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"C
r i s t o M a e s t r o"... i l S i t o |
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Vi
sono due occasioni, riportate dai sinottici, in cui Cristo risponde
a degli interrogativi in parte posti dai suoi avversari e in parte dai
suoi discepoli. In queste due occasioni, l’argomento di partenza è il
matrimonio, con le sue problematiche per questa vita e per la vita futura,
tema a cui Cristo, nella sua risposta, collega un insegnamento non richiesto
dai suoi interlocutori, ma ritenuto importante da Lui e rivolto soprattutto
ai suoi discepoli: la verginità per il Regno.
Il dialogo con i farisei
La
prima occasione è data dal dialogo con i farisei a proposito della liceità
del divorzio. Esso viene riportato da Mt 19 e Mc 10. Quest’ultimo, però,
riferisce la soluzione di Gesù sulla questione del divorzio ma omette
il suo insegnamento sulla verginità. Seguiamo quindi il testo di Matteo.
Qui intervengono i suoi discepoli
con una considerazione conclusiva: “Se
questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi”
(Mt 19,10). La risposta del Maestro comprende i vv. 11 e 12; l’insegnamento
qui riportato possiede più di una sfumatura:
v.
11: “Egli rispose loro: Non tutti
possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso”
Innanzitutto
la scelta verginale si basa su un dono, su un carisma dello Spirito
che è dato a coloro che vi sono chiamati, ma che non è dato ad altri.
E il motivo è logico: a nessuno viene dato il carisma di una vocazione
che non è la sua. Dio ci chiama a percorre determinate strade e ci abilita
col suo Spirito a percorrerle, e a ciascuno è dato il carisma corrispondente
alla “sua” vocazione. Per questo, chi non è chiamato alla verginità
per il Regno è anche sprovvisto del carisma specifico che viene elargito
a coloro che vi sono chiamati. Nelle parole di Cristo, la possibilità
di “comprendere” o “non comprendere” tale stato di vita dipende essenzialmente
dall’esservi chiamati o meno. Chi è chiamato da Dio alla verginità per
il Regno “comprende” il valore e il significato della verginità che,
basandosi su un carisma dello Spirito, non può essere sinonimo di sterilità,
di solitudine o di negazione dell’amore. Al contrario, la verginità
carismatica deve essere feconda, accrescendo il numero dei figli della
Chiesa, e deve quindi percepire se stessa come una chiamata all’amore
e non come la sua negazione.
L’insegnamento
continua al versetto successivo:
v.
12: “Vi sono infatti eunuchi che
sono nati così dal ventre della
madre
ve ne sono alcuni che sono stati resi
così dagli uomini
e vi sono altri che si sono fatti eunuchi
per il regno dei
cieli.
Chi può capire, capisca”.
Cristo
si riferisce a tre diverse categorie di eunuchi: quelli che non possono
sposarsi per un difetto di natura, quelli che sono stati resi tali per
un intervento umano e quelli che si
sono fatti eunuchi per
il Regno.
Tutto
il nucleo dell’insegnamento si trova in queste due parolette: “si
sono fatti”
e “per”: ossia, la scelta libera e volontaria, e la finalità
di tale scelta. In questa prospettiva, il Maestro nega che possa esistere
una autentica chiamata alla verginità, quando la scelta verginale sia
determinata da fattori esterni o condizionamenti contingenti: i difetti
della natura, le circostanze avverse o l’intervento degli uomini, che
impediscono in qualche maniera tale umana realizzazione. Ciò è oltremodo
evidente nell’esperienza della Chiesa, dove si riscontrano delle vite
consacrate che appaiono tristi e stanche, sterili e incapaci di incidere
positivamente nella vita ecclesiale. Certo, non siamo in grado di giudicare
con esattezza una questione così delicata, ma possiamo legittimamente
chiederci a quale di queste categorie menzionate da Cristo, essi appartengano.
Una vita consacrata incolore e insapore fa quantomeno sospettare della
autenticità della divina vocazione. Ad ogni modo, quando la divina vocazione
c’è davvero, essa è accolta dalla persona liberamente. Tale accoglienza
libera esige anche una adesione consapevole, che consiste nella rinuncia
al matrimonio compreso e apprezzato nella sua teologia e nei suoi autentici
valori. Il carisma della verginità comunica alla persona l’intuizione
che la propria vita non può essere pienamente felice né pienamente realizzata
se non così, accanto al pieno apprezzamento delle vocazioni altrui.
Tale
chiamata alla verginità ha poi una precisa finalità: essa esiste per
il Regno. Notiamo che il Maestro non parla di una verginità
nel Regno, ma di una verginità
per il Regno. Infatti, il Regno è lo scopo della verginità e non
il suo luogo. La Chiesa è solo il germe del Regno ma ovviamente non
è il Regno di Dio. Dire che la verginità consacrata è per
il Regno equivale a dire che la persona vive interamente proiettata
nella realizzazione degli interessi del vangelo, avendo messo tra parentesi
i propri. Si tratta di una particolare forma di povertà di spirito,
che in fondo è la più importante: l’eliminazione dal proprio animo degli
interessi personali, parziali e individuali, sostituendoli con un solo
interesse: annunciare al mondo
Gesù, il Cristo. E’ questo atteggiamento povero e libero, nobile
e disinteressato, ciò di cui parla l’Apostolo nella lettera ai Filippesi,
riferendosi a Timoteo: “Non ho nessuno di animo uguale
al suo… perché tutti cercano i propri interessi, non quelli di Gesù
Cristo… Ma voi conoscete la buona prova da lui data, poiché ha servito
il vangelo con me”
(Fil 2,20-22). A questo punto possiamo cogliere meglio il contrasto dell’insegnamento del Maestro con la prospettiva puramente utilitaristica dei discepoli, i quali dicevano che se il divorzio non è consentito allora è meglio non sposarsi. Cristo non accetta questa visuale molto meschina. La scelta della verginità non può essere dettata da altri fattori che non siano il carisma liberamente elargito da Dio a chi vuole, e liberamente ricevuto da chi ne è destinatario. Il dialogo con i sadducei
Un
secondo testo chiave dell’insegnamento di Gesù sulla verginità per
il Regno è il dialogo con i sadducei sul tema della risurrezione. Questa
controversia è riportata dai tre sinottici, con piccole varianti: Mt
22,23-33; Mc 12,18-27; Lc 20,27-40. |
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