"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Ci dobbiamo qui riagganciare al discorso già fatto sulla grazia originale. Abbiamo visto che Dio, secondo il racconto di Gen 2, ha posto l’uomo nel giardino piantato a oriente (v. 8), e abbiamo citato anche l’interpretazione profonda di Agostino di Ippona, per il quale questa immagine vuole riferirsi al fatto che l’uomo non può vivere se non nell’amore di Dio, simboleggiato appunto dal giardino di Eden. Ci siamo poi interrogati sul battesimo, chiedendoci che cosa effettivamente ci restituisce della grazia perduta col peccato originale. Abbiamo risposto dicendo che il battesimo ci riconduce innanzitutto nello spazio della paternità di Dio (cioè il giardino di Eden), permettendoci di vivere e di morire nella luce. Questa definizione che include già tutto, ha però bisogno di parecchie precisazioni che saranno oggetto di questa quinta tappa.

La natura della grazia

La riflessione teologica sulla grazia è un tema praticamente sconfinato che, nel corso dei secoli, è stato affrontato da molteplici punti di vista e filosofici e antropologici. In questa sede, come siamo soliti fare, andremo alle soluzioni certe ed essenziali sull’argomento.La riflessione sulla grazia prende le mosse da una parola ebraica usatissima nell’AT: desex (hesed); essa è quasi sempre applicata all’atteggiamento di benevolenza che Dio assume verso coloro che custodiscono la sua Alleanza. Questo concetto include le idee, pure ricorrenti nell’AT, di misericordia, longanimità e benedizione. La riflessione più compiuta sulla grazia si trova in Tommaso d’Aquino nella Summa, prima-secundae. Dopo il Vat II l’argomento è stato ripreso a partire da categorie filosofiche diverse da quelle aristoteliche.

Per quel che ci riguarda, è sufficiente affermare che la natura della grazia consiste nella accoglienza consapevole della Paternità di Dio e nella decisione di vivere da figli.

L'insegnamento dell’Apostolo Paolo sulla grazia

Anche in questo argomento, come in tutti gli altri che riguardano la salvezza, la prima fonte della verità dottrinale è la Scrittura. Nel NT dobbiamo rivolgerci in particolare a Paolo di Tarso. In lui troviamo non solo una profonda riflessione teologica, ma anche un’esperienza forte delle operazioni dello Spirito di Dio. Anche le comunità nate dal suo annunzio del Vangelo si muovono all’interno di una forte esperienza pneumatica.

Solo quelli che hanno ricevuto lo Spirito di Dio sono figli di Dio

Rm 8,14-17: l’offerta della Paternità di Dio nel battesimo è un dono di grazia. Ma anche la possibilità soggettiva di vivere da figli è un dono di grazia. Sarebbe infatti un’impresa impossibile per le nostre risorse spirituali e psicologiche, il vivere da figli di Dio. E’ il dono dello Spirito che ci permette:

- di vivere non più da schiavi, ma da figli adottivi (v. 15)

- di prendere decisioni basate non sul buon senso, ma sulla conoscenza interiore della volontà di Dio (v. 14)

- di essere assimilati alla vita e alla morte del Figlio di Dio (v. 17)

- di risorgere dai morti (v. 11)

L’esperienza carismatica delle comunità paoline

L’opera più grande e più essenziale dello Spirito Santo è quella di portarci nello spazio vitale della paternità di Dio, mettendoci in grado di vivere da figli. Il testo di Rm 8 è molto esplicito a riguardo, come si è visto. Questa opera è la più importante, ma non l’unica. Vi sono ancora altre manifestazioni dello Spirito, che comunemente si chiamano “carismatiche”, ma sono secondarie e trascurabili, anche se attirano l’attenzione e la curiosità. Perciò ci limitiamo ad alcuni cenni che ci diano il quadro chiaro della questione.

Che cosa sono i carismi?

La migliore definizione è data dall’Apostolo Paolo: un carisma è una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune (1 Cor 12,7). Studiando il pensiero di Paolo, ci si accorge che lui identifica queste manifestazioni dello Spirito per l’utilità comune, con i molteplici servizi necessari a una comunità, sia quelli ordinari che quelli straordinari. Per avere un’idea più precisa, occorre leggere attentamente tre elenchi di carismi che lo stesso Paolo ci fornisce: 1 Cor 12,4-11. 28 e Ef 4,11ss.

1 Cor 12,4-5: Rapporto tra carismi e ministeri. Il ministero è il servizio che materialmente si svolge. Il carisma è il dono di Dio che è necessario perché il servizio sia efficace tanto da edificare la chiesa, e non sia un servizio e basta.Negli elenchi suddetti, i carismi necessari alla vita ordinaria della comunità cristiana, tengono sempre il primo posto. Così in prima posizione troviamo:

          1 Cor 12,8

          1 Cor 12,28

            Ef 4,11ss

Linguaggio di scienza

              Apostoli

              Apostoli

Linguaggio di sapienza

              Profeti

              Profeti

 

              Maestri

              Evangelisti

 

 

              Pastori

 

 

              Maestri

La terza lista si ferma al carisma dei “maestri”, cosa molto significativa, perché nelle due liste precedenti l’Apostolo aggiunge anche i carismi dei miracoli, guarigioni e lingue. Li aggiunge però alla fine; specialmente nella seconda lista c’è un poi che dice già da solo il pensiero dell’Apostolo a riguardo: ci sono nella Chiesa Apostoli, Profeti e Maestri. Questi carismi determinano l’esistenza della Chiesa. Poi ci sono i carismi dei miracoli, guarigioni e lingue. Nella terza lista, queste manifestazioni straordinarie non sono menzionate, il che significa che qualora mancassero in una comunità, non sarebbe per nulla diminuita la forza evangelica del suo cammino. Semmai, l’unico carisma straordinario menzionato dall’Apostolo sia nella seconda che nella terza lista è il carisma della profezia. Nella comunità di Gerusalemme, descritta dagli Atti, si fa spesso menzione dei profeti.

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