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Il discorso sulla verginità per il Regno non può prescindere dalla persona e dalla esperienza di discepolato della Vergine Maria. Il brano di riferimento è quello della annunciazione (Lc 1,26-38); ci sembra infatti che in esso si sintetizzino le piste teologiche principali della verginità per il Regno. Questa vocazione specifica emerge dal testo lucano con i seguenti caratteri:

1.      il carisma della verginità è una vocazione di tipo sponsale;

2.      è una forza di fecondità garantita dallo Spirito;

3.      è opera di riparazione;

4.      è una possibile sfaccettatura della povertà evangelica.

Andiamo dunque con ordine.

1)La verginità per il Regno è una vocazione di tipo sponsale:
Il carisma della verginità non può essere posto in contrasto con la vocazione al matrimonio, perché la vita verginale si basa sullo stesso principio che origina la vita di coppia. Meno che mai la verginità può essere intesa come la negazione della sponsalità. Cristo infatti è vergine e tuttavia è presentato dal NT come lo Sposo. Anche Maria è Vergine Sposa: “
l’angelo Gabriele fu mandato da Dio a una vergine, promessa sposa” (Lc 1,26-27). La natura sponsale della verginità per il Regno è determinata dal fatto che essa nasce dalla donazione del corpo umano. Lo stesso principio che fa nascere la coppia: la donazione di se stessi mediante l’offerta del proprio corpo. La differenza è che nel sacramento del matrimonio i due formano un solo corpo, che in questa unità si offre a Dio in vista della fecondità da cui dovrà derivare la piccola comunità domestica che si chiama famiglia cristiana. La coppia riceve una duplice fecondità per la quale prima genera i figli nella carne e poi, in forza dell’azione dello Spirito Santo, li rigenera nella fede.

2)La verginità per il Regno è una forza di fecondità garantita dallo Spirito:

Nella vocazione verginale si ha dunque la medesima consegna a Dio del proprio corpo, in vista della fecondità da cui nascerà la comunità cristiana. La verginità consacrata acquista perciò una valore particolare, la cui finalità è l’accrescimento della Chiesa. Il garante di questa fecondità è lo Spirito Santo: “Le rispose l’angelo: lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” (Lc 1,35). Nella vocazione verginale si riceve una paternità e una maternità su tutti coloro che giungono alla fede mediante l’accoglienza della Parola e su tutti quei figli, i cui genitori hanno vissuto solo la prima delle due fecondità che abbiamo menzionato, e che Dio ha affidato come compito duplice a ogni coppia. L’esperienza insegna che la maggioranza delle coppie rispondono quasi sempre solo al primo di questi due compiti: la generazione fisica unitamente alla formazione della persona. Il secondo compito, sarebbe quello di formare la coscienza cristiana. Qui subentra il ruolo, a questo punto necessario, della maternità e della paternità verginale.

3)La verginità per il Regno è opera di riparazione:

Un altro significato che si desume dal testo lucano a proposito della verginità per il Regno è la riparazione dello stravolgimento dei valori della sessualità. Nel brano dell’annunciazione, Maria è la protagonista femminile che, in un certo senso, costituisce la contropartita del protagonista femminile di Gen 3: “La donna vide che l’albero era buono da mangiare” (v. 6). Qui nasce la tendenza a cercare qualcosa semplicemente perché “piace”, a prescindere dall’intenzione di Dio o dalla finalità per cui una cosa esiste. Maria ha rinunciato radicalmente alla ricerca delle sensazioni: “non conosco uomo” (Lc 1,34). Anche Cristo vive questa medesima dimensione: “in cambio della gioia che gli era posta innanzi, Egli si sottopose alla croce” (Eb 12,2). Il carisma della verginità non è dunque esente da un aspetto di sacrificio e di rinuncia a se stessi, che acquista, nello Spirito, un valore riparatorio per il peccato. Il fatto di avere ricevuto la chiamata alla verginità, con il relativo dono di grazia, non significa che la persona è esonerata da una certa ascesi e da una necessaria custodia dei propri sensi.

4)La verginità per il Regno è una possibile sfaccettatura della povertà evangelica:

Nel discepolato di Maria, infine, la verginità si integra con la povertà evangelica. Per la Madre di Gesù, essere vergini significa identificarsi con quei poveri menzionati dalla Bibbia, che non hanno sostegni umani in cui confidare e che attendono il soccorso solo da Dio. Questa è la povertà di chi non ha un partner a cui appoggiarsi per essere sostenuto nella fatica del vivere. Tuttavia, questo tipo di povertà non di rado è sperimentato anche dalle persone sposate. Per Maria è infatti così: pur essendo sposata a Giuseppe, è una donna fondamentalmente sola dal punto di vista umano: sola quando Giuseppe vorrebbe ripudiarla in segreto; sola nel ministero pubblico di Gesù; sola sotto la croce nella fuga di tutti; sola quando, subito dopo l’Ascensione di Gesù, si ritrova il compito di radunare la prima comunità cristiana impaurita in attesa della Pentecoste. La Vergine Madre è anche la Povera di Yahweh.

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