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Luca sottolinea con insistenza il fatto che Cristo è Figlio di Dio in un modo irripetibile. Cristo sa di se stesso di essere Figlio di Dio in modo diverso da come lo siamo noi; sulle labbra di Cristo, infatti, non troviamo mai l’espressione “Padre nostro”; quando insegna la preghiera del “Padre nostro” Cristo dice: “Voi pregherete dunque così”. Lui non dice Padre nostro insieme a noi, perché appunto è Figlio in un modo diverso dal nostro, e questa distinzione rimane sempre e si precisa dopo la sua risurrezione dai morti. La natura di questo rapporto unico e irripetibile col Padre, fonda una preghiera totalmente diversa. Quindi, Cristo è Figlio di Dio in un modo particolare, unico; ciò è soprattutto evidente nel Vangelo di Giovanni, quando il Cristo risorto appare alla Maddalena e dice: ”Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro  (Gv 20,17), non dice “salgo al Padre nostro”. Il Vangelo di Luca aggiunge a questa realtà della figliolanza divina l’affermazione della sua umanità autentica e totale, e lo fa specialmente nei racconti dell’infanzia. Al capitolo 2, ai versetti 40 e 51-52, Luca presenta il Figlio di Dio nella sua veste di Figlio dell’uomo: Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di Lui” (v. 40), e ancora: “Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (v.51-52). Queste affermazioni implicano in Cristo una umanità in evoluzione, una crescita graduale, a tappe, identica a quella di qualunque altro uomo ai suoi diversi livelli di maturazione: fisico, psicologico e spirituale. L’umanità di Cristo, in sostanza, non si presenta sulla terra già compiuta, o perfetta nella sua maturità, ma segue i ritmi e le tappe di qualunque essere umano, che da bambino diventa uomo, mentre la sua interiorità, e la luce della sua coscienza, crescono in proporzione della sua crescita in età. Anche la menzione della presentazione al tempio e della circoncisione, presuppone necessariamente una fisiologia maschile, completa e normale. Sono tanti i particolari che ci portano a questa conclusione: il Cristo conosciuto da Luca è il Figlio di Dio ma è anche, e fino in fondo, Figlio dell’uomo.Possiamo adesso rispondere alla domanda precedente: perché quattro testimonianze, cioè quattro vangeli, per presentare l’unico mistero di Cristo? Chi conosce la letteratura patristica è impressionato da come gli oppositori del cristianesimo abbiano fatto leva proprio su queste quattro testimonianze, che in tanti punti secondari, letterari o storici, a volte non coincidono e presentano delle discrepanze. Celso, Porfirio e altri intellettuali di alto livello, si sono divertiti a scovare tutto quello che in un Vangelo, rispetto ad un altro, poteva considerarsi contraddizione o disarmonia. Perché allora l’esistenza di queste quattro testimonianze che hanno anche creato difficoltà al cammino della fede e della teologia? La risposta che si può tentare è questa: il mistero di Cristo non è esaurito da una sola angolatura ed è necessario un coro a più voci: Matteo presenta il Messia davidico, Marco il Figlio di Dio, Luca il Figlio dell’uomo, Giovanni il Verbo eterno.All’interno del discorso lucano ci sono alcune linee teologiche che si affiancano all’affermazione cristologica di fondo della vera umanità di Cristo. Una prima linea teologica è la predilezione per i poveri. Luca ha per i poveri una forma di solidarietà e di compartecipazione; nel discorso della montagna, mentre Matteo dice “Beati i poveri in spirito”, Luca ha semplicemente “Beati voi, poveri”, omettendo la specificazione matteana. Luca considera insomma la povertà come una condizione che attira la benedizione di Dio. Cristo, infatti, è rappresentato spesso nell’atto di chinarsi sulle sofferenze umane, sull’emarginazione e sulla povertà. In Luca 4 Gesù inaugura il suo ministero pubblico nella sinagoga di Nazaret leggendo il brano di Isaia 61: “Mi ha mandato ad annunciare la lieta novella ai poveri” (v.18). I poveri sono quindi i primi destinatari di questa notizia che riempie di gioia l’umanità.Un secondo tema teologico è la preghiera. Luca mette in evidenza innanzitutto la preghiera di Cristo, che è collegata inseparabilmente alla dimensione umana del figlio di Dio, il quale, proprio in quanto uomo, non ritiene di poterne fare a meno. Luca sottolinea che la preghiera segna tutti i momenti più importanti e tutti gli eventi più cruciali del ministero pubblico di Cristo. Solo Luca fa notare che Gesù sta pregando, mentre riceve il battesimo (cfr Lc 3,21), che certe volte Cristo avvertiva l’urgenza della preghiera al punto tale da sottrarsi perfino al suo ministero pubblico. In Luca 5,15-16 si legge: “La sua fama si diffondeva ancor più; folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro infermità.Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare”. Ci sono dei momenti in cui Cristo si sottrae perfino alle due uniche cose per le quali si era fatto uomo: annunciare il Regno di Dio e guarire gli infermi e gli ossessi. Solo Luca ci dice che Gesù, prima di scegliere i Dodici, ha pregato tutta la notte (cfr Lc 6,12), e che si trasfigurò sul monte mentre pregava (cfr Lc 9,29). E’ nel contesto della preghiera che il volto di Cristo comincia a brillare, ed è questo profondo contatto con il Padre che fa splendere il suo volto e le sue vesti.Un altro tema teologico è la misericordia con cui Dio salva l’uomo, e lo salva non per un diritto fondato sui meriti personali, ma esclusivamente perché l’uomo si è aperto a Cristo e lo ha accolto nella fede come suo Salvatore personale. Questa teologia della salvezza è la stessa che Paolo presenta nella lettera ai Romani e nella lettera ai Galati. Al capitolo 15 Luca riporta le parabole della misericordia, disposte in una maniera molto significativa: la dracma perduta e la pecorella smarrita; sono infatti parallele alle due parti della parabola del figliol prodigo. Sia la moneta che la pecora si perdono, ma la moneta si perde dentro la casa e la pecora si perde fuori, così come i due figli di quell’uomo dalla grande statura morale si perdono entrambi, uno allontanandosi e uno rimanendo a casa, con la differenza che quest’ultimo non si recupera, mentre si recupera quello che torna. La paternità di Dio relativizza le opere umane, sempre insufficienti a conseguire la salvezza, che non può essere intesa né ottenuta in una linea di perfezione legale ma solo in quella della indeducibilità del dono. Il vertice di questa teologia viene raggiunto da un dialogo, che solo Luca riporta, tra il Cristo morente e il ladrone crocifisso accanto a Lui. La salvezza che viene garantita a questo ladro, è una salvezza che non può venire dalle opere di prima, che non c’erano, ma non può venire neppure dalle opere che lui potrebbe promettere di compiere, perché le sue mani inchiodate, glielo vietano per sempre; eppure all’espressione “Ricordati di me quando sarai nel tuo Regno”, Cristo risponde: ”Oggi sarai con me in Paradiso” (Lc 23,39-43). Questo ladro, nell’orizzonte della teologia della salvezza, ha la stessa posizione di Abramo il quale, in virtù di un atto di fede – quello che gli permette di offrire in olocausto il figlio della promessa, che sul monte verrà sostituito dall’ariete - viene accolto da Dio come se quell’atto di fede fosse un’opera.Infine, un tema teologico di grande importanza per Luca è l’opera dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo presiede e mette in moto la vita umana di Cristo e la vita storica della Chiesa. C’è un perfetto parallelismo tra Cristo e la Chiesa: il ministero pubblico di Gesù e l’inizio della vita della Chiesa, prendono entrambi le mosse da un battesimo nello Spirito. Cristo viene battezzato nel Giordano e lo Spirito si posa su di Lui; la Chiesa, nel giorno di Pentecoste, viene battezzata nello Spirito e comincia il suo ministero nel mondo, prolungando il ministero di annuncio e di liberazione del Maestro. Da questi due momenti fondanti ha inizio la testimonianza della venuta del Regno; per Cristo e per la Chiesa è lo Spirito che conferma la parola, e lo fa con segni e prodigi, con guarigioni ed esorcismi che accompagnano tutto il ministero pubblico di Gesù e accompagneranno anche il ministero pubblico della Chiesa fino alla fine dei tempi. Lo Spirito confermerà la Parola con i suoi segni, sarà sorgente di una gioia e di una esultanza che non è intaccata o diminuita neppure dall’odio e dalle persecuzioni del mondo, come vedremo negli Atti degli Apostoli.

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