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La riconciliazione e la pacificazione rappresentano delle attività specifiche del Figlio e sono anche gli obiettivi prioritari nella sua missione terrena. E’ quindi logico che Dio consideri suoi figli coloro che portano avanti nel mondo la medesima opera del Figlio. Da questo punto di vista si direbbe che la possibilità di entrare nella Paternità di Dio sia data dalla disponibilità personale a consegnarsi per la causa della pace. L’Apostolo Paolo sottolinea a più riprese il fatto che Dio è il datore della pace: “Il Dio della pace sia con tutti voi” (Rm 15,32); “La pace di Dio custodirà i vostri cuori” (Fil 4,7); perciò, il Vangelo stesso è innanzitutto annuncio di pace: “… avendo come calzatura lo zelo per propagare il Vangelo della pace” (Ef 6,15). La pacificazione è dunque l’opera principale di Dio in Cristo, nel quale il Padre ha riconciliato il mondo a Sé (cfr. 2 Cor 5,18 e Col 1,20). Tutti quelli che vi aderiscono, sono figli di Dio, e tutti coloro che sono entrati nella Paternità di Dio, si riconoscono in base a questa caratteristica inconfondibile di pacificatori. Naturalmente, qui va ricordato quanto detto a proposito della beatitudine dei misericordiosi: non si tratta di vivere in pace con tutti, a tutti i costi; infatti, non possiamo impedire a nessuno di odiarci senza ragione. Anzi, essere odiati senza motivo è un segno evangelico molto consolante (cfr. Mt 5,11-12 e Lc 6,26). L’opera di pace portata avanti nel mondo dai figli di Dio è identica a quella del Figlio: essa si esprime innanzitutto nell’offerta della propria vita e della propria preghiera di intercessione per tutti gli uomini, e nella capacità di accettare e accogliere tutti nel proprio cuore così come sono.
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