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"C
r i s t o M a e s t r o"... i l S i t o |
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Il
peccato personale
Chiarito,
a grandi linee, il senso del peccato originale, rimane da comprendere
ora la realtà del peccato personale compiuto dopo il battesimo. La
grazia battesimale produce una vera guarigione dal male d’origine,
ma non in maniera improvvisa.
Il totale risanamento della persona avviene sotto il condizionamento
di due variabili: i ritmi individuali
del cammino di fede e la capacità di volere ciò che Dio vuole. Tutto
ciò fa sì che il peccato possa sussistere anche dopo il battesimo.
Lo stato di peccato e l’opera peccaminosa
Il
peccato personale si presenta sotto diverse forme che non vanno confuse
né interscambiate. Quando la Bibbia parla del peccato, talvolta ne
parla al singolare e talaltra al plurale. Questo fatto non è casuale,
perché il testo sacro di fatto intende cose diverse quando parla di
“peccato” e di “peccati”. Gesù stesso intende cose diverse quando
dice ai farisei: “Morirete nel vostro peccato”
(Gv 8,21) e quando dice al paralitico: “Ti sono rimessi i tuoi peccati”
(Mc 2,5). Nel primo caso si tratta di un orientamento
basilare del cuore, nel secondo si tratta di opere
peccaminose. Anche dopo il battesimo possono aversi queste
due manifestazioni del peccato, anche se la prima forma è
sempre assente in una persona che oltre a essere battezzata è pure
cristiana.
Le conseguenze del peccato post-battesimale
I
peccati compiuti dopo il battesimo vanno compresi alla luce del fatto
che la persona si trova già in una relazione di figliolanza rispetto
a Dio (o meglio: si trova avvolta dalla infallibile Paternità di Dio)
e possiede perciò tutti gli
aiuti della grazia. In base a questo il battezzato possiede la
certezza che qualunque suo peccato, anche della massima gravità, è
perfettamente cancellabile per la potenza della grazia divina, che
Dio restituisce sempre ai suoi figli che, dopo averla perduta, gliela
chiedono. Qui subentrerebbe il discorso sul Sacramento della penitenza,
che faremo a suo tempo.
Altre
distinzioni circa il peccato personale
Commissione e omissione
Si
è soliti distinguere i peccati che si commettono “compiendo” un gesto
contrario alla volontà di Dio, da quelli che si commettono “non facendo”
qualcosa: essi prendono rispettivamente il nome di “peccati di commissione”
e “peccati di omissione”. Abbiamo già parlato comunque dei peccati
che consistono nel “fare”. Quanto ai peccati che si compiono col “non
fare”, va detto che vige anche qui la distinzione tra “stato di peccato”
e “gesto peccaminoso”, con la loro diversa gravità. In realtà il vero
peccato di omissione non è tanto l’avere omesso un dovere o un bene,
ma l’avere sprecato i momenti
di grazia che Dio mi ha dato nel corso della vita, perché io Lo conoscessi
e iniziassi a camminare con Lui.
Peccati esterni e peccati interni
In
parte abbiamo già affrontato questo argomento, parlando dei nuclei
della predicazione del Cristo storico. Cristo riconduce tutto il significato
e tutta la responsabilità dei gesti esterni a
ciò che uno si porta dentro il cuore. Dal punto di vista di Gesù
non si tratta di purificare i comportamenti ma di
risanare il cuore dalle sue atmosfere malsane. Il peccato e la
santità non risiedono nelle opere dell’uomo ma nella
carica positiva o negativa della sua interiorità. Perciò può esistere
un’opera santa in se stessa, ma peccaminosa nella radice interiore
dell’individuo che la compie (cfr Mt 6,1-4); e può esistere, al contrario,
un’opera apparentemente peccaminosa, eppure santa nella radice interiore
di chi la compie(cfr Lc 14,25-26).
La
conversione come superamento del peccato
La
conversione è l’esigenza più radicale del Vangelo, ossia: non è possibile
essere immessi nella dinamica di rinascita battesimale senza
aver compiuto l’atto interiore della conversione. Dopo il lungo
silenzio di Gesù nel deserto, il suo appello agli uomini si apre con
queste parole: “Convertitevi
e credete al Vangelo” (Mc 1,15). A sua volta, la conversione - come
si vede dalle stesse parole di Cristo - non si può scindere dall’esperienza
della fede. E poiché la fede nasce dalla Parola annunziata (cfr Rm
10,14-15), cioè: la fede è
possibile solo dopo che qualcuno ti ha detto in che cosa esattamente
devi credere, ne consegue che non ci sono i presupposti della
conversione (e quindi della rinascita battesimale) laddove manca l’evangelizzazione.
Il primo effetto della “conversione” è la progressiva cristificazione
del proprio pensiero e del proprio agire, in una parola: del proprio
modo di essere uomo. Si comprende come la conversione non sia qualcosa
che si compie una volta per tutte, ma è un continuo, quotidiano, riorientare
il cuore a Dio, vivendo la propria vita umana come Cristo ha vissuto
la sua.Il discorso sul recupero sacramentale della grazia, insieme
al suo aspetto eccesiale, lo rimandiamo al ciclo di catechesi che
riguarderanno i Sacramenti. |
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L'uomo secondo il progetto di Dio
> La pretesa di occupare il posto
di Dio (parte II)
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