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Per comprendere il discepolato di Maria è in primo luogo necessario comprendere la sua personalità femminile. I Vangeli ci offrono pochi indizi, è vero, ma non insufficienti a ricostruire il profilo di Maria e il suo modo nuovo e originale di entrare in relazione con Dio e col prossimo. Conoscere Maria, significa anche debellare alcuni pregiudizi sul discepolato cristiano, primo dei quali l’atteggiamento della passività. Si pensa erroneamente che per essere cristiani occorra essere passivi e remissivi davanti a tutto: davanti alla vita, davanti alle circostanze, davanti ai violenti, davanti alle molteplici manifestazioni della volontà di Dio. Si pensa soprattutto che la passività e la remissività abbiano caratterizzato in tutto e per tutto la vita della Madre di Cristo. Ma occorre leggere attentamente i Vangeli per verificare che ciò non è vero. L’ubbidienza di Maria è una virtù, e come tale non procede dalla debolezza o dalla passività, bensì da una personalità forte e illuminata. Le virtù evangeliche, infatti, come pure le virtù umane, non possono esistere nelle personalità di piccola taglia. Riprendiamo l’esame dei Vangeli per cogliere i tratti salienti della femminilità di Maria, rinnovata nella luce del discepolato. Cominciamo dall’atteggiamento di Lei nei confronti dell’annuncio angelico circa la sua maternità verginale (cfr. Lc 1,26-38). Non c’è nulla di passivo nel suo atteggiamento verso la Parola che Dio le rivelava mediante l’arcangelo. Nel racconto lucano dell’annunciazione si vede come Maria ha una intuizione pronta e una comprensione rapida di ciò che l’angelo le sta dicendo; non somiglia affatto a coloro che, parlando – poniamo – con un personaggio importante o autorevole, bloccati dalla timidezza, pensano alle cose che sarebbe opportuno dire solo dopo che la conversazione è finita. Nel momento stesso in cui l’angelo parla, Maria coglie le implicanze e le conseguenze delle sue parole; e perciò chiede subito di appianare quelle che per Lei sono delle grosse incongruenze. Dopo, sarebbe stato troppo tardi. Fin dai primi istanti dell’apparizione celeste, Maria “si domandava che senso avesse un tale saluto” (Lc 1,29). Il suo atteggiamento è quindi tutt’altro che passivo, così come la sua intelligenza tutt’altro che inerte. Anche qui Maria non somiglia affatto a un’altra categoria di persone, che è rappresentata da coloro i quali, ascoltando la Parola di Dio, restano indifferenti a ciò che non capiscono (non parliamo neppure di quelli che restano indifferenti anche a ciò che capiscono), né sentono il bisogno di chiedere ulteriori spiegazioni; dinanzi alla Parola di Dio che si rivela attraverso un mediatore celeste, Maria mette in moto tutte le sue energie intellettuali per capire. Né si vergogna di chiedere ulteriori spiegazioni. L’angelo le annuncia la sua maternità verginale, rispondendo innanzitutto alla domanda che Maria aveva posto a se stessa: il senso di quel saluto. Ella si domandava per quale ragione l’angelo l’avesse chiamata “piena di grazia” anziché chiamarla col suo nome anagrafico. L’appellativo “piena di grazia” è d’ora in poi il suo nome nuovo. La caratteristica principale della sua vocazione cristiana è quella di avere “trovato grazia presso Dio” (Lc 1,30). Ma non per i suoi meriti personali. L’espressione “piena di grazia”, nella forma greca usata da Luca (kecharitomene), significa più precisamente “riempita di grazia”, alludendo implicitamente al primato di Colui che riempie e all’accoglienza di colei che è riempita.Nonostante la spiegazione dell’angelo, riportata ai vv. 30-33, Maria chiede ancora: “Come è possibile? Non conosco uomo” (Lc 1,34). Occorre comprendere bene la natura della domanda di Maria. Anche Zaccaria pone una domanda simile all’angelo Gabriele, che gli annunciava la nascita del Battista: “Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie avanzata negli anni” (Lc 1,18). Ma dalla risposta dell’angelo si deduce che la natura della domanda di Zaccaria è totalmente diversa, anche se è simile nella forma e nel significato: la domanda di Maria è suggerita dalla fede, mentre quella di Zaccaria è suggerita dallo scetticismo. Per comprendere la diversa natura delle due domande apparentemente simili, quella di Zaccaria e quella di Maria, basta confrontare i contesti prossimi. A Zaccaria, l’angelo dice: “Ecco, sarai muto… perché non hai creduto alle mie parole” (Lc 1,20). Di Maria invece si dice: “Beata colei che ha creduto” (Lc 1,45), mentre l’angelo risponde alla domanda di Lei tanto quanto è possibile in parole umane. Ciò significa che la domanda posta dalla Vergine era una domanda sinceramente posta per sapere e per capire di più, non un’espressione di dubbio, come invece era stata quella di Zaccaria. Tanto più che questi rimane muto fino alla nascita del Battista, Maria, invece, diventa eloquente come non mai, al punto da comunicare lo Spirito con la sua sola presenza (cfr. Lc 1,39-45). Il discepolato di Maria non si esaurisce perciò nella passiva accettazione di tutto ciò che è divino, ma si realizza nella attiva e intelligente accoglienza, sebbene non oltre la misura concessa alla mente umana. Alla domanda “Come è possibile? Non conosco uomo” (Lc 1,34), l’angelo si limita a dire: “Lo Spirito Santo scenderà su di te” (Lc 1,35), ma ciò non è una spiegazione particolareggiata della divina maternità, bensì la richiesta di un atto di fede nello Spirito creatore, a cui nulla è impossibile. Qui l’intelletto di Maria si arresta e non chiede oltre: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). Il suo discepolato è dunque attivo e intelligente, ma non proteso verso la comprensione anticipata di tutto. Lo spazio della fede rimane quindi intatto pur nel giusto lavorio dell’intelligenza.

C’è ancora un altro aspetto della forte personalità di Maria che nei giorni dell’annunciazione viene alla luce. L’evangelista Luca ci dice che Maria “si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda” (Lc 1,39). Prese cioè l’iniziativa di partire, Lei, ragazza appena adolescente, ancora sotto tutela della sua famiglia di origine. Parte per andare ad aiutare Elisabetta nella fase finale della sua gravidanza, assumendosi quindi un impegno di servizio abbastanza gravoso nella casa della sua parente. E ciò per sua iniziativa. Maria è quindi tutt’altro che la classica ragazzina timida e introversa. Al contrario, è una personalità che sconosce la timidezza e non si tira indietro neppure quando il servizio della carità le impone di affrontare viaggi e fatiche. Partì addirittura in fretta. E cosa dire della sua gravidanza in viaggio, senza locali adeguati, e del suo parto, affrontato da sola, con l’unica compagnia, forse non eccessivamente utile, di Giuseppe? E’ vero pure, tuttavia, che il parto di Maria non fu come quello delle altre donne, visto che Gesù non violò, al suo nascere, l’integrità della Madre. Ad ogni modo, fu un momento innegabilmente delicato, ed era sola. Il suo spirito intraprendente e libero da timidezze si manifesta ancora una volta nel ritrovamento di Gesù al Tempio, quando rivolge al Figlio parole accorate, parlando solo Lei sul silenzio di Giuseppe (cfr. Lc 2,41-50). Anche alle nozze di Cana (cfr. Gv 2,1-11) è Lei che prende l’iniziativa, senza accettare passivamente l’incidente inaspettato della mancanza del vino sul più bello della festa, immedesimandosi nella felicità di quella coppia di sposi novelli.

La personalità forte di Maria si rivela però in tutta la sua statura in due momenti cruciali: all’inizio e alla fine del suo ministero materno verso il Gesù storico. All’inizio, quando Giuseppe si accorge della sua strana gravidanza, e alla fine, quando sta sotto la croce del Figlio, senza pronunciare neanche una parola. L’evangelista Matteo, nel raccontare gli eventi anteriori alla nascita di Cristo, si mette dal punto di vista di Giuseppe. Di lui ci fa conoscere perfino i pensieri che lo hanno assalito quando cominciò a manifestarsi la gravidanza di Maria: “Giuseppe suo sposo, che era un giusto, decise di licenziarla in segreto” (Mt 1,19). Queste poche parole dicono molto. Maria non ha svelato nulla a Giuseppe del suo dialogo con l’angelo e della sua elezione a essere Madre di Cristo. Non gli ha svelato nulla neppure quando al buon senso umano sarebbe sembrata opportuna una chiarificazione, ossia quando la mente di Giuseppe viene tempestata dal dubbio di essere stato tradito dalla sua promessa sposa. Il buon senso e la logica umana avrebbero suggerito: “Adesso basta con questo silenzio! Parla e chiarisci tutto a colui che fra non molto sarà tuo marito!”. Qualunque persona umanamente buona avrebbe pensato così.  Eppure Maria agisce diversamente, perché la sua bontà è innalzata al di sopra del livello umano, nel quale sembra che tutto debba risolversi con le parole. Nel livello soprannaturale, in cui si muove la Vergine Maria, la parola umana è resa relativa dalla Parola di Dio: Maria rimane in silenzio per lasciare a Dio tutto lo spazio libero di intervenire. Lo Spirito di Dio che l’ha riempita le ha fatto capire che ci sono delle situazioni di estrema delicatezza e difficoltà, in cui solo l’intervento di Dio può essere risolutivo davvero. Del resto, era Dio ad averla posta in quelle difficili circostanze, e doveva essere Lui a tirarla fuori. La grande statura di Maria si vede non solo nel fatto di aver capito che quella sua situazione così strana - ossia il dubbio di Giuseppe che non riesce a capacitarsi di questa gravidanza, e al tempo stesso il senso di umiliazione di Lei - non poteva risolversi con le parole umane; non è solo qui che emerge la statura di Maria. La sua forza morale, e al tempo stesso la sua fede duramente provata, vengono alla luce nel suo silenzio e nella sua attesa dell’intervento di Dio, che non si verificò in tempi brevi. Talvolta il discepolo è messo in condizione di crescere nella fede mediante il ritardo dell’intervento di Dio. E’ accaduto così a Marta e Maria, quando attendevano l’arrivo del Maestro prima che Lazzaro morisse, sperando in una guarigione come quelle che Gesù aveva operato su tanti malati (cfr. Gv 11). Ebbene, il Maestro arrivò dopo quattro giorni e Lazzaro era già morto e sepolto. Il lamento di Marta non è privo di una venatura di rimprovero: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!” (Gv 11,21). Ma il discepolo sa credere e restare saldo nonostante l’apparente lontananza di Dio. Anche l’Apostolo Paolo sperimenta qualcosa di simile quando, in una imprecisata circostanza viene schiaffeggiato da un inviato si satana: “Per ben tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed Egli mi ha detto: Ti basta la mia grazia!” (2 Cor 12,8-9). Paolo non viene materialmente liberato da questo fastidio, ma gli viene solo garantita la grazia divina, cioè l’approvazione di Dio, che da sola è già tutto.

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