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"C
r i s t o M a e s t r o"... i l S i t o |
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Precisazioni
sul concetto biblico di peccato
Nella
Bibbia il peccato non è presentato come una creazione di Dio, non
è mai una sua opera. Tuttavia, è una realtà ugualmente esistente,
anche se fuori dall’orizzonte del progetto divino. Anzi, è detto chiaramente
che Dio lo detesta: cfr Nm 14,43; Sap 12,2-4; Is 59,2; Sir 15,12.
Dall’altro lato, Dio dimostra di avere preso molto sul serio la realtà
del peccato, nel momento in cui ha mandato il suo Figlio che si è
liberamente consegnato alla morte. Questo è l’unico elemento da cui
possiamo dedurre la misura della gravità del peccato: solo
la morte del Messia può uguagliarne la potenza.
L’eredità
di Adamo: Gen 3
Occorre
riprendere il tema delle origini, per cogliere la spiegazione biblica
di tutti i disordini del creato. In Gen 3,1 fa la sua comparsa un
personaggio che si nasconde sotto le sembianze del serpente. Il libro
dell’Apocalisse lo identifica in 12,9. La causa del peccato originale
comunque non è lui, semmai ne è lo stimolo, ma la
responsabilità è unicamente umana.
Osservazioni
sul testo
I
momenti preliminari del peccato
v.
1: La figura del serpente, insieme alla realtà che simboleggia, è
innanzitutto presentata come
una creatura di Dio. Ciò significa che la sua esistenza è dipendente
da Dio, ma non il suo agire.
Fin dall’inizio il suo modo di parlare è un misto di verità e di menzogna.
vv.
4-5: Il suo obiettivo è quello di deformare l’immagine di Dio nella
coscienza dell’uomo.
v.
6: Il serpente esce di scena. Rimane solo la donna in preda ai suoi
pensieri. In questa fase subentra la responsabilità personale. Il
serpente ha immesso nel circuito mentale della donna delle suggestioni
particolari, e a questo punto si ritira. Se il pensiero umano segue
fino alle estreme conseguenze le sue suggestioni, subentra la sfiducia
nell’amore di Dio, e ogni delitto diventa possibile. Il peccato originale
si è prodotto così.
I
fenomeni conseguenti
v.
7: L’uomo comincia a sentirsi diviso nel proprio “io”. Subentra la
vergogna di se stessi.
v.
8: Nella relazione con Dio subentra il sentimento del terrore e si
comincia a fuggire davanti a Lui.
vv.
12-13: Le relazioni interpersonali si spezzano: la coppia perde la
capacità di capirsi nel profondo e di sperimentare la piena comunione
delle persone.
vv.
16ss: La qualità della vita, nei suoi diversi settori,
subisce un rapido processo di decadimento.
La
riflessione teologica dell’Apostolo Paolo
Il debito verso la divina giustizia è anteriore alla nascita:
Rm 9,10-29
In
questo testo, Agostino vede il dato di una colpevolezza anteriore
alle colpe personali. Ossia, esiste la possibilità che l’essere umano
possa essere peccatore, prima ancora di avere l’uso della ragione
o di avere commesso un peccato personale. Il testo paolino in realtà
non parla dell’umanità in generale, ma delle vicende particolari di
due fratelli: Giacobbe ed Esaù. Nella riflessione di Agostino, però,
è funzionale a una verità dogmatica: contrarre
il peccato originale costituisce la persona in stato di colpevolezza,
anche in assenza di colpe attuali e individuali.
Il peccato abita in noi come una forza: Rm 7,14-25
Un
altro testo in cui Agostino vede la fenomenologia del peccato originale
è Rm 7. Qui l’Apostolo descrive l’esperienza psicologica e morale
dell’io diviso. La mente umana è in grado di discernere il bene, e
perciò, in linea di principio, sarebbe anche in grado di fare, nelle
diverse circostanze, la scelta più illuminata. L’esperienza insegna
però che la realtà non è così rosea: il bene che vediamo con la mente,
spesso non riusciamo ad attuarlo, perché dentro di noi c’è una seconda
legge, una forza negativa che si oppone al bene che la nostra mente
desidera.
In Adamo tutti muoiono, in Cristo tutti rivivono: Rm
5,12-21
Il
terzo testo cardine della riflessione agostiniana è il parallelismo
Adamo-Cristo. In Adamo tutti hanno peccato, e dunque tutti muoiono.
Dire che in Adamo tutti hanno peccato equivale a dire che tutti gli
esseri umani, prima ancora di nascere, hanno peccato nel loro antenato
e sono resi partecipi della sua responsabilità morale, in virtù del
legame genetico. Così, il peccato originale non passa nell’uomo storico
in forza di un atto peccaminoso singolo, ma in forza dell’essere nato
nella stirpe adamitica. Però, il parallelismo tra Adamo e Cristo non
è in equivalenza: la vita ottenuta in Cristo, risulta infinitamente
sovrabbondante e vittoriosa sulla morte prodotta dal primo peccato
(Rm 5,17.
Le soluzioni di Agostino sono state sostanzialmente accolte
dalla Chiesa e assunte nel suo magistero ufficiale.
La
definizione del Concilio di Trento
La
dottrina sul peccato originale viene poi definita ufficialmente a
Trento, e quella definizione contiene la base di ciò che la Chiesa
continua a insegnare in merito a questo dogma. Per il peccato di origine,
la natura umana è corrotta, ma non in modo irreversibile. Il battesimo
non è solo il perdono e la cessazione dello stato di colpevolezza,
ma è anche una reale guarigione dell’io umano. Lo stato di colpevolezza
originale si contrae nel concepimento e si nasce senza la grazia di
Dio. La mancanza della grazia di Dio in una persona produce la sudditanza
e la sottomissione agli spiriti delle tenebre, dal cui potere siamo
liberati nel sacramento del battesimo. Al tempo stesso, lo stato di
colpevolezza originale impedisce alla persona umana di raggiungere
il fine assegnatole da Dio, perché le toglie la possibilità di vivere
la divina figliolanza. In questo senso, la libertà cristiana risulta
dalla demolizione di tutte le forze che si oppongono alla realizzazione
del progetto di Dio su di noi. |
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L'uomo secondo il progetto di Dio
> La pretesa di occupare il posto
di Dio (parte I)
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