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Marco ha sistemato i contenuti del suo vangelo, svelando una teologia ben precisa, secondo cui la rivelazione di Gesù Cristo, nella sua divina identità, non avviene in maniera improvvisa e simultanea dinanzi agli occhi dei discepoli, ma si verifica attraverso un cammino graduale. Infatti, nei primi otto capitoli c’è un accumulo di espressioni che descrivono l’incomprensione dei discepoli verso Cristo. Davanti alle sue opere e alle sue parole, i discepoli spesso lo fraintendono o gli pongono delle domande, poiché non hanno capito la sua dottrina. In questa prima parte notiamo pure il fatto che Gesù, tutte le volte che compie un miracolo, impone il silenzio, come se non volesse che la cosa si divulghi. In questi primi otto capitoli, Gesù intende annunciare il Regno di Dio, ma vuole rimanere nell’ombra, mantenendo la sua personalità circondata da un certo riserbo. Soltanto nella seconda parte (cc. 8-16), l’annuncio di Gesù si sposta dal tema del Regno alla sua identità attraverso quella famosa domanda posta ai suoi discepoli nei dintorni di Cesarea di Filippo “Chi dice la gente che io sia?” (8,27). E’ all’interno del gruppo apostolico che l’identità di Gesù inizia a svelarsi, e nel momento in cui si svela i discepoli si rendono conto che il mistero della croce non si può separare dalla sua identità, né è possibile capire il mistero di Cristo senza la parola della croce.

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