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Matteo
scrive in una maniera molto particolare il suo vangelo. Mentre Marco
segue una narrazione che descrive i movimenti di Gesù dalla Galilea
alla Giudea, fino a Gerusalemme, dove celebra la sua ultima Pasqua,
Matteo, pur mantenendo nella propria narrazione questo medesimo itinerario,
vi colloca però cinque grandi discorsi del Maestro, assenti in Marco.
Il vangelo Marco non riporta dei veri e propri discorsi di Gesù ma delle
frasi, dei brevi enunciati oppure qualche similitudine o parabola. In
Matteo, invece, si avverte la preoccupazione di riportare anche i contenuti
dell’insegnamento di Gesù; ne risulta un’opera senz’altro molto ordinata,
e proprio per questo è stato il vangelo più utilizzato nella storia
della Chiesa per la iniziazione dei catecumeni. Il testo riflette la
formazione dell’autore, Matteo era un esattore delle tasse, quindi un
personaggio abituato all’ordine e alla precisione dei registri contabili;
tutto ciò è evidente nella sua esposizione.L’unico
tema del testo di Matteo è il Regno
di Dio. Il Regno è una realtà futura, ma è anche una realtà presente,
poiché esso ha inizio con la presenza fisica di Gesù nel mondo. Tra
i discorsi di Gesù, Matteo colloca i racconti di miracoli o le dispute
tra Gesù e i farisei. Tutto questo avviene comunque secondo uno schema
narrativo in linea di massima uguale a quello di Marco e di Luca: Gesù,
dopo aver predicato nella Galilea, compie un viaggio verso il sud della
Palestina; in occasione della Pasqua giunge a Gerusalemme, dove si compie
il mistero di Passione, Morte e Risurrezione.
Il primo grande discorso riguarda il discepolato e si comprende i capitoli
5-7; questi tre capitoli vanno sotto il nome tradizionale di “Discorso
della montagna”. Il discepolato cristiano si distingue da quello giudaico,
di stampo rabbinico: Gesù enuncia una nuova legge che non abolisce quella
mosaica, ma la reinterpreta alla luce dell’interiorità umana. In questo
modo, le esigenze del Decalogo, che nella loro formulazione sembrano
legate ad azioni, o gesti materiali, che l’uomo compie fuori di sé (non
uccidere, non commettere adulterio, non rubare, ecc), vengono trasferite
dall’esterno all’interno; adesso non c’è più soltanto la responsabilità
morale di chi ha materialmente compiuto un omicidio, ma ogni atto compiuto
contro la dignità della persona umana, per Gesù, è già un omicidio condannato
dal Decalogo. Così anche l’adulterio, che la legge di Mosè concepisce
in termini esteriori – ossia: per Mosè è adultero colui che ha rapporti
sessuali con una donna che non è la propria moglie –, per Gesù, è già
commesso nel cuore quando lo sguardo concupiscente intorbida l’interiorità
umana e la rende impura. Ciò significa che se era già difficile osservare
la legge di Mosè, adesso, nella chiave proposta da Cristo, l’osservanza
del Decalogo diventa addirittura impossibile. D’ora in poi, infatti,
la perfezione umana si deve misurare sulla perfezione del Padre: “Siate perfetti come è perfetto
il Padre” (Mt 5,48). In questo
ambito, le forze umane sono del tutto insufficienti a raggiungere queste
altezze. Sarà il dono dello Spirito a compiere il più grande dei miracoli
del cristianesimo: la santificazione della persona.Il
secondo blocco tematico è costituito dal capitolo 10. In questo capitolo
Gesù dà agli Apostoli il mandato missionario, insieme al potere di scacciare
gli spiriti immondi e di guarire le malattie; tale potere si trasferisce
ai successori degli Apostoli: alla Chiesa. Per tale motivo, la comunità
cristiana, è un luogo di guarigione e di liberazione, e qualora non
lo fosse è segno che essa stessa è malata, ossia non sufficientemente
sottomessa alla Signoria di Cristo.Nel contesto del discorso missionario,
il Signore ha anche svelato ai suoi discepoli un grande mistero: la
Parola di Dio non è amata né ascoltata da una parte dell’umanità; Egli
non ha nascosto loro che la testimonianza resa al Vangelo, spesso cade
nel vuoto e nell’indifferenza (cfr 10,11-15), quando non è addirittura
oggetto di ostilità e di persecuzione (cfr 10,16ss). In sintesi, il
secondo discorso di Gesù riguarda la comunità cristiana come comunità
missionaria, una comunità che ha il potere sugli spiriti immondi e sulle
malattie, ma ha anche la responsabilità non piccola e non facile di
annunciare all’umanità il messaggio di salvezza.Il
capitolo 13, terzo blocco, racchiude le parabole di Gesù. E’ preceduto
dai capitoli 11 e 12 che sono una premessa alle parabole. Questi capitoli
presentano alcuni punti chiave:Il
Regno di Dio è stranamente rifiutato dal mondo, ma è accolto da chi
è capace di farsi piccolo come un bambino (cfr 11,25).
Il rifiuto
di Israele è messo in relazione alla vicenda di Giona (cfr 12,38ss):
il Regno di Dio viene rivelato in primo luogo a Israele, ma Israele
si chiuderà e non avrà nessun segno, se non quello di Giona. Chi
accetta di entrare nel Regno si trova inserito in un nuovo tipo di rapporti,
che superano di gran lunga quelli della parentela umana, e inseriscono
dentro la parentela con Cristo tutti quelli che ubbidiscono al Padre.Nel
capitolo18, quarto blocco tematico, Matteo ha racchiuso tutto quello
che riguarda l’insegnamento di Gesù sulla Chiesa: lo stile di vita ispirato
dall’amore verso gli altri e dal rigore verso se stessi, la preghiera
comunitaria infallibilmente ascoltata da Dio, la correzione fraterna,
l’atteggiamento da tenere verso i peccatori. La comunità radunata intorno
al Cristo Risorto è fatta di uomini, in cammino di conversione e non
ancora perfetti, una comunità che ha bisogno anche di indicazioni pratiche
sulla convivenza e sul modo di affrontare le situazioni di difficoltà.Il
quinto e ultimo discorso di Gesù abbraccia i capitoli 24 e 25. Il tema
è sempre quello del Regno, però questa volta si tratta del Regno inteso
nel suo compimento finale; questi capitoli formano insomma un lungo
discorso di carattere pronunciatamente escatologico. Gesù parla della
fine di Gerusalemme, che storicamente avverrà nel 70 d.C., ma è chiaro
che, parlando di questa, Egli parla anche della fine del mondo, come
in due quadri sovrapposti. Nella fine di Gerusalemme c’è l’immagine
della fine della Chiesa, che concluderà il suo cammino storico, come
ci ricorda il Catechismo della
Chiesa Cattolica,
con la persecuzione e la morte. La Chiesa seguirà quindi il suo Signore
nell’ultima Pasqua; allora ci sarà una tribolazione mai esistita, insieme
all’abominio della desolazione, ossia lo spirito dell’Anticristo, che
sarà introdotto nel luogo santo. L’abominio della desolazione sarà innalzato
sull’ala del tempio quando nella Chiesa si perderà completamente la
fede, e si continuerà a fare ciò che si è sempre fatto, ma con movimenti
senza anima e con gesti abitudinari. L’abominio della desolazione innalzato
nel tempio è questo: lo spirito dell’Anticristo produrrà un apparato
religioso impeccabile ma senza vita. Questo fatto preluderà all’ultimo
scatenarsi delle forze del male. La Chiesa soccomberà per poi risorgere
e celebrare le nozze con il suo Signore.
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