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Nella Bibbia, una delle caratteristiche dell’uomo giusto è la sofferenza dovuta al male che egli vede intorno a sé. Ne abbiamo una toccante testimonianza nel libro del profeta Abacuc: “Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti… Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione?… L’empio infatti raggira il giusto e il giudizio ne esce stravolto” (1,2-4). E più avanti: “Guai a chi costruisce una città sul sangue e fonda un castello sull’iniquità” (2,12). La seconda lettera di Pietro dice che Dio “liberò il giusto Lot, angustiato dal comportamento immorale di quegli scellerati. Quel giusto, infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno” (2,7-8).

L’uomo giusto è in sostanza accompagnato sempre da questa spina nel fianco: il fatto di essere spettatore del trionfo dell’ingiustizia e il più delle volte perfino impotente a fare qualcosa. Nelle parole di Cristo, traspare il carattere perenne dell’ingiustizia del mondo: parlando a tutti gli uomini giusti di tutte le generazioni, Egli dà per scontato che essi debbano soffrire in ogni secolo, perché l’ingiustizia non sarà mai sradicata dalla società degli uomini attraverso le riforme. E in ogni parte della terra avrà regolarmente la prevalenza sulla giustizia. Semmai, sarà Dio a stabilire una giustizia definitiva quando questo cielo e questa terra saranno passati. Proprio questo è l’anelito della seconda lettera di Pietro: “Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c’è in essa sarà distrutta… E poi, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2 Pt 3,10.13). Cristo infatti promette giustizia a quelli che soffrono nel vedere il dilagare del male intorno a sé, e lo fa nella qualità di Re del Regno che viene. Il futuro grammaticale “saranno saziati” allude al futuro esistenziale dell’instaurazione del suo Regno che nel tempo attuale è presente solo in germe. In altre parole, il Re del Regno futuro non lascerà sospese le pendenze della giustizia e restaurerà tutti gli equilibri turbati da una storia umana fatta di soprusi, guerre, conquiste, genocidi, pulizie etniche, ingiustizie sociali e individuali. Ma fino a quel momento, è richiesta ai discepoli una grande capacità di fede, di sopportazione, di sofferenza, di attesa, di pazienza, di perdono (cfr. Mt 13,24-30). Anche qui il discepolo è invitato non ad applicare una regola di buon comportamento, ma ad imitare Cristo che “rimetteva la sua causa a Colui che giudica con giustizia” (1 Pt 2,23).

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