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"C
r i s t o M a e s t r o"... i l S i t o |
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Premessa:
Le
opere che un uomo compie sono sempre il segno visibile della sua statura
morale. Ma ci sono criteri diversi per individuare l’effettivo
valore delle opere. Il primo e più diffuso criterio è quello utilizzato
dalla legge dello Stato. Semplificando, possiamo dire che un cittadino
è meritevole o colpevole in base a ciò che
esternamente ha fatto. Invece, secondo l’insegnamento di Cristo,
si scopre il vero valore delle opere solo mediante un criterio interno.
Il
Signore non guarda ciò che guarda l’uomo
E’
un enunciato generale. Samuele e Davide: 1 Sam 16,6-12. Agli occhi di
Dio, il valore dell’uomo va calcolato dall’interno verso l’esterno.
Ciò significa che una determinata opera, che magari in se stessa è buona,
potrebbe non esserlo a motivo delle disposizioni interiori del soggetto.
Ad esempio, un uomo dedito alla malavita e ai guadagni disonesti, potrebbe
avere, dinanzi al bisogno di un amico, la generosità di aiutarlo; così
un killer, spietato con tutti, avrebbe sentimenti di tenerezza e di
bontà verso i propri figli, ai quali garantirebbe le migliori scuole.
Non c’è nessun uomo totalmente corrotto, e i moti di bontà sono possibili
in chiunque. Tuttavia, non è
da pensarsi che l’opera buona abbia un valore agli occhi di Dio, solo
perché è “buona”. L’opera ha valore agli occhi di Dio solo relativamente
ai contenuti del cuore di chi la compie. Così, poniamo, l’elemosina
di un uomo che non vive in grazia di Dio non ha lo stesso valore della
medesima elemosina fatta da un cristiano che cammina nella santità battesimale.
Chi vive in grazia di Dio compie delle opere che valgono come se le
avesse compiute Cristo stesso. Molto chiaro è l’insegnamento dell’Apostolo
su questo punto: “Non
sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”
(Gal 2,20).
Il
valore delle opere va cercato nella storia personale di ciascuno
La
vedova nel tempio: Lc 21,1-4. Ogni gesto preso da solo non può essere
giudicato, perché esso acquista significato solo a partire dalla
persona che lo compie.
Il
processo che si svolge dall’esterno
Non è ciò
che entra nell’uomo a contaminare l’uomo:
Mc 7,14-23. Ma se ciò che entra nell’uomo non ha la capacità di peggiorarlo,
allora non può neppure migliorarlo.
Con questo insegnamento il Maestro intende correggere l’atteggiamento
erroneo di chi pensa che sia sufficiente promuovere iniziative buone,
attività pastorali in cui coinvolgere il maggior numero di persone,
convocare il popolo per la Liturgia, per compiere atti efficaci per
la vita della Chiesa. Molto spesso le nostre fatiche pastorali e le
megaconvocazioni che siamo in grado di organizzare, lasciano tutto come
prima. Il cristianesimo, infatti, può essere anche mimato da intere
comunità; il cristianesimo può essere costruito sul piano dei comportamenti
senza averne assimilato lo spirito. In questo caso è come un abito applicato
da fuori, o come un cibo che entra nel ventre e poi esce verso la fogna.
Il Maestro vuole dire che ciò che entra nell’uomo dall’esterno
non può cambiarlo. Il cristianesimo può invece cambiare l’uomo, quando
viene accolto come motivazione
interiore dell’agire e non come semplice comportamento. |
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valore delle opere misurato a partire dal "cuore"
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