo corpo, e trattare il corpo come se fosse un’altra cosa rispetto alla persona. Il Maestro ritorna su questo tema nella sua risposta ai farisei in Mt 19, e il suo enunciato, pur nella sua brevità, è di una chiarezza lampante.La seconda opposizione del discorso della montagna riguarda il comandamento “non commettere adulterio”. A livello letterale il comandamento proibisce il rapporto sessuale con una donna che non è la propria moglie, ma è tutta qui l’intenzione di Dio? Il Maestro dice che Dio non intendeva solo questo. Infatti è possibile essere adulteri già guardando una donna in un certo modo. I farisei pensavano che l’adulterio si possa commettere solo con il corpo, unendosi fisicamente a una donna che non è la propria moglie, Cristo svela che, dal punto di vista di Dio, esiste anche un adulterio commesso “nel cuore”. Sarà opportuno fermarci un po’ su questa interpretazione dell’adulterio, come atto commesso “nel cuore”, perché l’insegnamento di Cristo su questo punto riguarda anche una nuova visione del rapporto dell’uomo con la propria moglie.Rileggiamo l’enunciato: “Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma Io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (vv. 27-28). Ci troviamo di fronte a un riferimento al cuore che si può accostare a quello della risposta ai farisei in Mt 19,8. Il fallimento dell’amore umano è causato da qualcosa che non funziona nelle profondità del cuore. Da questa malattia del cuore nascono sia l’adulterio che il divorzio, fenomeni non previsti nella creazione uscita dalle mani di Dio “all’inizio” (Mt 19,8-9). Il Creatore aveva pensato all’inizio l’amore umano come una unità di due esseri “simili” (cfr. Gen 2,18); questo significa che per formare una coppia, che possa realizzare davvero l’amore, non basta che l’uomo e la donna si piacciano reciprocamente, ma è soprattutto necessario che abbiano lo stesso cuore.Dal racconto di Genesi, come già dicevamo, si può desumere che l’amore umano può realizzarsi davvero solo quando l’uomo e la donna, oltre a piacersi reciprocamente sul piano umano, abbiano anche lo stesso cuore, cioè abbiano impostato la vita sulle stesse basi e sugli stessi valori. Al tempo del fidanzamento questa realtà non si comprende, ma la comprendono le coppie mature, quando, dinanzi a certe scelte importanti della vita, si accorgono che gli orientamenti delle loro coscienze sono diversi. Questo era ciò che Dio non voleva ed è uno degli aspetti della “malattia del cuore” che impedisce all’uomo e alla donna un’esperienza d’amore veramente piena e felice. E’ questa mancanza di intesa profonda degli animi ciò che, col tempo, porta uno dei due, o tutti e due, a cercare un altro uomo o un’altra donna, capace di capire il proprio animo in profondità. Da qui possono nascere l’adulterio o il divorzio. La diversità delle coscienze è anche la causa dell’incomprensione e della incomunicabilità.Un secondo guasto del cuore, che impedisce un’esperienza piena d’amore, all’interno della coppia, è rappresentato dalla tendenza a scindere il corpo della persona, con la conseguenza di una sessualità nella quale si incontra il corpo del proprio partner, ma non la sua persona. E’ un argomento che abbiamo trattato nelle catechesi sul matrimonio, lo riprendiamo brevemente qui, perché l’adulterio commesso “nel cuore” ha a che vedere con questa forma di malattia spirituale, il cui sintomo è la separazione della persona dal suo corpo. Cristo parla di un certo modo di guardare “una donna”, lasciando nel vago l’identità di lei. Con il termine “una donna”, Cristo si riferisce genericamente a ogni donna possibile che cade sotto lo sguardo di un uomo. Ne risulta che la donna a cui si rivolge il desiderio dell’uomo che la guarda in quel modo, può essere anche una sconosciuta. Il che sottolinea un desiderio che non può rivolgersi alla persona (che è sconosciuta), ma che deve necessariamente rivolgersi solo al suo corpo. Guardare la donna per desiderare solo il suo corpo implica perciò una riduzione dell’universo femminile da soggetto personale a oggetto di fruizione. Ecco che a questo punto la donna ha cessato di essere per l’uomo il secondo termine di un’alleanza personale, ossia: nel cuore dell’uomo il corpo della donna si è separato dalla sua persona, ed è diventato un oggetto indipendente. L’espressione generica “una donna” ha anche un altro risvolto. “Chiunque guarda una donna…”, è una frase che può avere come personaggi ogni uomo e ogni donna. Il che significa che la donna guardata in quel modo può essere una sconosciuta, ma può essere anche la propria moglie. Il Maestro infatti non specifica “Chiunque guarda una donna che non è sua moglie…”, ma semplicemente “Chiunque guarda una donna…”. All’uomo può dunque succedere di guardare con quello stesso sguardo, che riduce la donna da soggetto a oggetto, anche la propria moglie. Accade così che, pur nella legittimità del sacramento validamente celebrato, l’uomo e la donna possono allontanarsi notevolmente dalle intenzioni del Creatore. Ecco perché, nel discepolato, la giustizia dei farisei, cioè l’osservanza puramente materiale dei comandamenti, non basta più; occorre infatti una profonda guarigione del cuore per osservare le esigenze delle intenzioni di Dio.

Il dettato di 1 Cor 7:

Una analisi dettagliata va condotta sulle parti della prima lettera ai Corinzi dedicate al matrimonio cristiano. Riguardo al matrimonio, Paolo è convinto che si tratti di una via verso la perfezione cristiana, accanto a quella della verginità per il Regno. Nel matrimonio c’è qualcosa di più che non un semplice accordo tra i due sposi; c’è uno specifico e particolare dono di grazia: “ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro” (v. 7). L’espressione “chi in un modo, chi in un altro” allude, come risulta chiaro dal contesto, alle due fondamentali vocazioni cristiane, il matrimonio e la verginità, entrambe frutto di un dono di grazia, per gli uni in un modo e per gli altri in un altro. In nessun modo, quindi, il matrimonio cristiano è assimilabile a un contratto sociale. Il superamento qualitativo dovuto al dono di grazia contenuto nella vocazione matrimoniale, si realizza in determinati aspetti dello stile della coppia, che in tal modo si differenzia nettamente da chi vive una vita impostata unicamente sull’amore umano senza avere inserito nulla di soprannaturale nel proprio matrimonio. Il discorso dell’Apostolo è però condizionato da una idea personale, che in fondo era largamente condivisa dai cristiani della prima generazione, secondo la quale Cristo sarebbe ritornato nella gloria entro pochi anni. Questo ritorno del Risorto in capo a un breve lasso di tempo relativizzava inesorabilmente tutte le iniziative di questo mondo, tranne quella dell’annuncio del vangelo. Ecco le parole precise dell’Apostolo: “il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi quelli che hanno moglie vivano come se non l’avessero… quelli che comprano come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno, perché passa la scena di questo mondo” (1 Cor 7,29.30-32).

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