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Per
quel che riguarda la visione paolina della verginità per il Regno, il
nostro testo di riferimento è costituito dalla prima lettera ai Corinzi
al capitolo settimo. La visione paolina riprende in parte l’insegnamento
del Maestro, ma non possiede lo stesso respiro teologico; anzi, si direbbe
che l’Apostolo tende a muoversi su un piano talvolta di utilità pratica
in ordine alla libertà per l’evangelizzazione. Intanto, il primo punto
di contatto con l’insegnamento di Gesù è che la verginità è concepita
dall’Apostolo come uno stato escatologico. La vicinanza del ritorno di
Cristo nella gloria relativizza l’impegno di fondare una famiglia: “Questo
vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve” (v. 29). Da qui il consiglio di Paolo agli
sposati, di vivere come se non avessero alcuna moglie (cfr. v. 29) e il
consiglio di rimanere nel medesimo stato in cui si era al momento della
propria conversione (cfr. v. 24). La condizione del presente per Paolo
è l’attesa imminente del ritorno di Cristo. Se tra pochi giorni o poche
ore Cristo deve tornare, allora conviene anticipare la condizione definitiva
dei risorti che è appunto la verginità. Da qui il consiglio di rimanere
come si è (vv. 17.24.40), cioè senza partner. Inoltre, in questo tempo
intermedio, nell’attesa imminente del ritorno di Cristo, l’unica cosa
che conta è preparare se stessi e i cuori degli uomini alla parusia mediante
il servizio della Parola. Chi non è sposato potrebbe essere materialmente
più libero di chi ha prima di tutto la propria famiglia da custodire nella
fede. I vv. 32-33 possono essere letti in senso pratico, giacché un matrimonio
cristiano in cui l’uomo e la donna si trovano il cuore diviso a causa
del partner è semplicemente inconcepibile. Forse Paolo sta parlando delle
disfunzioni possibili del matrimonio; oppure, intende sottolineare i vantaggi
pratici, in ordine al servizio pastorale, dell’essere senza una famiglia
propria. E’ qui infatti che il discorso dell’Apostolo sembra muoversi
prevalentemente sul terreno dell’opportunità pastorale. Dall’altro lato,
anche lui, sulla base dell’insegnamento di Cristo, riconosce che la verginità
non è da proporre a tutti, in quanto si tratta di una chiamata specifica,
a cui corrisponde un carisma specifico: “ciascuno ha il proprio dono
da Dio, chi in un modo, chi in un altro” (v. 6). Vale a dire: alcuni sono chiamati da Dio al matrimonio, altri
alla verginità. Lo stesso Paolo è tra questi ultimi. |