|
Il
carisma della verginità porta con sé una nuova e diversa coscienza del
corpo. Questo fatto ci riporta necessariamente alle origini, peraltro
citate da Cristo stesso nell’immediato contesto del discorso coi farisei
sul divorzio. Se la creazione dell’uomo e della donna, secondo Genesi,
dice molto sulla verità della coppia, non è tuttavia meno eloquente
riguardo a quello che la persona umana è in se stessa, prima ancora
della chiamata al matrimonio o alla verginità. In modo specifico, la
coscienza dei valori della corporeità e della sessualità umana è parte
integrante della scelta libera dello stato verginale. Abbiamo già visto
come Cristo escluda che possa essere valida dinanzi a Dio una vita verginale
che si basi sulla svalutazione dei valori insiti nella sessualità. Né
questo motivo, né qualunque altro motivo di carattere negativo o utilitaristico,
possono giustificare una autentica scelta verginale. Come la coppia
ha bisogno di recuperare i valori originari della sessualità, così anche
chi si sente chiamato alla verginità per il Regno ha bisogno di risalire
fino ai significati originari della sessualità, per vivere bene la propria
chiamata. Tali significati originari sono sintetizzati in Gen 2,25:
“Tutti e due erano nudi ma non
ne provavano vergogna”.
Se la coppia scopre qui il modello di una sessualità senza erotismo,
ossia senza la strumentalizzazione degli organi del corpo, i vergini
vi scoprono il modello di un rapporto sereno col proprio corpo come
con il corpo altrui. Come la coppia fruisce della corporeità con rendimento
di grazie, senza trasformarla in uno strumento di piacere, così i vergini
giungono a quella consapevolezza della dignità del corpo che conferisce
loro uno sguardo non concupiscente. A questo livello anche la nudità
acquista una diversa bellezza e si carica della dignità della persona.
Per questa ragione chi è vergine secondo Dio, può rinunciare alla sessualità
di coppia, pur apprezzandone tutti i significati e tutti i valori. Infatti,
la scelta verginale come chiamata divina non deriva affatto dalla disistima
del matrimonio e della fecondità fisica. Anzi, si fonda sullo stesso
apprezzamento che sta alla base della scelta matrimoniale come vocazione
divina.Il
carisma della verginità conduce dunque la persona a una particolare
coscienza del corpo che è simile alla guarigione prodotta dal sacramento
del matrimonio. Infatti, la coscienza del corpo si realizza nella dimensione
del cuore. Dobbiamo qui ricordare l’enunciato di Mt 5,27: “chiunque
guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei
nel suo cuore”.
Il Maestro intende dire che la coscienza squilibrata del corpo, porta
la persona a guardare il corpo degli altri in un certo modo. Ora, tale
coscienza squilibrata, ha sede nel cuore; perciò è il cuore che deve
guarire prima di poter guardare i corpi con occhi limpidi. Il sacramento
del matrimonio guarisce il cuore della coppia, mettendola in grado di
guardarsi senza ridurre il corpo e i suoi organi a semplice strumento;
il carisma della verginità guarisce analogamente il cuore della persona
che vi è chiamata, mettendola in grado di raggiungere facilmente quella
serena coscienza del corpo che permette di apprezzare i valori della
sessualità, senza tuttavia ritenerla necessaria per sé.
|