"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
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Nel vangelo di Giovanni, più che negli altri vangeli, ci sono delle allusioni alla realtà dei sacramenti, alcune molto chiare altre un poco meno; per questo motivo possiamo ammettere la perplessità di alcuni esegeti sul significato sacramentale della lavanda dei piedi o del cieco nato. Si potrebbe dubitare che la lavanda dei piedi rappresenti in se stessa un’allusione all’Eucaristia, anche se il dato di fatto è che, nello stesso punto in cui gli altri evangelisti hanno la narrazione dell’istituzione dell’Eucaristia, Giovanni narra la lavanda dei piedi, volendo quindi dare una chiave di lettura del sacramento dell’Eucaristia, partendo dal Maestro che si abbassa: “Se dunque io, il Signore e il  Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri” (Gv 13,14). L’Eucarestia è il segno di una vita impostata come un perenne servizio alla felicità degli altri; la dimensione eucaristica della vita insomma è una consegna di sé perché gli altri siano più felici. La guarigione del cieco nato sembra invece un’allusione alla illuminazione battesimale; il cieco nato acquista la vista degli occhi ma acquista anche la vista della fede: “Tu credi nel figlio dell’uomo? Egli rispose: E chi è, Signore, perché io creda in lui? Gli disse Gesù: Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui. Ed egli disse: Io credo Signore” (Gv 9,35-38). In quel momento Cristo gli dà una nuova luce, cioè gli dà la fede. Al di là di questi testi, di cui alcuni, se vogliono, possono anche dubitare circa il loro significato sacramentale, ce ne sono almeno quattro in cui il rimando sacramentale è difficilmente negabile, e sono: il cap. 6, in cui Gesù, nella sinagoga di Cafarnao, parla del suo corpo come vero cibo e del suo sangue come vera bevanda; in Gv 3,1-21 Gesù, nel dialogo notturno con Nicodemo, si riferisce al Battesimo: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel Regno di Dio” (Gv 3,5); questa rinascita da acqua e Spirito è indubbiamente il Battesimo; Gv 19,34: “Ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua”; sangue e acqua sono segni dell’Eucaristia e del Battesimo: sacramenti scaturiti dal tempio che è il Corpo di Cristo; Gv 20,22-23: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”, si tratta chiaramente dell’istituzione del sacramento della Riconciliazione. L’intenzione dell’evangelista è evidente: mostrare come l’esperienza della Chiesa abbia origine in ciò che Cristo ha personalmente fatto e detto. La Chiesa non ha inventato l’esperienza sacramentale, l’ha solamente interpretata e proposta celebrativamente a partire da quello che Cristo ha personalmente fatto e detto. Nel vangelo di Giovanni certamente, questi due sacramenti, cioè il Battesimo e l’Eucaristia, appaiono con un tratto di preminenza su tutti gli altri, soprattutto perché sgorgano dal costato del Messia crocifisso che, come nuovo Adamo, addormentato nella morte, genera la sua sposa dalla propria costola, attraverso l’apertura del suo costato. 
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