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"C
r i s t o M a e s t r o"... i l S i t o |
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Premessa:
il concetto di predestinazione sta alla base della teologia della salvezza,
anche se la parola “predestinazione” è accuratamente evitata quasi da
tutti. Eppure non possiamo capire la Rivelazione, nel momento in cui
sorvoliamo questa idea. Il termine “predestinazione” è comunque usato
poco nella Bibbia, dove più frequentemente si trova un suo sinonimo:
“elezione”. L’idea è la stessa, ed è questa che tenteremo di capire.
La dottrina biblica dell’elezione
Il
concetto di elezione (che coincide con quello di “predestinazione”)
intende affermare innanzitutto che il movimento dell’uomo verso Dio
non è il risultato di una decisione, ma
di una attrazione. La decisione umana, che è un elemento altrettanto
necessario, si colloca in un momento successivo e non originario. La
dimenticanza della dottrina dell’elezione (o predestinazione) ci ha
portati spesso a costruire una vita cristiana con la base capovolta:
abbiamo pensato che a un certo momento della nostra vita ci siamo messi
a cercare Dio, cioè abbiamo deciso
di cercarlo, mentre in realtà il processo è avvenuto in direzione opposta.
Vale a dire: in un momento originario Dio
ci ha attirati a Sé, e noi abbiamo gustato la sua dolcezza, abbiamo
desiderato poterla gustare ancora,
e a quel punto abbiamo deciso di essere suoi.Nel
momento in cui abbiamo capito questa cosa, le fondamenta della vita
cristiana sono poste nella maniera esatta.
L’elezione di Israele
Se
ci volgiamo ai dati della Scrittura, ci accorgiamo che il primo atto
di elezione che si può cogliere storicamente è quello di Israele: tra
tutti i popoli possibili, Dio ne elegge (ne predestina) uno. Il Deuteronomio
mostra una grande consapevolezza di questo fatto, spingendosi fino alle
motivazioni divine:
“Il
Signore si è legato a voi e vi
ha scelti, non perché siete
più numerosi di tutti gli altri popoli - siete
infatti il più piccolo di tutti gli altri popoli -, ma perché
il Signore vi ama” (7,7-8).
Il
testo deuteronomico è già chiaro su tre punti fondamentali: 1) Dio sceglie
per primo; 2) non in base ai meriti umani; 3) ma in base a un gesto
di amore assolutamente libero da parte di Dio.
Il
Deuteronomio è inoltre consapevole di una quarta verità, espressa al
v. 9 dello stesso capitolo: “Riconoscete
dunque che il Signore vostro Dio è Dio” (7,9). Riconoscete dunque...:
il riconoscimento di Dio come Dio è allora successivo al momento dell’elezione.
L’elezione di Cristo
L’insegnamento
del Deuteronomio è già molto grande, tuttavia non è tutto. Il concetto
di predestinazione ha bisogno di essere completato. Il NT, e soprattutto
la riflessione teologica dell’Apostolo Paolo, ci condurranno alla conclusione
che il primo atto dell’elezione storicamente riguarda Israele, ma prima
della storia e prima dei secoli, la predestinazione riguarda Gesù Cristo
(cfr Ef 1,3ss). Solo con Lui il quadro si può completare: Dio
ha predestinato Cristo, per predestinare tutti in Lui. A questo
punto è chiara anche un’altra cosa: se la predestinazione dell’uomo
ha radice nella predestinazione di Cristo, non
può trattarsi in alcun modo di predestinazione di rovina, dal momento
che Cristo presenta se stesso come Vita e Risurrezione (cfr Gv 11,25).
Nel momento in cui la predestinazione esiste, esiste
come Vita.
Chi sono gli eletti e chi i riprovati?
Chiarito
il senso vero della predestinazione, rimangono però altri dubbi da sciogliere,
specialmente alla luce di due considerazioni, una pratica e una dottrinale:
1. Molti, pur battezzati, vivono e muoiono senza arrivare alla fede.
2. Se la predestinazione
è per la Vita, non si capisce il senso della Perdizione, né come Dio
possa accettare una cosa simile.Da
queste due premesse, potrebbe sorgere una serie di interrogativi: se
è Dio che ci attrae in vista della Vita, e solo dopo noi decidiamo di
seguirlo, come spiegare la lontananza di chi non ha fede? Forse non
è un “eletto?”. Ma se non è “eletto”, forse Dio decide arbitrariamente
e attrae chi gli pare? E quelli che si perdono? Hanno forse neutralizzato
la volontà di Dio, che invece spinge le creature verso la Vita? Dal
punto di vista teologico il discorso qui si fa profondo; in questa sede,
però, non possiamo seguire la teologia in tutti i suoi passaggi, dobbiamo
scegliere piuttosto la via più breve verso la soluzione, mentre la riflessione
teologica sceglie la più lunga.
Verso la soluzione
Intanto
non può essere negata la possibilità che la creatura umana vada incontro
a un fallimento definitivo: cfr Dn 12,2; Gv 5,28-29. Fino a che punto
Dio può volere questo? La risposta viene dal discorso escatologico di
Matteo, e precisamente in 25,41: relativamente al destino della persona
umana, la Perdizione non è prevista
da Dio. A questo si può aggiungere 1 Tm 2,3-4: “Dio vuole che tutti
gli uomini siano salvati”. L’unico punto del Vangelo in cui Gesù è direttamente
interrogato su questo argomento è Lc 13,22ss: la sua riposta condensa
i nuclei essenziali della dottrina della predestinazione. |
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