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Il
vangelo di Marco dà un suo annuncio sui contenuti della speranza e risponde
alla domanda “che cosa possiamo sperare?”, “che cosa la comunità cristiana
può attendersi dal futuro?”. Marco risponde innanzitutto con l’affermazione
della presenza del Regno. Infatti Gesù, all’inizio della sua predicazione,
presenta un enunciato molto chiaro a proposito del Regno di Dio: “Il
tempo è compiuto, e il Regno di Dio è vicino” (1,14). Quindi, la
prima consapevolezza sul futuro della comunità cristiana che si specchia
nel vangelo di Marco, è che i tempi si sono accorciati, che il compimento
del Regno è ormai alle porte.Il
vangelo di Marco riflette quell’atteggiamento della primissima generazione
per la quale il ritorno di Cristo doveva essere atteso nel giro di pochi
anni, e alcuni, compreso l’apostolo Paolo, ritenevano che Cristo sarebbe
ritornato prima ancora della loro morte (cfr. 1 Ts 4,15). Ma Cristo,
annunciando la vicinanza, del Regno voleva dire anche un’altra cosa:
la sua presenza personale in mezzo ai discepoli è già il germe del Regno,
un Regno che non è ancora completamente instaurato ma che, come un seme
posto nella terra, possiede dentro di sé tutta la potenza del suo sviluppo
successivo. In questo senso, i discepoli, nel vangelo di Marco sperimentano
anticipatamente quello che è il seme messianico del Regno di Dio: stare
con Lui è un’esperienza anticipata del Regno anche se lo è solo in modo
embrionale. Il Regno, quindi, non è una pura speranza di ciò che non
è ancora subentrato ma è già un dono posseduto in germe dai discepoli,
poiché la presenza di Cristo li introduce fin da ora in una esperienza
anticipata della comunione trinitaria che sarà piena e totale quando
il Regno di Cristo sarà instaurato totalmente. Marco, però, sottolinea
pure che il Regno è una realtà che deve venire; sì, è già presente nella
vicinanza personale di Cristo, ma deve ancora venire perché deve ancora
compiersi.La condizione basilare
per entrare in questo Regno è l’accoglienza della Signoria di Dio come
bambini, poiché il Regno di Dio ai piccoli è promesso senza alcuna riserva.
In 10,13-15 leggiamo: “Gli presentavano
dei bambini perché li accarezzasse ma i discepoli li sgridavano. Gesù
al vedere questo si indignò e disse loro: lasciate che i bambini vengano
a me e non glielo impedite perché a chi è come loro appartiene il Regno
di Dio; in verità vi dico chi non accoglie il Regno di Dio come un bambino
non entrerà in esso”.Dunque
il Regno di Dio è già presente, e tuttavia deve venire; certamente chi
lo accoglie come un bambino vi entrerà.A
questo Regno, sotto l’aspetto del suo compimento escatologico, Marco,
dedica il capitolo tredicesimo. La prima cosa che Marco fa intendere
è che non è possibile prevedere in termini di calendario il giorno e
l’ora precisa del compimento definitivo; tuttavia, nello stesso tempo,
è possibile percepirlo in anticipo, e conoscere così la sua vicinanza,
mediante la lettura dei segni dei tempi. Gesù rimprovera i suoi contemporanei
per il fatto che sanno distinguere molto bene i segni atmosferici, prevedendo
in anticipo che tempo farà, ma non sanno leggere i segni dei tempi (cfr.
Lc 12,54-56).I discepoli, pongono
a Gesù una domanda sulla fine: “Dicci quando accadrà questo e quale
sarà il segno che tutte queste cose stanno per compiersi?” (v. 4); Gesù
risponde, offrendo una serie che di segni che devono essere scrutati
dalla comunità cristiana sia nell’ordine della natura che in quello
della storia; ciò significa che, se la fine in senso assoluto non è
affatto prevedibile, si possono nondimeno individuare i segni premonitori
che si verificheranno come preludio di essa. Uno di questi segni che
preluderanno al suo ritorno è il dilagare della falsa profezia “Molti
verranno in mio nome dicendo sono io, e inganneranno molti” (v.
6), ossia l’annuncio di un vangelo falsificato; questo evidentemente
avverrà all’interno della Chiesa, mentre, all’esterno della Chiesa,
Gesù parla di sollevamenti di regno contro regno, di terremoti e carestie.
C’è un altro segno che preluderà la fine ed è la persecuzione contro
la Chiesa; Gesù in 13,9 dice: “Badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle
sinagoghe, comparirete davanti ai governatori e re a causa mia per rendere
testimonianza davanti a loro”. Qui Gesù sta parlando delle persecuzioni
che la Chiesa ha subito durante i primi trecento anni, oppure sta parlando
di uno di quei segni dei tempi particolarmente forti, da cui la comunità
cristiana potrà dedurre che il tempo della fine è alle porte? Per rispondere
a questa domanda preferiamo riferirci al Catechismo della Chiesa Cattolica, secondo cui, lo scatenamento delle
forze del male contro la Chiesa, sarà uno dei segni della fine. Al numero
675 si legge: “Prima
della venuta di Cristo la
Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede
di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio
sulla terra svelerà il mistero d’iniquità sotto la forma di un’impostura,
la massima impostura è quella dell’anticristo. La Chiesa, non entrerà
nella gloria del Regno che attraverso quest’ultima Pasqua nella quale
seguirà il suo Signore nella sua morte e Risurrezione, il Regno non
si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa secondo
un processo ascendente ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi
ultimo del male che farà discendere dal cielo la sua sposa. Il trionfo
di Dio sulla vittoria del male prenderà la forma dell’ultimo giudizio
dopo l’ultimo movimento cosmico di questo mondo che passa”.
Il catechismo della Chiesa cattolica,
riprende l’idea della lettura dei segni premonitori della fine che il
vangelo di Marco offre alla comunità cristiana, perché sapendo leggere
la storia possa giungere meno impreparato alle prove che la Chiesa dovrà
attraversare nel suo cammino storico verso il compimento escatologico.
La Chiesa non si attende un cammino storico in cui si espanderà sempre
di più fio a coincidere col Regno, ma al contrario si attende di attraversare
un’ultima Pasqua, prima di celebrare le nozze con lo Sposo. Il punto
di arrivo del capitolo 13 di Marco è il ritorno del Figlio dell’uomo
sulle nubi come colui che viene a radunare i suoi.Il
discorso si conclude con un invito alla vigilanza, che non riguarda
solamente la minaccia del peccato e della tentazione a livello individuale;
esiste infatti una minaccia più grande, davanti a cui bisogna aprire
gli occhi, e consiste nello spirito dell’iniquità e nella falsificazione
della profezia all’interno della comunità cristiana. In questo senso,
l’invito alla vigilanza, è un invito alla lettura dei segni dei tempi,
è u invito ad aprire gli occhi sulle molteplici falsificazioni del bene,
che sono i mille volti dell’anticristo, mettendo in guardia la comunità
cristiana circa la strategia di satana, che non l’affronta come un nemico
esterno ma come un seduttore interno, che si infiltra e che falsifica
la verità dell’esperienza religiosa.
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