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Il terzo Vangelo è l’unico che si apre con un’introduzione, nella quale l’autore specifica il metodo: la stesura del Vangelo è preceduta da “ricerche accurate” (Lc 1,3). Luca non era tra i Dodici, e molte cose può scriverle solo in quanto le ha udite dai testimoni oculari. Egli era comunque presente ai viaggi di Paolo, come si vede dagli Atti degli Apostoli, libro da lui scritto con l’intenzione di prolungare il racconto del suo Vangelo, mostrando come il ministero di Gesù viene portato avanti dalla Chiesa nella forza dello Spirito.Luca era originario di Antiochia, e faceva parte della comunità cristiana di questa città, la stessa comunità nella quale si era formato l’Apostolo Paolo, e dalla quale Paolo e Barnaba erano partiti per l’evangelizzazione del mondo greco. Luca proviene perciò da una comunità che nella prima generazione ha avuto un ruolo teologico e pastorale di grande importanza. Luca, come abbiamo osservato, non era un Apostolo e non aveva partecipato personalmente al periodo dell’evangelizzazione di Cristo, nei suoi anni di vita pubblica. Per questo motivo, prima di scrivere il Vangelo, preferisce fare un lavoro sulle fonti, accertarsi delle cose che scrive mediante la consultazione di quelli che ne furono testimoni o che scrissero prima di lui. Nel prologo, infatti, si esprime in questi termini: “Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra noi, come ce li hanno trasmessi coloro che furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato… (Lc 1,13). Il Vangelo di Luca fonda allora la sua affidabilità su ricerche accurate.Dal punto di vista narrativo, il testo replica la stessa struttura di Marco che considera un itinerario geografico dalla Galilea alla Giudea: il ministero di Cristo ha inizio in Galilea, poi si ha il viaggio del gruppo apostolico verso la Giudea, poi la loro sosta a Gerusalemme e infine, durante la pasqua ebraica, la morte di croce e la risurrezione. Questa è la struttura fondamentale della catechesi petrina, cioè dell’annuncio tenuto da Pietro a Roma, che Marco ha registrato e che è poi diventato la base dei Vangelo di Matteo e di Luca. Rispetto agli altri evangelisti, Luca mostra un particolare interesse per la storia. All’inizio del suo Vangelo, infatti, quando deve contestualizzare la nascita di Cristo lo fa come uno storico del suo tempo: “In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse un censimento su tutta la terra” (Lc 2,1). Anche in altri punti, così come gli storici del suo tempo, è solito inquadrare storicamente l’evento che racconta, indicando il nome del monarca o del governatore in carica: “Al tempo di Erode, re della Giudea…” (Lc 1,5); “In quei giorni, u decreto di Cesare Augusto… Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirino…” (Lc 2,1-2); “Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea…” (Lc 3,1).Dal modo di scrivere di Luca, traspare un animo estremamente sensibile, sia dal punto di vista umano sia dal punto di vista religioso. Il Luca scrittore è solito omettere, nei suoi racconti, tutti quei particolari che in qualche modo possono essere fraintesi o che possono intaccare la dignità di Gesù e dei Dodici. Nel confronto con Marco, si vede chiaramente come Luca omette sempre ciò che, in qualche maniera, potrebbe offuscare, agli occhi di un lettore ipercritico, la figura di Cristo. In Marco 3,20 si legge, per esempio, che i parenti di Gesù ad un certo punto vanno a cercarlo perché pensano che è impazzito, Luca invece omette questo particolare disdicevole. In Marco 13,32 Gesù afferma di non conoscere il giorno e l’ora del suo ritorno nella gloria, mentre il passo parallelo di Luca omette anche questo. Nel racconto della Passione, Luca non dice che i soldati gli hanno sputato addosso. Inoltre, sfuma sistematicamente tutti quei passi in cui traspaiono i sentimenti umani di Gesù, le sue emozioni, i suoi momenti di commozione e di indignazione (ciò è evidente confrontando i seguenti brani: Mc 1,41 con Lc 5,13; Mc 1,43 con Lc 5,14; Mc 3,5 con Lc 6,8; Mc 9,36 con Lc 9,37; Mc 10,14 con Lc 18,16).Anche verso i Dodici Luca è molto delicato: evita di mettere in evidenza quei particolari che ne rivelano l’umanità, la debolezza, le zone d’ombra e i peccati, e in generale omette tutto ciò che li può mettere in cattiva luce agli occhi del lettore. Non riporta, ad esempio, l’opposizione di Pietro alla prospettiva della morte di croce, che Gesù annuncia a Cesarea di Filippo e attenua tutti quei brani in cui Gesù li rimprovera per la loro incapacità di capirlo; soprattutto non ci dice che i Dodici, nel momento della cattura di Gesù, sono fuggiti tutti lasciandolo solo.

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