"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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L’idea più diffusa tra i cristiani:

Per sapere che cosa pensano comunemente i cristiani sulla realtà della croce, basta osservare i discorsi quotidiani. Da questa osservazione risalta chiaramente che i battezzati, quando pensano alla croce evangelica, pensano a tutto ciò che può dare dolore. Ne consegue che ogni tipo di sofferenza, fisica o morale, viene giudicata comunemente come “croce”. Però rimane da vedere se Gesù Cristo è d’accordo con l’opinione dei più.

 Che cosa la croce evangelica non è:

Non ci sembra che Gesù si riferisca ai dolori consueti della vita. E ciò per diversi motivi:

a) Il Signore non si compiace mai del dolore umano: il suo passaggio è sempre una potenza di guarigione: alcuni miracoli li compie persino senza che nessuno lo chieda, solo perché Lui si commuove davanti alla sofferenza (Lc 7,11ss; Gv 5,6).

b) Il Signore non si compiace delle privazioni: ha compassione della folla bisognosa di cibo (Mc 8,3), ed è sollecito per la stanchezza fisica dei suoi Apostoli (Mc 6,31).

c) La sofferenza normale della vita è destinata a tutti, ma la croce evangelica esiste solo nel discepolato: “Se qualcuno vuol venire dietro a Me, prenda la sua croce”; per di più, questa croce è di ogni giorno (Lc 9,23), e le sofferenze fisiche o morali, se pure possono essere frequenti, non sono mai “ogni giorno”.

d) La croce di cui parla il Signore ha radice nell’interiorità del discepolo: “Rinneghi se stesso e prenda la sua croce” (Lc 9,23). La croce evangelica si assume con un atto di volontà, mentre la sofferenza normale della vita ti piomba addosso anche quando non vuoi.

e) La croce del discepolo non ha un ruolo distruttivo, anzi ha un aspetto di dolcezza: più precisamente, la croce indicata da Gesù non produce il dolore, ma consola chi è nell’afflizione: “Prendete il mio giogo sopra di voi... e troverete ristoro per le vostre anime; il mio giogo è dolce” (Mt 11,28-30).

Allora cosa intende Gesù con la parola “croce”?:

La croce del discepolo è l’altra faccia dell’amore. Infatti, la croce del cristiano è la medesima croce che il Cristo storico ha accolto nella sua vita personale; la questione del dolore fisico o morale è l’aspetto più superficiale della vita di Gesù. Il realtà, il Cristo storico ha scelto di servire la persona umana, e questo atteggiamento lo ha inchiodato per tutta la vita. La dimostrazione più chiara di questa scelta di fondo consiste nel fatto che Gesù non ha mai usato il proprio potere per salvare Se Stesso, ma solo perché la persona umana giungesse alla pienezza della vita e alla liberazione da tutte le sue sottomissioni ai poteri perversi che agiscono nella storia. Il servizio alla persona umana è espressione di un amore completo, perché - per un battezzato - è espressione di un amore duplice: è Dio che ha voluto dare all’uomo una dignità altissima, creandolo secondo la propria immagine; perciò chi riconosce e si mette al servizio di questa immagine compie un atto d’amore verso Dio e non soltanto verso l’uomo.

Una vita ispirata da questo duplice amore ti rende per tutta la vita come uno messo in croce.

Infatti, servire l’uomo significa:

- essere giudicati deboli: la mansuetudine e lo spirito di servizio sono spesso fraintesi;

- essere esposti al rischio di essere usati (ecco finalmente il jolly di turno!);

- essere perseguitati da chi non vuole che gli uomini aprano gli occhi sulla loro vera dignità (è infatti troppo bello trattare gli altri come pedine da muovere);

- trovarsi a lottare contro le potenze delle tenebre.

Questa è dunque la croce indicata da Gesù: non avrebbe infatti nessun senso la capacità di sopportare un dolore fisico o morale, se poi la propria vita è globalmente ispirata dall’egoismo e dalla totale non conoscenza dell’Amore.

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