"C r i s t o   M a e s t r o"... i l  S i t o
Avanti
Tu sei in: Home > Corso Biblico > Il Vangelo di Giovanni

La tradizione della Chiesa di oriente e di occidente è unanime nell’attribuire il quarto vangelo all’apostolo Giovanni, figlio di Zebedeo. Questa unanime tradizione è confermata dall’analisi interna del vangelo di Giovanni che si presenta come la registrazione di un ricordo. A differenza del vangelo di Luca, il vangelo di Giovanni non è frutto di diligenti ricerche, poiché Giovanni è testimone oculare di quello che scrive. Il IV vangelo si conclude infatti con queste parole: “Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti” (21,24). Al cap.1 si racconta il primo incontro di due discepoli con il Maestro: Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: Ecco l’agnello di Dio! E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: Che cercate?  Gli risposero: Rabbì (che significa Maestro), dove abiti?  Disse loro: Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di Lui; erano circa le quattro del pomeriggio” (Gv 1,35-39).L’annotazione precisa dell’orario rimanda a una testimonianza oculare: colui che scrive era presente ed è precisamente uno dei due discepoli. Giovanni riporta il nome di uno solo dei due, tralasciando il nome dell’altro: Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro” (Gv 1, 40); dell’altro discepolo non viene detto nulla perché si trattava appunto di colui che scrive, di Giovanni.Giovanni, in tre momenti cruciali della narrazione, si presenta sotto una definizione particolare: “Il discepolo che Gesù amava”. Questa definizione la troviamo per la prima volta nel contesto dell’ultima cena; quando Gesù dice che uno dei dodici lo avrebbe tradito, Pietro, che non si sente di porre la domanda direttamente a Cristo, la fa porre al “Discepolo che Gesù amava” (13,23-24). In un secondo momento, sotto la croce c’era la Madre di Gesù e c’era anche “Il discepolo che Gesù amava” (19,26). E infine, nell’ultimo capitolo del vangelo di Giovanni, quando il Risorto compare all’alba sulla riva, mentre i discepoli hanno pescato tutta la notte senza prendere neanche un pesce, l’unico che riconosce il Maestro in quella figura in piedi sulla riva è lui: “Il discepolo che Gesù amava” (21,7).Giovanni è il discepolo dall’occhio penetrante, che vede la gloria di Dio oltre le apparenze, e che riconosce la presenza di Dio nei suoi segni, mentre gli altri faticano per arrivarci. Il vangelo di Giovanni nasce tutto da questa sua esperienza personale, da questa sua capacità di contemplare la gloria di Dio nei suoi segni. Giovanni è colui che giunge alla tomba correndo più velocemente dell’altro discepolo, che era Pietro, e attraverso il segno della tomba vuota scorge la gloria di Dio nella risurrezione di Cristo. Soltanto il discepolo dallo sguardo penetrante giunge fino a tanto, non attraverso la visione diretta del Cristo Risorto, ma attraverso il segno che indica la sua gloria nascosta e rivelata nello stesso tempo; e giunge anche a penetrare le profondità del mistero di Dio, iniziando il suo vangelo a partire dal mistero dell’amore trinitario.

Tu sei in: Home > Corso Biblico > Il Vangelo di Giovanni
Commenti; suggerimenti; Pregasi contattare il Webmaster
 
Copyright © 2001-2007 "CristoMaestro" Tutti i diritti  riservati.