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I tre livelli della volontà di Dio

Tra l’esperienza storica dell’uomo e il pensiero di Dio non c’è una corrispondenza diretta. La rivelazione della volontà di Dio, prima di arrivare all’uomo deve storicizzarsi. Nel processo di rivelazione distinguiamo perciò tre livelli:

I. Il Pensiero di Dio, che è inconoscibile all’uomo e ai suoi mezzi di indagine scientifica.

II. La parola ispirata (Il pensiero di Dio si cala nel linguaggio umano): Dio fa conoscere il suo pensiero all’uomo, mediante il linguaggio umano. E’ in questa fase che sorgono i profeti e gli scrittori ispirati. Tuttavia, finito il corso della vita della persona scelta da Dio come canale di comunicazione del suo pensiero, alle generazioni successive non è più possibile incontrare direttamente un Mosè, un Isaia, un Geremia, un Paolo di Tarso. Non è più possibile ascoltare nulla dalle loro labbra, perché essi sono usciti dalla scena della storia. L’unica possibilità di incontrare Mosè o Isaia o Paolo è un anello di congiunzione che si chiama “Tradizione”. E siamo così al terzo livello.

III. La tradizione umana: La Rivelazione diventa stile di vita e al tempo stesso si fa libro, e in queste forme si trasmette alla successiva generazione.

Il Pensiero di Dio ci raggiunge soltanto a questo terzo livello. Ed è pure a questo medesimo livello che il pensiero di Dio può essere frainteso oppure accolto nella fedeltà.

La critica della tradizione

Anche verso la tradizione, che è l’unico veicolo attraverso cui la conoscenza di Dio si tramanda da una generazione a un’altra, l’atteggiamento del Cristo storico non è per niente passivo. La tradizione non deve essere assolutizzata, ma deve essere continuamente giudicata alla luce dell’intenzione di Dio. Il brano più importante su questo insegnamento è costituito da Mc 7,6-13. Qui Cristo dimostra come sia possibile sovrapporre alla Parola di Dio, tramandata per iscritto, delle interpretazioni umane fuorvianti, il cui risultato è l’osservanza solo esteriore della volontà di Dio, tradendone però lo spirito originario.

Il fallimento delle relazioni sociali ha origine nel “cuore”

Col passare dei secoli, la tradizione non può rimanere identica a se stessa, ma deve adattarsi alla progressiva maturazione dell’umanità. In Mt 19,3-9 si distinguono chiaramente tre passaggi: l’intenzione di Dio, la tradizione di Mosè, il rinnovamento della tradizione per un’epoca più evoluta di quella mosaica. Infatti, a proposito del divorzio, ammesso dalla legislazione mosaica, Cristo dice che “da principio non fu così” (v. 8). L’intenzione di Dio, nel creare la coppia umana, era quella di un matrimonio monogamico indissolubile. L’epoca mosaica deve adattare questa intenzione di Dio a un’umanità piuttosto primitiva e indurita, e perciò ammette il divorzio, anche se Dio non lo approvava. Infine, la fase storica della redenzione ripristina, aldilà della Legge mosaica, le armonie dell’origine, attraverso la comunicazione della grazia sacramentale e la conseguente guarigione del cuore.

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