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Un’ultima linea teologica da seguire, anche questa tipica di Giovanni, è la rilettura dei libri sapienziali soprattutto Siracide, Proverbi, e Sapienza; Giovanni applica a Cristo quello che i libri sapienziali applicano alla sapienza. Per i libri sapienziali, soprattutto Sapienza e Siracide, la sapienza celeste presiede all’opera creatrice di Dio; ancora una volta, il collegamento con Genesi è forte, ma a questo collegamento si aggiunge quello con la sapienza. La sapienza personificata in Siracide e Proverbi ha delle prerogative ben precise che Giovanni applica direttamente a Cristo. Per esempio, nelle parole del Cristo giovanneo si avverte una forte consapevolezza della propria origine divina, Egli è uscito dal Padre così come la Sapienza è uscita dalla bocca dell’altissimo (Sir 24,3); questo senso dell’origine divina si trova sia nel prologo, sia negli ultimi discorsi, quando Gesù sintetizza la sua vicenda di uscita e di ritorno con queste parole:  Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre” (Gv 16,28). Anche per il libro dei Proverbi e di Siracide, la sapienza esce da Dio e pone la sua dimora in Gerusalemme: il popolo di Israele viene scelto dalla sapienza per scendere e dimorare. Abbiamo già visto questo particolare del “dimorare” nel prologo in riferimento al libro dell’Esodo, ma bisogna fare anche riferimento al libro del Siracide (Sir 24) e al libro dei Proverbi (Prv 8), dove la Sapienza esce da Dio e pone in Israele sua dimora. Ai giudei Cristo dice dece infatti: “Voi siete di quaggiù io sono di lassù voi siete di questo mondo io non sono di questo mondo” (Gv 8,23). Questa origine divina si collega anche a una conoscenza diretta delle cose celesti. La sapienza, prima ancora della creazione, è accanto a Dio e osserva la sua opera, e quindi la conosce nei minimi particolari e può svelarla agli uomini per via di testimonianza diretta. Questa conoscenza diretta delle cose celesti Cristo la esprime in Gv 3,13, nel dialogo con Nicodemo: “Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo    (Gv 3, 12-13); questa possibilità di parlare delle cose del cielo dipende dalla sua discesa, e quindi dalla sua conoscenza diretta di che cosa c’è nell’aldilà; anche qui è possibile scorgere un parallelo tra la Sapienza che conosce in modo diretto le cose celesti, perché ha visto Dio che creava il mondo, e Cristo che, disceso dal cielo, può parlare e dare una testimonianza diretta delle cose celesti. Tra la Sapienza dell’Antico Testamento e il Cristo Giovanneo, ci sono alcune corrispondenze che bisogna mettere in evidenza: Sap 7,26 la Sapienza è vista come luce, come un riflesso della luce perenne, il Cristo giovanneo presenta Se Stesso come luce del mondo; Prv 1,20 “La Sapienza grida nelle strade, per le piazze fa uscire la sua voce”, il Cristo giovanneo è Colui che parla liberamente nelle piazze e chiama tutti a Sé; in particolare chiama a Sé i suoi discepoli; la Sapienza, secondo il libro dei Proverbi, non è accolta da tutti: “Vi ho chiamato ed avete rifiutato, ho steso la mano e nessuno ci ha fatto attenzione; avete trascurato ogni mio consiglio e la mia esortazione non avete accolto” (Prv 1,24-25), nel vangelo di Giovanni il Cristo fatto carne fa esperienza fin dal prologo del rifiuto del mondo: “Venne tra la sua gente e i suoi non lo hanno accolto”;   il libro del Siracide e il libro dei Proverbi presentano l’umanità con atteggiamenti diversi nei confronti della Sapienza. Secondo Sir 6,27 ci sono alcuni che la cercano e la trovano, anzi la trovano già seduta sui gradini della porta della loro casa, così come il Cristo giovanneo si fa trovare da tutti quelli che lo cercano, anche se alcuni lo rifiutano e non credono; ci sono poi taluni che cercano la sapienza quando è troppo tardi: “Allora mi invocheranno e io non risponderò, mi cercheranno ma non mi troveranno” (Pr 1,28). Il Cristo giovanneo ai Giudei dice: “Voi mi cercherete, e non mi troverete; e dove sono Io, voi non potrete venire “ (Gv 7,34). 

Sono troppe le corrispondenze per essere casuali: il Cristo giovanneo è la Sapienza personificata discesa dal cielo con tutte le sue caratteristiche, col suo desiderio di donarsi, con l’esperienza del rifiuto da parte delle tenebre del mondo e con la divisione dell’umanità che automaticamente anticipa il giudizio. Quindi, la cristologia di Giovanni è strettamente inquadrata nella tradizione sapienziale veterotestamentaria: così come la Sapienza è discesa dal cielo e ha preso dimora in Israele, così il Cristo, che è la Sapienza di Dio, si è personificato in un luogo e in un tempo riscontrabili nella nostra storia.

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