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Ai vv. 19-20 viene ricordata alla comunità cristiana quanto sia grande la potenza della preghiera unanime, e come ciò sia il solo vero mezzo di salvezza e di liberazione in circostanze pesantemente difficili. La comunità cristiana non deve né trascurare né sottovalutare l’umile mezzo della preghiera, a cui Dio stesso ha voluto collegare grandi benefici. La promessa di Cristo sembra addirittura vertiginosa: “Se due di voi si accorderanno sopra la terra per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà” (v. 19). L’immagine di due che si accordano per chiedere qualcosa a Dio è la rappresentazione della comunità cristiana nel suo porsi davanti a Dio con un solo cuore. Questa unanimità e questa preghiera che si innalza nella perfetta comunione è ascoltata infallibilmente dal Padre. Tra le righe è possibile leggere l’invito a istituire in ogni comunità cristiana un gruppo di intercessione, che abbia l’unico ministero di intercedere per i bisogni della comunità, del territorio e della Chiesa stessa. Ci sono infatti alcune povertà a cui la comunità cristiana risponde con l’assistenzialismo, ma ci sono altre povertà non materiali a cui si risponde solo con la preghiera di intercessione, con la preghiera di guarigione e con la preghiera di liberazione.Gli Atti degli Apostoli sono una testimonianza molto forte di questa verità. Il testo lucano degli Atti, nel presentare la prima comunità cristiana, fa notare come tutte le esperienze più forti di liberazione e di manifestazione della gloria di Dio si siano verificate in concomitanza con la preghiera della comunità. La prima comunità cristiana è innanzitutto una comunità orante. Fin dall’inizio, anche prima dell’effusione dello Spirito. Anzi, proprio l’effusione dello Spirito a Pentecoste ha luogo mentre “si trovavano tutti insieme nello stesso luogo” (At 2,1). Era ovviamente una riunione di preghiera. Non poteva lo Spirito effondersi se non nel contesto della preghiera, come avvenne per Gesù: “ricevuto anche Lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di Lui lo Spirito Santo” (Lc 3,21-22). Dopo il giorno di Pentecoste, la comunità cristiana si accresce rapidamente e iniziano le ostilità e le persecuzioni del Sinedrio. Gli Apostoli Pietro e Giovanni vengono minacciati (cfr. At 4,21) e tutta la comunità si raduna in preghiera: “quand’ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono pieni di Spirito Santo e annunziavano la Parola di Dio con franchezza” (At 4,31). In maniera analoga, certe svolte che si riveleranno fondamentali per la vita della Chiesa, prendono impulso da qualcosa che accade durante la preghiera della comunità; è ciò che si verifica, per esempio, nella comunità cristiana di Antiochia: “Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: riservate per me Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati” (At 13,2). Quest’opera di Barnaba e, soprattutto, di Paolo è la fondazione delle Chiese di lingua greca e l’inserimento dei non circoncisi nella comunità messianica.Anche la liberazione miracolosa di Pietro dalla prigione è in buona parte opera della preghiera della comunità cristiana: “Il re Erode… lo gettò in prigione… consegnandolo a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno… mentre una preghiera saliva a Dio incessantemente dalla Chiesa per lui” (At 12,1.4-5). Così accade anche a Paolo e Silvano, prigionieri a Filippi, i quali, verso mezzanotte “cantavano inni a Dio, mentre i carcerati stavano ad ascoltarli. D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito tutte le porte si aprirono e si sciolsero le catene di tutti” (At 16,25-26).

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