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Il
discorso sulla verginità per
il Regno non può prescindere dalla persona e dalla esperienza di discepolato
della Vergine Maria. Il brano di riferimento è quello della annunciazione
(Lc 1,26-38); ci sembra infatti che in esso si sintetizzino le piste
teologiche principali della verginità per il Regno. Questa vocazione
specifica emerge dal testo lucano con i seguenti caratteri:
1.
il carisma della verginità è una vocazione di tipo sponsale;
2.
è una forza di fecondità garantita dallo Spirito;
3.
è opera di riparazione;
4.
è una possibile sfaccettatura della povertà evangelica.
Andiamo
dunque con ordine.
1)La verginità per il Regno è una vocazione di tipo sponsale:
2)La verginità per il Regno è una forza di fecondità
ga
Nella vocazione verginale si ha dunque la medesima consegna a Dio del
proprio corpo, in vista della fecondità da cui nascerà la comunità cristiana.
La verginità consacrata acquista perciò una valore particolare, la cui
finalità è l’accrescimento della Chiesa. Il garante di questa fecondità
è lo Spirito Santo: “Le rispose l’angelo: lo Spirito
Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo”
(Lc 1,35). Nella vocazione verginale si riceve una paternità e una maternità
su tutti coloro che giungono alla fede mediante l’accoglienza della
Parola e su tutti quei figli, i cui genitori hanno vissuto solo la prima
delle due fecondità che abbiamo menzionato, e che Dio ha affidato come
compito duplice a ogni coppia. L’esperienza insegna che la maggioranza
delle coppie rispondono quasi sempre solo al primo di questi due compiti:
la generazione fisica unitamente alla formazione della persona. Il secondo
compito, sarebbe quello di formare la coscienza cristiana. Qui subentra
il ruolo, a questo punto necessario, della maternità e della paternità
verginale.
3)La verginità per il Regno è opera di riparazione:
Un
altro significato che si desume dal testo lucano a proposito della verginità
per il Regno è la riparazione dello stravolgimento dei valori della
sessualità. Nel brano dell’annunciazione, Maria è la protagonista femminile
che, in un certo senso, costituisce la contropartita del protagonista
femminile di Gen 3: “La donna vide che l’albero era
buono da mangiare”
(v. 6). Qui nasce la tendenza a cercare qualcosa semplicemente perché
“piace”, a prescindere dall’intenzione di Dio o dalla finalità per cui
una cosa esiste. Maria ha rinunciato radicalmente alla ricerca delle
sensazioni: “non conosco uomo”
(Lc 1,34). Anche Cristo vive questa medesima dimensione: “in
cambio della gioia che gli era posta innanzi, Egli si sottopose alla
croce”
(Eb 12,2). Il carisma della verginità non è dunque esente da un aspetto
di sacrificio e di rinuncia a se stessi, che acquista, nello Spirito,
un valore riparatorio per il peccato. Il fatto di avere ricevuto la
chiamata alla verginità, con il relativo dono di grazia, non significa
che la persona è esonerata da una certa ascesi e da una necessaria custodia
dei propri sensi.
4)La verginità per il Regno è una possibile sfaccettatura della povertà
evangelica:
Nel discepolato di Maria, infine, la verginità si integra con la povertà
evangelica. Per la Madre di Gesù, essere vergini significa identificarsi
con quei poveri menzionati dalla Bibbia, che non hanno sostegni umani
in cui confidare e che attendono il soccorso solo da Dio. Questa è la
povertà di chi non ha un partner a cui appoggiarsi per essere sostenuto
nella fatica del vivere. Tuttavia, questo tipo di povertà non di rado
è sperimentato anche dalle persone sposate. Per Maria è infatti così:
pur essendo sposata a Giuseppe, è una donna fondamentalmente sola dal
punto di vista umano: sola quando Giuseppe vorrebbe ripudiarla in segreto;
sola nel ministero pubblico di Gesù; sola sotto la croce nella fuga
di tutti; sola quando, subito dopo l’Ascensione di Gesù, si ritrova
il compito di radunare la prima comunità cristiana impaurita in attesa
della Pentecoste. La Vergine Madre è anche la Povera di Yahweh |
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