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"C
r i s t o M a e s t r o"... i l S i t o |
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Nel
pensiero di Cristo il primato di Dio e il primato dell’uomo non sono
mai in reciproco contrasto. L’affermazione del primato di Dio non è
mai contro l’uomo, perché dare
a Dio il primo posto NON SIGNIFICA AFFATTO dare
all’uomo l’ultimo posto, umiliandolo e calpestandolo nella sua dignità.
Non è mai lecito a un cristiano compiere dei gesti contro l’uomo in
nome di Dio. Cristo lo disse chiaramente ai suoi discepoli durante l’Ultima
Cena: “Verrà
l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E
faranno ciò perché non hanno conosciuto né il Padre né Me”
(Gv 16,2-3). Chi colpisce l’uomo in nome di Dio, non conosce Dio.
L’incontro
con Dio aldilà delle diverse fedi:
Cristo
vive, nella sua esperienza personale, un grande equilibrio tra il primato
di Dio e il primato dell’uomo. E lo vediamo in diversi ambiti. Il primo
è quello che oggi definiremmo ambito ecumenico e interreligioso. I contemporanei
di Gesù dividevano gli uomini in nome di Dio: i Giudei ritenevano di
essere più vicini a Dio di quanto non lo fossero i Samaritani; Giudei
e Samaritani, a loro volta, ritenevano, ciascuno per la sua parte, di
essere migliori dei pagani idolatri. Cristo invece insegna che l’incontro
con Dio avviene nell’intimo della coscienza attraverso l’ubbidienza
della fede, e che potrebbe accadere che sia lontanissimo da Dio chi
vive quotidianamente a contatto con l’altare, e sia invece molto vicino
e benedetto da Dio chi è apparentemente lontano da Lui. Ci sono alcuni
episodi significativi che vanno ricordati:
Mt
8,5-13: Il servo del centurione; Gesù dice del centurione romano che
gli chiede la guarigione di un suo servo: “In
verità vi dico: presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande”
(v. 10).
Mt
15,21-28: La guarigione della figlia della donna siro-fenicia. Anche
qui Gesù conclude con un’esclamazione che nel vangelo non è mai rivolta
a nessun pio israelita e a nessun perfetto fariseo: “Donna,
davvero grande è la tua fede!”
(v. 28).
La
superiorità dell’uomo sui precetti della religione
Altro
punto in cui Cristo si distanzia nettamente dalla mentalità dei suoi
contemporanei. Gli ebrei del tempo di Gesù avevano una venerazione per
la Legge e i precetti mosaici. Tale venerazione, però, si traduceva
talvolta in un atto contro la dignità della persona umana; e ciò avveniva
quando, in nome della Legge di Dio, si emarginavano irreversibilmente
i peccatori, si omettevano i soccorsi ai bisognosi e perfino ai propri
genitori anziani (cfr. Mc 7,9,13). Gesù afferma ripetutamente che la
Legge di Dio è fatta perché l’uomo viva meglio, viva una vita più umana
in tutti i sensi, e non perché sia schiacciato dalla Legge. Anche qui
diversi episodi illustrano questa dottrina:
Gv
8,1-11: Il perdono dell’adultera: “Nemmeno io ti condanno”. Gesù non
applica la Legge di Mosé in maniera estremamente tecnica. Laddove la
Legge prescriveva la lapidazione, il Maestro invita a leggere più in
profondità i fenomeni sociali: l’espressione “chi
di voi è senza peccato scagli la prima pietra”
(v. 7) non significa che nessuno è tanto puro da poter giudicare un
altro. La società ha comunque bisogno dei suoi tribunali e gli Apostoli
ne rispetteranno la legittimità. Questa frase è piuttosto un invito
a distinguere il peccato soggettivo da peccato sociale. Cristo vuole
dire che nessuno di loro può ritenersi privo di responsabilità circa
il peccato di quella donna. E in questo caso la società non può essere
inflessibile verso fenomeni generati da lei stessa, come lo è l’adulterio.
Se la Legge di Mosè è applicata tecnicamente, senza distinguere caso
da caso, allora il primato di Dio si traduce nella cancellazione della
dignità della persona.
Altro
caso:
I
precetti dell’elemosina, del digiuno e della preghiera non valgono,
se vengono vissuti dalla persona come valori assoluti: Mt 6,1-18. Proprio
su questo punto la Parola di Cristo assume dei toni particolarmente
forti; l’immagine dei farisei serve a far risaltare questo insegnamento:
essi hanno posto la Legge al di sopra dell’uomo col risultato paradossale
di calpestare l’uomo proprio nel nome di Dio: legano pesanti fardelli
sugli altri: Mt 23,4; usano la religione per abbellire la propria immagine:
Mt 23,5-6; osservano tutte le esigenze della Legge, tranne le più essenziali:
la giustizia, la misericordia e la fedeltà: Mt 23,23. Il risultato finale
del primato attribuito a ciò che non è umano è l’odio e la persecuzione
contro chi vive secondo la volontà di Dio: Mt 23,34. A questo fa eco
il lamento di Cristo sulla città bisognosa di Dio, la quale, incomprensibilmente,
si autocondanna rifiutando Dio. |
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di Dio e il primato dell'uomo
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